Sicurezza e aeroporti: quando ci si imbarca direttamente in una farsa

Articolo pubblicato il 26 marzo 2009
Articolo pubblicato il 26 marzo 2009
La trafila umiliante a cui tutti i passeggeri europei sono sottoposti in occasione dei controlli di sicurezza pre-imbarco non si limita allo stress coreografico dello spogliarsi e dover rincorrere i propri averi sparpagliati alla rinfusa lungo un nastro trasportatore, alla mercé di un'intera squadra di agenti di sicurezza.
Non basta che non ci si possa portare da casa una bottiglietta d'acqua che eviterebbe spese superflue, o introdurre nel proprio bagaglio a mano un semplice tagliaunghie. Ora, nostro malgrado, scopriamo che tutte queste misure sono una farsa.

Tutti in filaIn pochi gesti scopriamo come una scatoletta di anacardi di una nota marca tedesca dimostri che tutte le norme a cui ci sottoponiamo con infinita pazienza come passeggeri negli aeroporti europei hanno meno a che vedere con la sicurezza che con la compulsione consumistica di duty free & co. alla ricerca del metallo perduto

Tutti in fila per cosa?

Aeroporto di Budapest, Ungheria, stato membro dell'Unione. Domenica 8 marzo 2009. Chi scrive queste linee, dopo aver passato come d'abitudine i controlli verso la zona di imbarco e aver riconquistato le proprie cose sparpagliate in giro, viene catapultato dal flusso delle persone in mezzo a negozi e negozietti di ogni genere, con apparentemente tutto quello che si possa desiderare. E comprare. Il nostro malcapitato giornalista, attirato da una fila di scatolette di arachidi e noci varie, decide di comprarne una di anacardi -tra l'altro i miei preferiti. Ma orrore e sgomento, come in effetti si intuiva fin dall'inizio, una volta sollevata l'apertura con l'anellino, ecco una lama di metallo affilata come uno scalpello. Un gesto rapido e preciso, e facilmente ci immaginiamo attentate le giugulari di passeggeri, hostess, steward e piloti, senza che nessuno possa accorgersene o fare granché, dal momento che la nostra affilata lama cilindrica può nascondersi facilmente nell'incavo di una mano. E attenzione, questi sono prodotti messi in vendita da una prestigiosa marca tedesca, Pittjes, specializzata nello scatolame di frutta secca e di snack da borsetta, di facile reperibilità in molti aeroporti europei. D'un tratto ci viene difficile non domandarci il senso delle complesse -e spesso moleste- procedure pre-imbarco.

fila 3

Un business che bisogna mantenere in vita

A partire da quando l'Irlanda inventò, nel 1946, il concetto di negozio duty free negli aeroporti internazionali, il modello si estese in tutto il mondo, generando un consumo importante, che ha beneficiato storicamente chi poteva permettersi il lusso di un viaggio aereo assieme alle compagnie pubbliche che gestivano questi negozi. A partire dal 1999, parallelamente alla privatizzazione dei duty free, sul territorio dell'Unione queste compravendite privilegiate sono state eliminate per i voli inter-comunitari, ossia per la stragrande maggioranza dei passeggeri in transito in Europa. Tutto ciò ha coinciso con misure di sicurezza più severe, con lo scopo dichiarato di ridurre e prevenire incidenti e atti terroristici a bordo degli areomobili. Delle misure che pertanto hanno, come risultato più concreto, obbligato i passeggeri ad aumentare i loro acquisti nei negozi e nelle aree prima dell'imbarco. (Photos: Alejandro Márquez Lago / Flickr - http://www.flickr.com/photos/21746221@N06/ et Eudebate2009.eu)