Sì all’apertura dei negoziati

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2004
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Articolo pubblicato il 04 ottobre 2004

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Saglamer Tuncer, giovane europeo di origine turca sostiene la causa della Turchia. Per il bene del suo paese d’origine. E dello stesso Vecchio Continente.

Tutti trarranno vantaggio dall’ingresso della Turchia nella Ue. E’ tuttavia necessario effettuare un’analisi chiara e concisa di tali futuri vantaggi. E’ per questo che bisogna prendere in considerazione lo sviluppo storico delle relazioni tra Turchia e Unione Europea e gli sforzi che ha realizzato la prima per adempiere ai criteri politici di Copenaghen con lo scopo di aprire i negoziati d’adesione entro la fine del 2004. I benefici reciproci di una tale adesione rafforzano la convinzione che la Turchia è più vicina che mai all’Unione Europea, soprattutto se l’obiettivo ultimo dell’Unione è di emergere in quanto vera e propria potenza sulla scena internazionale.

Evoluzione geopolitica

L’Europa è innanzitutto un progetto di civiltà. E’ il frutto dell’eredità della Grecia antica, dell’Impero romano d’Oriente e d’Occidente, dell’Andalusia musulmana, della riforma protestante, del Rinascimento e della filosofia illuminista.

Il dibattito sulla futura adesione della Turchia si concentra su quello che è attualmente questo paese: la sua appartenenza (o meno) all’Europa, la sua popolazione, la sua eredità musulmana, il suo livello di sviluppo economico.

Questi elementi sono da esaminare ma le questioni politiche sottese sono un’ulteriore ostacolo. La Turchia si trova in una posizione chiave nel crocevia tra i Balcani, la Russia, il Caucaso ed il Medio Oriente: Ankara è in effetti un attore fondamentale per l’equilibrio di questa vasta zona. Membro fedele della Nato alla quale aderisce dal 1952, la Turchia ha considerevolmente aiutato i paesi occidentali ed europei.

Oggi per l’Unione Europea l’ingresso della Turchia rappresenta l’occasione per una evoluzione geopolitica del tutto nuova: dalla sua iniziale “occidentalizzazione”, la Ue starebbe sul punto di divenire realmente “paneuropea” con l’allargamento ai paesi dell’est e, in seguito, con l’adesione di una Turchia testa di ponte verso l’Asia ed il Medio Oriente che porterebbe l’Unione a confinare con Iran e Iraq. Perché no? Discutiamone.

La scoperta d’importanti riserve d’idrocarburi nella regione del Caspio ha anche aumentato l’importanza strategica della Turchia. Quando l’oleodotto Bakou-Tbilissi-Ceyhan (BTC) sarà operativo (inizio 2005), la Turchia sarà la via principale per l’approvvigionamento di petrolio dell’Unione Europea. L’adesione contribuirà alla protezione degli interessi strategici riguardanti le risorse energetiche della Ue.

Esperienza di laicità

Anche la demografia sarà un fattore importante della prosperità futura. La Turchia gode di una popolazione giovane e dinamica in controtendenza con quella degli altri paesi europei dove si sta assistendo ad un rapido invecchiamento della popolazione. L’età media della popolazione turca è di 27 anni , e il 70% ha meno di 35 anni. Di fatto quindi, l’adesione di Ankara migliorerà l’assetto demografico europea e rafforzerà lo spirito imprenditoriale, l’economia di mercato e contribuirà quindi alla prosperità. I padri fondatori della Ue volevano realizzare la pace nel continente tramite un’unione più solida tra i popoli. Al giorno d’oggi, mentre alcuni vorrebbero far credere allo “scontro di civiltà” e a una nuova guerra di religioni, l’integrazione della Turchia, paese di fede musulmana, ad un’Europa che alcuni vedrebbero bene come un club esclusivamente cristiano, costituirebbe una decisa smentita a tali pericolose teorie. E, come se non bastasse, sono ottant’anni che la Turchia mette in pratica il principio della laicità dello stato. Che si coniuga con la molteplicità di identità religiose che convivono nel paese, tra cui quella islamica che è comunque preponderante. La Turchia ha dimostrato la forza della sua democrazia e delle sue istituzioni. La popolazione turca e i quattro milioni di europei immigrati dalla Turchia sono pregni di cultura laica, d’esperienze democratiche e d’adesione alla modernità e alle filosofie che la fondano.

Resistere all’opzione populista

L’Unione Europea ha oggi l’opportunità storica di far trionfare il dialogo tra i popoli sullo “scontro di civiltà”. Innanzitutto proponendo agli undici milioni di europei di confessione musulmana un modello positivo del vivere insieme mettendo in evidenza tutti i progressi del pensiero politico, democratico e umanista, vale a dire un modello d’islam moderno e pacifico che costituirebbe un baluardo efficace contro tutte le derive terroristiche e conflittuali. Non basta. La Ue dimostrerebbe di essere un modello per tutti, un’entità capace d’integrare stati-nazione e popoli dalla storia e dalle culture molto diverse. Inoltre, l’Unione potrebbe giocare un ruolo ben più importante di oggi nella risoluzione limpida e pacifica dei conflitti del pianeta contribuendo così alla sua stabilità e allo sviluppo della democrazia, dei diritti umani e di una più grande giustizia economica.

Esigere che la parola dell’Unione Europea sia rispettata e che le sue discussioni possano aprirsi entro il dicembre 2004, non vuol dire solo onorare gli impegni presi, ma anche distaccarsi con forza da un populismo oggi in auge nel Vecchio Continente. La questione dell’integrazione della Turchia – che resta comunque condizionata a numerose evoluzioni politiche, istituzionali e sociali – non deve oscurare e sostituirsi a quella dell’apertura del confronto tra Ue e Turchia.