Si scrive Brennero, si legge Schengen

Articolo pubblicato il 06 giugno 2016
Articolo pubblicato il 06 giugno 2016

(Opinione) Dopo le acredini delle scorse settimane tra Roma e Vienna riguardo il numero dei clandestini che ogni giorno supererebbero il valico di frontiera in direzione Austria ora sembra essere tornata la pace. Per il momento Schengen è salvo, ma quanto durerà?

Schengen è salvo, per ora. Nelle ultime settimane si è andata smorzando la polemica tra Austria e Italia riguardo il passaggio di migranti clandestini attraverso il valico del Brennero. Così, mentre nel mar Mediterraneo si contano a migliaia le vittime, sulle Alpi si discute se 49 (per l’Austria) o 2 (per l’Italia) clandestini al giorno siano numeri sufficienti per mettere in discussione la libera circolazione in Europa (o almeno in quella parte che ne ha accettato il trattato). Ma il problema è ben più ampio. Schengen e immigrazione, domande europee con risposte solo nazionali.

Qui Brennero

Le elezioni in Austria sono terminate, quindi la speranza è che ora qualche proclama propagandistico di discutibile valore possa in futuro essere evitato. La minaccia del "muro" (progetto di una barriera di 370 metri tra Austria e Italia) sembra essere stata accantonata, mentre Vienna al contempo invia 80 poliziotti al confine per rafforzare i controlli sugli ingressi in territorio austriaco. Per circa due settimane è continuato quindi lo scambio di battute, in una gara al "chi si impegna di più" tra i due governi. Così mentre il capitano (figura associabile a quella del governatore) del Tirolo, Guenther Platter, accusa l’Italia di non rispettare gli impegni, il Ministero dell’Interno italiano risponde che dal capitanato austriaco vengono forniti dati non veritieri sulla situazione, e che si sta facendo tutto il necessario per controllare i migranti al Brennero. Schengen è salvo, per ora. Alla base della discussione infatti ci sono i numeri di migranti clandestini che giornalmente tentano di oltrepassare il confine austriaco, eludendo i controlli da parte italiana. Se per il governatore austriaco 49 clandestini erano il sintomo di una scarsa attenzione degli operatori di sicurezza italiana, per il Ministero dell’Interno quel numero è stato enormemente gonfiato: secondo Roma sarebbero solo 2, in media, gli irregolari fermati quotidianamente al Brennero.

Ed ora?

Il reclamo austriaco ha portato ad incrementare i controlli con l’invio di ulteriori 50 agenti, che opereranno sui treni e sugli autobus diretti in Austria. Ad oggi la media stimata da Vienna resta di 10 clandestini al giorno, numero che rende la situazione migliore a parere degli austriaci. Un po’ come dire 25 minuti di corsa al parco giornalieri, 100 grammi di pasta ogni pranzo, le consuete 7/8  ore di sonno notturne fanno bene alla salute. Il problema non è più quindi il migrante in sé ma la dose giornaliera. L’Europa monitora, osserva, consiglia e non interviene. Nel frattempo nell’ultima settimana sono stati recuperati 65 corpi, mentre risultano circa 700 i dispersi. Numeri che apparentemente interessano meno al di là del Brennero, dove qualcuno anche di bloccare i clandestini su isole in stile Ellis Island a New York, per poterli identificare ed eventualmente rispedire al mittente. D’altronde si sa, l’eterno dilemma estivo è sempre stato mare o montagna.

Con Schengen come la mettiamo, ora che gli austriaci hanno messo in sicurezza i propri confini, ora che ci sono 50 poliziotti in più a vigilare il valico del Brennero, ora che il muro (si rimane perplessi anche solo a scriverne) è stato scongiurato? La paura sbandierata del terrorismo che usava i canali dell’immigrazione per entrare in Europa convince sempre meno, così come l'utilità economica di chiudere le frontiere. E con l'mmigrazione? Dal 2000  l’Europa ha speso quasi 13 miliardi di euro in controllo delle frontiere e  rimpatrio dei clandestini (stima effettuata da The migrants files). Includendo peraltro qualche milione di euro speso in assistenza tecnica in favore di "dittature di vicinato", cioè Tunisia, Libia, Egitto, Mauritania e Algeria, per aiutarle ad impedire l’attraversamento del Mediterraneo a migranti e rifugiati (si può facilmente intuire la deroga ai diritti umani). Data la situazione odierna non sembra questa la soluzione. I problema ci sono e richiedono che le iniziative per la soluzione di questi siano comunque europee. Perché il trattato di Schengen e il fenomeno dell’immigrazione sono domande europee che non possono avere solo risposte nazionali.