Sicurezza energetica: una priorità massima nell'agenda dell'UE 

Articolo pubblicato il 01 giugno 2015
Articolo pubblicato il 01 giugno 2015

La dipendenza energetica è attualmente uno degli argomenti più caldi dell'agenda dell'Unione Europea. L'Europa è in possesso dei mezzi per porre rimedio a questa situazione?

Otto mesi fa la Commissione Europea ha visto il totale rinnovo della sua struttura. Con la nomina dei nuovi Commissari e del nuovo Presidente del Consiglio Europeo, sono arrivate nuove priorità e un nuovo modo di lavorare. Sono state stabilite le priorità, e se guardiamo più a fondo il programma della Commissione, vediamo subito che le massime priorità sono il Mercato Interno, l'Unione Economica e Monetaria e il Commercio. La priorità massima ora è l'Unione Energetica e il Clima.

In Europa, importiamo oltre la metà della nostra energia, e uno dei più grandi obiettivi per l'UE è di ridurre in maniera significativa la nostra dipendenza dall'importazione. Secondo la Commissione, la diversificazione è la parola chiave quando si parla di fonti di energia e fornitori. Se diversifichiamo, avremo in futuro più sicurezza e stabilità. Il South Stream pipeline project¹ era stato già oggetto di discussione tra l'Unione Europea e i suoi partner, cioè la Russia. Tuttavia, a caua dell'instabilità tra le parti, oltre che per questioni legali, il progetto è stato bloccato.

L'Europa si è affidata al gas della Russia per molti anni. Uno studio realizzato da Deloitte nel 2014 ha mostrato che il 57% delle esportazioni di gas naturale russo è destinato all'Europa Occidentale. L'UE, i Balcani, la Svizzera e la Turchia continuano a dipendere dalla Russia per il 30% dei loro quasi 19 trilioni di piedi cubi di fabbisogno annuale di gas. Stesso discorso per l'Ucraina, che riceve il 60% del suo gas dalla Russia, e oltre la metà dei fornitori russi di gas diretto all'Europa, attraversano questa nazione in attuale conflitto. Allo stesso modo l'Unione Europea dipende dalla russia per il petrolio, come praticamente tutti i paesi europei facenti parte dell'OCSE, che importano il 36% del loro greggio dal paese di Putin (il 44% con liquiti e prodotti raffinati). Conseguentemente, l'economia russa è enormemente dipendente dal petrolio e dall'industria del gas, visto che rappresenta la sua principale fonte di guadagno.

Mentre le relazioni politiche tra la Russia e l'Unione Europea si sono fatte più ostili a causa della guerra in Ucraina, l'Europa deve affrontare lei stessa la caccia a nuovi distributori. Ma è un compito facile? Data la vulnerabilità dell'Europa, i capi dell'energia dell'UE sono andati in visita ufficiale negli stati della regione del Mar Caspio e nel Nord Africa. Difatti, paesi come il Turkmenistan, l'Algeria, l'Iran e l'Iraq sono delle potenziali opzioni come futuri esportatori all'UE. Comunque, la sua instabilità politica ed economica non permette grandi prospettive future. Gli esperti continuano a difendere il gas naturale liquefatto (GNL), sostenendo che sia la migliore soluzione per venire incontro alle necessità dell'Europa.

A caccia di Gas

Maroš Šefčovič, il Commissario in carica dell'Unione Energetica, è andato ad Ashgabat, in Turkmenistan, per discutere la cooperazione energetica insieme ai delegati della Turchia e dell' Azerbaijan. L'intero progetto partirebbe nel 2019, e l'Europa dovrebbe garantire il gasdotto del Sud, che dovrebbe trasportare il gas dall'Azerbaijan, attraverso la Turchia e la Grecia fino all'Italia.

Miguel Arias Cañete, il discusso Commissario per l'Energia e il Clima, si è recato in Nord Africa per incontrare i rappresentanti di Algeria, Marocco ed Egitto, per lanciare la piattaforma energetica Euro-Mediterranea, che ha lo scopo di aumentare la cooperazione tra le due regioni per quanto riguarda il gas, l'elettricità e le fonti di energia rinnovabili, oltre che ad incoraggiare un più attento uso dell'energia.

Ostacoli sul Percorso

Nonostante il Turkmenistan possieda le terze più grandi riserve di gas (dopo la Russia e l'Iran) dei paesi esportatori, si deve ancora costruire un gasdotto, che però ha bisogno dell'approvazione dello status legale del Mar Caspio dopo la caduta dell'Unione Sovietica, allo stesso modo di Russia ed Iran. Seguendo le sanzioni che l'Unione Europea ha imposto sia alla Russia che all'Iran, l'Europa si aspetta di aver ottenuto un patto? Difficilemente. Per non parlare del fatto che questo patto non va propriamente incontro agli interessi di Putin. D'altro canto, la questione circa la reale volontà del Turkmenistan di vendere il proprio gas all'Europa, mentre la Cina sta dalla parte del compratore, rimane. La Cina è nota per la sua abilità e il suo ingegno di produzione, e perfino quando si tratta di gas, i cinesi possono essere un passo avanti rispetto agli altri, offrendosi di costruire il gasdotto.

Conclusioni

Dando uno sguardo al mondo in cui viviamo, è allarmante essere così tanto dipendenti per questi basilari bisogni, come lo sono il gas e il petrolio. Il miglior esempio che mi viene in mente è la Moldavia. Malgrado le elezioni dello scorso anno avevano prodotto un governo a favore dell'Unione Europea, la predominanza russa nel paese è alta. Totalmente dipendente dall'energia russa, la Mmoldavia è gestita da un'amministrazione pro UE, ma viene ripetutamente sanzionata dalla Russia. Le importazioni moldave di vino e beni erano state bloccate, facendo diventare il paese ancora più povero.

Come cittadini noi vediamo l'energia come una necessità per vivere, e non le diamo il giusto valore. Non sappiamo cosa voglia dire vivere senza energia. Su scala internazionale l'energia è più che altro un business, non una necessità. È una battaglia per il potere e il dominio. Gli anni sono passati, ma i giocatori internazionali di questo gioco sono sempre gli stessi. Malgrado tutto ciò, il grande interrogativo rimane: fino a quando avremo petrolio e gas nelle nostre case?

¹il progetto per la costruzione di un nuovo gasdotto che collegasse la Russia con l'UE. (ndt)

Revisione a cura di Sarah Batterton