Shoemaker dei miei stivali

Articolo pubblicato il 19 maggio 2010
Articolo pubblicato il 19 maggio 2010
Fino a qualche tempo fa, in Spagna, i nomi propri in altre lingue venivano tradotti in spagnolo e alcuni hanno sicuramente sentito parlare di un tale Guillermo Shakespeare. Ma cosa succederebbe se traducessimo i cognomi stranieri a seconda della lingua?

Non sconvolgiamoci. Se effettuiamo una ricerca su internet, sono molti coloro che al di fuori della penisola Iberica aprono una parentesi dopo il cognome spagnolo più famoso oggi, per darne una spiegazione: José Luis Rodríguez Zapatero (Shoemaker/Calzolaio), che inoltre potrebbe essere familiare con il pilota di Formula 1, Michael Schumacher, con cui condivide il cognome.

Immaginate la scena se, durante un summit europeo dei ministri degli interni, al momento di presentare i partecipanti, l’italiano Roberto Maroni venisse chiamato in spagnolo Roberto "Cojones" … senza dubbio, non molto diplomatico. Restando nel campo della politica, forse l’esempio più chiaro (è più politicamente corretto del precedente) è quello del tedesco Helmut Kohl, il cui cognome significa "cavolo", una verdura da cui inoltre proviene il cognome del famoso giornalista polacco Ryszard Kapuscinski (Kapusta = "cavolo").

Supponiamo inoltre che nelle vene della socialista francese Ségolène Royal scorra sangue "reale", cosa che, come ci fa notare il nostro redattore francese, non è effettivamente molto democratica. E se continuiamo il gioco, il candidato alle prossime elezioni polacche, Jaroslaw Kaczynski, fratello di Lech, il presidente scomparso recentemente, dovrebbe essere chiamato "anatra". Sembra però che non sia molto pratico come slogan per la campagna elettorale.

Alcuni personaggi perderebbero senza dubbio molto fascino se questa abitudine venisse applicata costantemente. Dovremmo allora chiamare l’esuberante Claudia Schiffer, Claudia "Pescatore", e lo stilista Karl Lagerfeld diventerebbe letteralmente, Karl "Magazzino". La famiglia più ricca d’Italia, gli Agnelli, potrebbero allora creare la propria serie televisiva ambientata in un grande prato verde. Ci sono poi persone il cui cognome calza perfettamente. È il caso del capo della polizia italiana, che (senza fare scherzi), si chiama Antonio Manganelli. Veramente appropriato.

I francesi non ci stupiscono in quanto a modestia. Il comico, noto antisemita, Dieudonné, "si consegna a Dio" ad ogni spettacolo. Allo stesso livello si trova Gérard Depardieu, che senza vergogna, afferma di essere Dio. Il Regno Unito è un caso a parte in questo contesto dei nomi, i quali, nonostante non vengano tradotti, sono modificati secondo i gusti, e la persona a cui il nome non calza a pennello, riceve un soprannome. E a Madonna non fa per niente piacere che l’abbiano ribattezzata "Magde", un nome riservato alle signore in là con gli anni (non dobbiamo comunque dimenticare che la regina del pop ha la sua età). O l’ex Beatles Paul McCartney, che viene chiamato sui tabloid Macca a causa del suo cognome gaelico.

Gli esempi più simpatici si trovano senza dubbio in ambito calcistico. Proviamo a immaginare la ritrasmissione di una competizione europea con questa strana selezione: «Bastian "montato su un maiale" (Schweinstaiger) passa la palla al "costruttore di piscine" (Franz Beckenbauer, scordatevi del "Kaiser"), ma si disorienta a causa del "buffone" (l’italiano Gianluigi Buffon), cosa che fa andare in fiamme "il bosco" l’allenatore spagnolo (Del Bosque) … Con partite di questo tipo, sarebbe impossibile restare concentrati sul pallone.

Foto: noone/flickr