Serbia: hooligans, razzismo e rifiuto dell'Occidente

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2010
Articolo pubblicato il 29 ottobre 2010
Cassonetti in fiamme, vetrine saccheggiate e folle che gettano sassi contro migliaia di poliziotti: negli ultimi giorni queste immagini sono valse alla Serbia un posto sulle prime pagine dei giornali. Intanto il governo di Belgrado afferma che la sicurezza del paese non è il tifoso ultra nazionalista e gli esperti temono che lo processo democratico del paese possa uscirne indebolito.

Il terribile bilancio degli ultimi giorni getta un'ombra sulla Serbia. Prima i violenti tumulti ai margini del Gay Pride hanno portato a 140 feriti e a danni per milioni di euro. Appena due giorni dopo, a Genova, la partita di qualificazione ai Campionati Europei tra Serbia e Italia è stata interrotta a causa degli scontri sugli spalti. E ancora una volta gli ultrà serbi si sono trovati sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo.

Il governo di Belgrado cerca di smorzare i toni dichiarando che sicurezza nazionale e stabilità politica non sono in pericolo. Gli hooligans, infatti, non sarebbero abbastanza forti da rappresentare una minaccia in questo senso. In futuro tuttavia si dovrà agire con più fermezza nei confronti di questi gruppi e, soprattutto, bisognerà esaminare da vicino le loro fonti di finanziamento, per poter così risalire a chi ci sta dietro. È quanto ha dichiarato il Consiglio Nazionale di Sicurezza nella persona del presidente Boris Tadic.

Marionette senza fili

L' ipotesi avanzata dai media secondo cui i disordini fossero finalizzati ad indebolire il governo di Tadic, è stata nel frattempo messa in discussione da uno dei probabili capi degli scontri di Genova, che ha fatto sapere che l'episodio non è stato spinto da motivazioni politiche. Il ministro degli interni Ivan Dacic, in una trasmissione di radio B92, ha ammesso: «Non abbiamo abbastanza informazioni a riguardo, e non sappiamo nemmeno chi si nasconda dietro a questi scontri. Certo è che «nessuno in Serbia crede che si sia trattato di proteste spontanee», afferma Prvoslav Plavsic, psicologo di Belgrado. Perlomeno non più, da quando si è sparsa la voce che la caduta si Slobodan Milosevic, dieci anni fa, sia stata pianificata e finanziata dall'estero. Gli hooligans sulle strade sarebbero quindi soltanto delle marionette?

«Il regista è ancora sconosciuto - aggiunge Plavsic, - che si tratti di una parte politica, di una potente lobby, dei club sportivi o di altri mandanti». Probabilmente però, qualcuno è interessato a indebolire le istituzioni statali del paese e, in questo modo, a rallentarne il processo di  democratizzazione.

I giovani serbi: non aggressivi, ma molto insoddisfatti

La forte presenza degli hooligans sulle prime pagine dei giornali potrebbe però portare a conclusioni sbagliate. «La maggioranza dei serbi è amareggiata per quello che è successo - continua Plavsic, - ma si focalizza l'attenzione su un piccolo gruppo di persone, in gran parte giovani. La gioventù di oggi non è aggressiva, ma molto insoddisfatta». E questo a causa della difficile situazione economica e sociale del paese. A partire dal rovesciamento politico di dieci anni fa, è stato fatto molto, ma le giovani generazioni non ne traggono ancora alcun beneficio. «I pensionati sono quasi quanto i lavoratori - spiega Plavsic, - e per i giovani prospettive e posti di lavoro sono molto scarsi».

Che siano soprattutto le generazioni più giovani ad essere sensibili alla propaganda dell'ultra nazionaliismo lo conferma anche il giornalista Slobodan Georgijev, che da anni si occupa del tema della violenza: «Molti sono frustrati - afferma, - non sono mai stati all'estero e non hanno idea di cosa sia l'Unione Europea. Per questo sono facilmente manipolabili da correnti di pensiero radicali».

«Una composta di diverse influenze»

Tra i gruppi ultra nazionalisti serbi più famosi ci sono Nationalni Stroj, 1389, Obraz e Dveri. Al loro interno, si condivide il disprezzo per l'Unione Europea, la Nato e le altre influenze occidentali, che potrebbero mettere in pericolo l'identità della Serbia. Secondo Georgijev, che lavora per la rivista liberale Vreme, altri gruppi di estremisti nazionalisti provengono dagli ambienti degli ultrà, altri ancora coinvolgono addirittura gli studenti di teologia ultraconservatori. Inoltre, gli ultra nazionalisti si oppongono ad una politica più moderata nei confronti dell'Unione Europea e del Kosovo. «Ricevono anche l'appoggio di quei radicali che vedono nell'omosessualità una forma di malattia», aggiunge Georgijev.

Nel caso della guerriglia ai margini del Gay Pride del 10 ottobre, sarebbero intervenuti tutti insieme: hooligans, membri della criminalità organizzata e gruppi ultra nazionalistici. Il ministro degli Interni Dacic lo ha definito «una composta di diverse influenze».

L'autrice di questo articolo, Veronika Wengert, è giornalista per la rivista n-ost.

Foto: (cc)boellstiftung/flickr; (cc)peregrinaro/flickr; video: ©Associated Press/YouTube