Sfratti forzati, gli europei si mobilitano

Articolo pubblicato il 25 settembre 2006
Articolo pubblicato il 25 settembre 2006

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Pressioni, ricatti, intrighi: i proprietari di casa ricorrono spesso al “mobbing immobiliare” pur di sbarazzarsi degli inquilini. Un fenomeno che, in Spagna, ha assunto proporzioni preoccupanti.

Madrid. Manoli, Mayte e Lola vivono da trent’anni nello stesso condominio e da circa quattro convivono con la paura dello sfratto e del crollo del soffitto. L’agenzia proprietaria delle loro case, dopo un primo tentativo di sfratto, ha deciso di non riparare i gravi danni dell’edificio per indurre le tre donne ad andarsene “volontariamente”.

Se il mattone è d’oro, il mobbing esplode

Si tratta di uno dei tanti esempi spagnoli di “mobbing immobiliare”. La parola “mobbing” deriva dall’inglese “aggredire, accerchiare” ed è, in genere, associata alle pressioni di colleghi o datori di lavoro per farli dimissionare. Quanto alla versione immobiliare del mobbing si riferisce alle pressioni, anche illegali, che agenzie e proprietari di case usano per cacciare gli inquilini, soprattutto chi vive con redditi bassi come anziani, giovani o ragazze madri con figli, per sfruttare l’immobile in maniera più redditizia o per rispettare un certo piano di trasformazione urbanistica. Il fenomeno è alimentato dall’aumento vertiginoso dei prezzi del mattone, che rende ormai più ghiotto il mercato immobiliare. Basti pensare che la sola città di Barcellona dal gennaio 2005 al maggio 2006 ha registrato ben 201 reclami di vittime “mobbizzate”. Non è un caso che il suo mercato immobiliare negli ultimi dieci anni sia aumentato del 150%.

Quando il proprietario assolda zingari per sfrattare più in fretta

Finora solo la Spagna sembra aver registrato processi espliciti di mobbing immobiliare: a Bilbao nel 2004, un giudice ha incriminato un locatore e i suoi complici di induzione al furto e danni alla proprietà verso gli inquilini di uno stabile di tre appartamenti. L’uomo voleva cacciarli dalle loro case per comprare l’intero immobile e, per farlo, aveva acquistato uno dei tre locali e lo aveva affittato per la modica somma di 1 euro ad una famiglia di zingari e, in cambio, i neoinquilini dovevano danneggiare il patrimonio degli altri condomini fino ad indurli ad andarsene. Il piano è fallito grazie alle denunce delle vittime e alle testimonianze di alcuni vicini.

La mobilitazione anti-sfratto si estende all’Europa

Se il mobbing immobiliare è collegato alla trasformazione urbanistica, le vittime tendono a rivolgersi ad associazioni specifiche per essere più visibili alle istituzioni. Alcuni esempi? L’Ong “Architetti senza frontiere” all’inizio del 2006 ha diffuso un libretto gratuito per criticare la situazione degli sfratti ingiusti in alcune città spagnole. Ma la polemica sugli abusi nel settore immobiliare non si riduce alla sola Spagna. L’ong Alleanza Internazionale degli Abitanti informa di diverse iniziative in questo senso da parte della società civile in Europa. A emergere durante il Forum Sociale Europeo di Atene del maggio 2006 sono state le proteste della Federazione Londinese degli Inquilini che ha «mostrato il lato oscuro delle Olimpiadi di Londra del 2012: accelerazione delle privatizzazioni del settore abitativo e demolizioni delle case popolari per costruire edifici sportivo-commerciali e residenze di lusso». Altra iniziativa quella dei belgi di Solidarités Nouvelles che denunciano «l’aumento dei prezzi immobiliari e degli sfratti a Bruxelles per lasciare spazio alla ricca burocrazia europea».

Grazie alla Campagna Sfratti Zero contro le privatizzazioni degli alloggi pubblici l’Italia, dopo il richiamo dell’Onu per le 600.000 minacce di sgombero, ha firmato un protocollo che dichiara Roma «città libera dagli sfratti» (febbraio 2005). È poi recente la proroga di tre mesi del decreto anti-sfratti che riguarderà però solo le famiglie più bisognose.

La Francia ha introdotto una norma per trasformare parte degli sfratti in nuovi contratti e ha approvato la costruzione di 500.000 case popolari in 5 anni.

La mobilitazione anti-mobbing immobiliare continua.

Gli esperti: In Italia non esiste una legislazione specifica

Sul versante legale per combattere il mobbing immobiliare si deve denunciare il “mobber” (molestatore) anche se, spiega l’avvocato Gianluca Nargiso , «In Italia non esiste ancora una legislazione specifica. A comportamenti arbitrari di locatori che staccano le utenze seguono azioni giudiziali quasi sempre vittoriose da parte dell’inquilino, che può anche aprire procedimenti penali che vanno dall’arbitrario esercizio delle proprie ragioni a violenza privata od estorsione. In Italia circa il 90% delle sentenze è sfavorevole ai proprietari “mobbers”». Secondo l’avvocato Giorgio Vanacore «per il diritto privato italiano, il mobbing proprietario-inquilino è punibile ai sensi dall’art. 2042 del Codice Civile, che recita: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”». Basta provare il danno ingiusto, le sue conseguenze nella sfera emotiva e patrimoniale, la causalità tra comportamento mobbizzante e danno denunciato.