Sfera culturale e dimensione europea

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2002
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Articolo pubblicato il 19 febbraio 2002

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Il nazionalismo italiano, la "grandeur" francese, quella minuziosa e certosina premura con cui i Francesi difendono la loro lingua coniando continui neologismi per non abbassarsi a pronunciare termini anglosassoni saranno destinati a tramontare molto presto e tendono oramai a scadere nel ridicolo.

E' difficile parlare dello stato presente degli accadimenti cercando di fare storia, è difficile se non impossibile, poichè il rischio di scadere nella cronaca è molto alto. Forse stiamo vivendo la più grande rivoluzione che il genere umano possa aver conosciuto. Senza dubbio è meno palese della Rivoluzione Francese o della Rivoluzione d' Ottobre, ma non per questo meno sconvolgente o meno profonda. Sfugge alle categorie del nostro pensiero o comunque è qualcosa che non si lascia ingabbiare facilmente, forse perchè siamo proprio nel vivo, nel suo midollo. Abbraccia l' uomo nella sua totalità. Si squaderna nei suoi costumi ed abitudini, dilagando inevitabilmente in contesti superiori come possono essere le ideologie o i principi di un' esistenza. Gli altisonanti slanci della comunicazione, promossa in tutte le sue forme quasi fino al parossismo, ci rendono più vicini (e spesso più soli), troncano distanze facendo del globo una nicchia, ogni tanto pure un po' angusta. Tutto questo è straordinario: incamera potenzialità che se sfruttate adeguatamente e soprattutto nel giusto modo possono migliorare sensibilmente la vita di tutti. Internet è una sorta di golem che ha preso vita autonoma, uno sberleffo stellare che ci trasforma in file o in nettare di lampadina. Non siamo più noi che lo condizioniamo, ma è lui che a nostra stessa insaputa ci plasma le abitudini, fa di Singapore un quartiere di Roma, ci modifica il linguaggio, sacrificando pezzi di parole davanti all'altare della rapidità. Partendo dalla distinzione che lo stesso Fichte fa tra patria e stato, considerando poi la patria come realtà spirituale contraddistinta dalla comunanza delle istituzioni, delle leggi e della fede di un popolo, limitando cioé il concetto di stato a pura entità territoriale, io affermo che ogni giorno che passa si può e si potrà sempre più parlare di patria europea e di tanti stati in essa. Questo processo non potrà non influenzare la cultura nelle specifiche forme della letteratura e della filosofia. Il mio modesto parere, sempre opinabile e quanto mai discutibile, è che questo sia il giusto companatico, se il Parlamento Europeo e la moneta comune sono il pane. Il nazionalismo italiano, la "grandeur" francese, quella minuziosa e certosina premura con cui i Francesi difendono la loro lingua coniando continui neologismi per non abbassarsi a pronunciare termini anglosassoni saranno destinati a tramontare molto presto e tendono oramai a scadere nel ridicolo. E' un processo inarrestabile, e non l' ho deciso io. Volenti o nolenti bisogna semplicemente prenderne atto. Si possono mettere miliardi di barriere ai confini territoriali, ma non esistono dogane telematiche o neuronali (e per fortuna! ) Purtroppo sussistono ancora posti di blocco mentali per le idee: sono la chiusura intellettuale di certe persone, il non essere disposti nemmeno a conoscere l' opinione altrui. Il pensiero deve circolare libero e raggiungere più menti possibile. Io sono una spugna che assorbe numeri e lettere, studia come sono stati sistemati, approva o disapprova in base al suo vissuto e poi rielabora. Non posso non fare questo: ho bisogno di questo come una spugna ha bisogno del mare. per vivere. Per vivere. Le tradizioni nazionali non devono affatto esssere rinnegate, ma vanno ripensate ed integrate, proprio come si fa, ora con qualche ostacolo ed esitazione, in futuro molto più disinvoltamente. E' un modo molto meno anacronistico di perpetuarle.

E pluribus unum.