Siamo ancora in tempo

Articolo pubblicato il 22 dicembre 2003
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 22 dicembre 2003

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

La globalizzazione non ha ancora intaccato i nostri sistemi sanitari, che già dominano le sirene del liberismo più sfrenato. Ma una riforma dello Stato Sociale europeo è ancora possibile.

Nell’Ue esistono due modelli di base, entrambi in crisi: Sicurezza sociale e Servizio Sanitario Nazionale.

La Sicurezza Sociale è un sistema finanziato dai contributi sociali che prevede un’erogazione di servizi sia per gli enti pubblici che per i soggetti privati. Si utilizza la formula del rimborso (che tiene sotto controllo la domanda eccessiva eliminando il problema dell’abuso). E’ il caso della Francia, paese europeo con la più grande spesa pubblica in materia di sanità.

Servizio Sanitario Nazionale (o National Health Service), invece, fu creato in Gran Bretagna nel 1948 e ispirò i paesi nordici (1), l’Irlanda e l’Europa del Sud (Italia e Spagna). E’ unico, pubblico, universale e con tutti i servizi accorpati nello stesso ospedale.

Problemi universali

Tuttavia se, data questa eterogeneità, non possiamo parlare di universalizzazione dei modelli, possiamo forse parlare di generalizzazione dei problemi in tutta Europa. L’aumento della spesa sanitaria europea si deve all’invecchiamento della popolazione, alla mancanza dell’orientamento preventivo (evitare il tabagismo, i comportamento sedentari o l’obesità), al prezzo dei servizi sanitari che nell’Ue aumenta, alla tecnologia, sempre più sofisticata, degli ospedali e all’evoluzione delle malattie degenerative e associate all’età. Come se non bastasse, per dirla con Aldous Huxley, la ricerca delle malattie ha talmente progredito che è sempre pià difficile, oggi come oggi, trovare qualcuno che sia del tutto sano. L’aumento del personale sanitario per soffisfare questa crescente percentuale di persone dipendenti è un altra fonte fondamentale di spesa.

Nell’Unione Europea il sistema sanitario sta entrando in una fase di riforme che potranno portare a sacrificare le conquieste dello Stato Sociale. Il caso più estremo è quello della sanità tedesca, pattuita da tutti i partiti, che implicherà meno prestazioni, limiti ai farmaci poco innovativi terapeuticamente e contributi più ampi.

Ana Rico, dell’Osservatorio Europeo dei Sistemi Sanitari, considera che la riunificazione tedesca può essere una delle cause della crisi finanziaria che attraversa la Germania, “però un’altra ipotesi è che le misure di mercato risultano essere molto care se non si gestiscono a dovere. Le aspettative teoriche di XXX non si sono verificate nei luoghi in cui sono state effettivamente applicate”. Si è invece ottenuta, in una prima fase, un’inflazione dei costi. Questi cambiamenti nella sanità tedesca possono costituire un campanello d’allarme per il resto d’Europa su cosa possa capitare quando la spesa sanitaria resta fuori controllo per tanto tempo. Una situazione che in Spagna ha obbligato alcune regioni, come la Galizia o le Canarie, a ricorrere a fondi extra, inizialmente non previsti. In Francia, un rapporto della Commissione Affari Sociali del Senato ha considerato estremamente preoccupante il deficit strutturale dell’assistenza medica e proposto “una riforma profonda della sanità pubblica onde evitare un incremento eccessivo delle imposte generali” destinato a ristabilire l’equilibrio finanziario della Sicurezza Sociale. Secondo il rapporto, “è inaccettabile che le spese della sanità continuino a crescere a un ritmo annuo del 6-7%”. Di questo passo bisognerebbe o creare nuove tasse o aumentare i contributi sociali. Qualche tempo dopo arrivò l’ondata di caldo, la canicule, che provocò il collasso della sanità francese. Il Ministro della Sanità, Jean-François Mattei, presentò il “Plan Hôpital 2007”, che sarà applicato nei prossimi cinque anni e che presuppone già di considerare un investimento di 10.200 milioni di euro destinato alle strutture ospedaliere e ai servizi d’urgenza.

Gestione pubblica

Ma una spesa più grande non è garanzia di una copertura più ampia e di servizi migliori. Basti pensare al caso degli USA, il paese che destina più risorse alla sanità col suo 14% del PIL (la media europea supera di poco l’8%). Di questi, ben 20% costituiscono spese burocratiche (in Spagna rappresentano poco più del 3%). La spesa pubblica comporta solo il 40% della spesa sanitaria totale negli USA. I risultati nefasti balzano alla vista: il numero di statunitensi sprovvisti di copertura sanitaria è aumentato di 2,4 milioni nel 2002 a causa dell’aumento della disoccupazione per raggiungere un totale di ben 43,6 milioni, secondo un rapporto governativo reso noto a settembre.

E’ così che per garantire una sanità pubblica universale e di qualità non solo bisogna investire più fondi pubblici, ma si deve anche far sì che anche la gestione e l’amministrazione siano pubbliche e tese alla salute della popolazione e non alla competizione mercantile. Nel caso spagnolo il governo del Partido Popular ha inventato le “Fondazioni”, la gestione pubblica della sanità col regime giuridico di diritto privato. Lo Stato appare così come un imprenditore privato che dimentica i controlli coi quali il diritto pubblico protegge l’interesse generale nell’amministrazione dei fondi pubblici. Altra conseguenza dell’utilizzo del diritto privato nella sanità è l’introduzione del regime lavorativo a tempo determinato, con la relativa importazione della precarietà da altri campi del mondo economico. Questo sistema spagnolo del “boss” è l’ultimo grido delle tendenze europee in materia di sanità. Per evitare l’uso di metodi da industria tessile nella sanità, ossia per un sistema sanitario equo e sostenibile nell’Ue, miriamo a una buona gestione pubblica. Non è poi così difficile.