Siamo tutti Greci

Articolo pubblicato il 09 luglio 2015
Articolo pubblicato il 09 luglio 2015

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

La lezione di umanità del popolo ellenico funge da esempio ai suoi governanti, ai maggioranti europei e tutti noi. Vincere le forzature della retorica significa capire perchè una nazione ha scelto di imporre la propria democrazia sui diktat esteri.

A stordirci è la democrazia. Non il simulacro cui siamo abituati, quella della partitocrazia imperante, dei programmi triti e ritriti, dei volti nuovi che presto imparano a essere vecchi, dell’inconcludenza. Non una democrazia formale, attraverso la quale possono essere approvate anche le norme più abbiette, ma una sostanziale, viva, pura. Questa è la grande lezione del referendum greco di domenica; la riaffermazione dei valori propri di un popolo ha portato alla sonora batosta del vincolismo, dei formalismi e delle piccolezze dell’Europa di oggi.

Non possiamo non dirci tutti un po’ greci. Non possiamo non provare emozione dinnanzi alle scene di straordinaria umanità viste nelle piazze di Atene, con folle immense intente a celebrare il trionfo della propria volontà dopo anni di angherie e colpi bassi, bevendo ouzo, ballando sulle note di “Bella Ciao”, abbracciandosi e trovando una comune identità simile a quelle che una nazione riscopre solo nelle occasioni più solenni. Non possiamo non dirci greci, perché la Grecia è la culla della civiltà occidentale, la madre di quella cultura secolare che le fondamenta dell’Unione Europea di oggi hanno disconosciuto, preferendole le aride derivazioni del pensiero materialista, vuote e prive di anima. Non possiamo non dirci un po’ greci quando si assiste all’esempio di responsabilità del ministro Varoufakis, che dimettendosi toglie all’Eurogruppo l’unico appiglio residuo su cui poteva contare per evitare di ascoltare la volontà della Grecia: la presenza di un uomo che con la sua naturalezza ha affossato i musoni degli eurocrati, risultando ad essi profondamente sgradito. Non possiamo non imparare la lezione che la dignità sa dare all’arroganza, non possiamo rimandare noi stessi l’appuntamento col nostro destino, con le nostre responsabilità.

Cinque anni di cammino nella valle di lacrime dell’austerità hanno influito certamente nel risultato del voto; se a noi esterni arrivano dati e cifre, i greci di tutte le età hanno visto con i loro occhi le code alle mense dei poveri, i piccoli imprenditori impiccatisi dopo esser stati sommersi dai debiti, le ambulanze scassate per la mancanza di ricambi dovuta ai tagli alla sanità, le disuguaglianze sociali, il porto del Pireo dove un tempo Temistocle armava la flotta ridotto al punto di ritrovo per i più disperati degli ateniesi.

Siamo consapevoli del punto di svolta che rappresenta per l’Europa la giornata del 5 luglio e dobbiamo con ogni forza denunciare l’irresponsabilità dei negoziatori della Troika: Merkel, Dijselboem, Hollande, Draghi dovrebbero rassegnare le dimissioni seduta stante e fare mea culpa per gli atteggiamenti tenuti negli ultimi mesi. Ora le draconiane minacce millantate rischiano di giocare ancora più a sfavore dell’immagine già compromessa dell’Europa. Siamo tutti greci. E il cambio d’atteggiamento del popolo greco, non più succube ai diktat, deve essere una lezione per tutti gli europei, italiani in prima fila.