Sempre più donne dietro le sbarre

Articolo pubblicato il 31 maggio 2007
Articolo pubblicato il 31 maggio 2007

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Molte entrano in carcere dopo anni di maltrattamenti e sofferenze. Ma una volta dentro, si ritrovano ad affrontare situazioni ancora più difficili.

«Nella maggior parte dei casi le donne arrivano in prigione distrutte da anni, se non da una vita intera, di abusi psichici e sessuali da parte degli uomini». Parola di Jane Evelyn Atwood, una fotografa che ha incontrato e immortalato per nove anni le detenute delle carceri europee e americane.

Il 20% è analfabeta

All'ombra dello stereotipo del gangster duro e macho si nasconde infatti un'altra realtà preoccupante. Secondo un rapporto europeo sulle condizioni detentive realizzato nel 2001, le donne rappresentano una minima percentuale della popolazione carceraria (4% in Francia e in Italia, 4,5% in Grecia, 5% nel Regno Unito e 8% in Spagna). Ma queste cifre sono in aumento. Certo, non come in America, dove il numero delle detenute è aumentato dal 1980 di circa il 400%: il doppio rispetto agli uomini.

La prevalenza è stata condannata per reati non violenti: l'89% delle detenute è in prigione a seguito di contenziosi familiari e/o economici (furto, assegni in bianco, uso di carte di credito false, spaccio di stupefacenti). In situazioni precarie, senza legami affettivi e con un basso livello d'istruzione, queste donne commettono sempre più delitti per sopravvivere. La loro vita è caratterizzata da un progressivo isolamento, che colpisce prima il lavoro e poi la famiglia. Secondo i dati raccolti dall'Osservatorio internazionale delle prigioni il 20% delle detenute è analfabeta e il 50% ha un livello di istruzione primaria. I tre quarti delle donne in carcere ha almeno un bambino.

Nel Regno Unito le carceri sono miste

Le nuovi leggi in vigore contro lo spaccio e il consumo di stupefacenti hanno fatto aumentare e ringiovanire la popolazione femminile negli istituti detentivi. Nel Regno Unito il tasso di incarcerazione delle donne è due volte superiore a quello degli uomini. Ma nonostante questo esistono pochissime carceri femminili: il codice di procedura penale non prevede nessun trattamento particolare per le donne. Le celle di quest'ultime sono di solito poste in aree riservate all'interno delle carceri maschili. Mancano quindi le infrastrutture.

L’allungamento delle pene aggrava poi la situazione della detenuta, che prima di entrare in carcere era già precaria. Chi vive dietro le sbarre spesso deve fare i conti con scarsa igiene, malnutrizione, problemi di salute, aumento costante delle automutilazioni e del tasso di suicidi.

Disuguaglianze sul lavoro

Le regole penitenziarie europee sulla formazione e l’impiego sono molto chiare: “Le donne devono avere accesso a diversi tipi di impiego e la loro scelta non deve limitarsi ai lavori tradizionalmente considerati femminili”. Non ci dovrebbero essere quindi distinzioni di sesso tra i detenuti. Ma la realtà è molto diversa. Spesso gli impieghi proposti alle detenute riguardano il cucito e l'imballaggio. In Italia, poi, esistono degli scarti di salario tra donne e uomini per lo stesso impiego.

Di conseguenza le detenute, rinchiuse in stereotipi femminili e destinate a mansioni ripetitive, non riacquistano stima e fiducia in loro stesse. Oltre alla privazione della libertà, alla perdita di intimità e di dignità, sono rare quelle che riescono ad avere accesso a un vero programma di formazione che sta alla base di un effettivo processo di reinserimento sociale.