Siamo stati a sentire gli Asian Dub Foundation, e ci siamo divertiti

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 15 febbraio 2015

From reggae 2 bassmusic” recita la locandina dell'Auditorium Flog sul concerto che ha visto protagonisti gli Asian Dub Foundation, veterani della bass music mondiale, in versione sound system.

La formazione originale nasce nel 1993 a Londra, prima come sound system poi in versione “gruppo musicale”. Il nome lascia trapelare l'origine asiatica dei suoi componenti, che incide profondamente sulle sonorità della band londinese, a metà strada tra ritmi tradizionali indiani e drum'n'bass. Da un punto di vista puramente musicale gli ADF sono uno di quei gruppi che ti spiazzano, impossibile ricondurli a un unico genere, difficile anche farli rientrare in una categoria musicale.

Il nome sicuramente non è d'aiuto: quel “dub” è solo un punto di partenza della loro produzione; come dice la locandina appunto: from reggae 2 bassmusic. L'influsso della reggae music è piuttosto evidente ma le basi electro-dub e drum'n'bass si mischiano a strofe rappate con potenza, che ricordano paradossalmente le sonorità cross-over di Beastie Boys e Rage Against the Machine. In sostanza cercare di capire quale sia il loro genere di riferimento è tempo perso. Gli ADF sono un “prodotto” eterogeneo della bass culture inglese e internazionale. Agli spettacoli live si affiancano in parallelo le loro esibizioni in versione Sound System, in cui a farla da padrone sono il dj e gli mc's. Avendoli già sentiti ben due volte negli ultimi mesi in questa veste, e dato che mi hanno fatto divertire parecchio, ho deciso di andare a risentirli alla Flog, vera e propria istituzione fiorentina per gli amanti della musica dal vivo.

Arrivati! Sono le 23.30, fila immensa, facciamo i biglietti, entriamo. È ancora presto, non hanno ancora cominciato, usciamo. Il tempo di una sigaretta e di una birra e siamo di nuovo dentro. Giusto in tempo! Il set degli ADF sta cominciando. Aktarvator, dietro alla consolle stavolta, delizia il pubblico con due classici della reggae music: World A Music e Jammin'. Il set degli Asian Dub prosegue senza sosta, i due mc's si alternano su ritmi drum'n'bass e dubstep, tra bassi potenti e tempi veloci: il loro show non è fatto per chi vuole solo ascoltare. Ci facciamo strada tra il pubblico per stare di fronte al palco, lato sinistro, di fronte alle casse si balla meglio. Ci preoccuperemo domani dei danni ai timpani. Intanto il cantante intona Flyover, super classico della discografia della crew britannica. Ma a quel punto l'esibizione è al termine. Esco a prendere una boccata d'aria. Guardo il cellulare: “Entra, sta suonando la Numa”. Due minuto e sono di nuovo dentro.

A chiudere la serata sono i local heroes, NUMA crew, che si è fatta le ossa proprio nella città di Dante, che a quanto pare è anche uno dei maggiori centri di riferimento per la bass culture italiana. I ragazzi della NUMA cominciano la loro carriera di musicisti nell'ormai lontano 2005, tra feste universitarie e club cittadini, a fianco ai più importanti nomi della bass music, principalmente inglese. Il collettivo di djs e producers dopo aver infuocato i locali in lungo e in largo per lo stivale, e non solo, e dopo aver partecipato all'Oulook Festival, ha da poco presentato il suo primo LP, New Underground Massive Alliance, per l'etichetta Liondub International. Dieci tracce che esprimono alla perfezione le diverse anime della crew: dancehall, dub, drum'n'bass e dubstep, e featuring di un certo livello. Le loro esibizione sono ormai garanzia di qualità. Il pubblico li conosce e sa cosa aspettarsi. Ne hanno un po' per tutti i gusti: dal ritmo pacato e mistico di Sweet Aroma Dub sino a quello martellante e tagliente di Bass Hater. Mc Ninja accompagna il dj con strofe veloci, ultimo tassello di una performance che ripercorre la cultura della bass music a 360°.

Si accendono le luci, che tecnicamente parlando vuol dire “ultima traccia, è ora di andare a casa ragazzi”. Saremmo rimasti volentieri a ballare un'altra oretta, ma questo è quanto. La folla si dilegua lentamente, la sensazione di aver perso parte delle nostre capacità uditive è garanzia del fatto che ci siamo divertiti. Il letto ci aspetta, e il mal di testa del giorno dopo pure. Alla prossima.