“Se voglio vivere in un mondo dove posso sentirmi felice e accettato devo essere io per primo a innescare il cambiamento."

Articolo pubblicato il 18 marzo 2017
Articolo pubblicato il 18 marzo 2017

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In una sala conferenze nel centro di Bratislava (Slovacchia) si sono riuniti trenta giovani provenienti da diverse parti d'Europa con l'obiettivo di discutere di come i media descrivono le minoranze nel vecchio continente.

Frida Khalo domina col suo sguardo silenzioso la sala conferenze nel centro di Bratislava (Slovacchia) in cui trenta giovani provenienti da diverse parti d'Europa sono riuniti per discutere di come i media descrivono le minoranze nel vecchio continente.

Uno degli oratori di spicco in visita è l'attivista LGBT Robert Furiel, che ha fatto luce sulla situazione di tale comunità nel suo paese. Dopo aver studiato e lavorato a Praga per otto anni, Furiel è tornato in patria e ha fondato Saplinq, la sua ONG, con lo scopo di battersi per i diritti LGBT e richiamare l'attenzione pubblica al riguardo. Avido consumatore di letteratura motivazionale da giovane, il motto americano "Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo" lo ha fortemente influenzato. "Se voglio vivere in un mondo dove posso sentirmi felice e accettato devo essere io per primo a innescare il cambiamento" dichiara Furiel, nonostante per lui non sia sempre stato così semplice: "Quando ho iniziato ad essere attivo nella comunità LGBT pensavo che alcune cose non sarebbero mai state possibili ma col tempo ho capito che la chiave di tutto è perseverare." 

Un esempio perfetto di questa perseveranza è il suo coinvoglimento in diversi eventi Pride. E' l'organizzatore del Pride di Kosice e ed è stato inoltre uno dei fondatori del Dúhový Pride Bratislava (Marcia arcobaleno dell'orgoglio LGBT). Sebbene la prima parata abbia dovuto essere cancellata dopo l'attacco di alcuni gruppi neo-Nazi nel 2010, le marce successive si sono svolte senza incidenti di rilievo e hanno ricevuto il supporto di molte celebrità e politici.

imageTuttavia, il referendum tenutosi a febbraio 2015 ha convinto gli organizzatori a rimandare l'edizione dello scorso anno al 2017 e, secondo Furiel, ha radicalizzato la società in due gruppi. Il referendum dava la possibilità di esprimere la propria opinione in merito a tre questioni: se si debba usare la parola "matrimonio" esclusivamente in riferimento all'unione fra un uomo e una donna, se sia necessario vietare l'adozione a coppie dello stesso sesso e se i genitori siano liberi di far astenere i figli dalle lezioni scolastiche in cui si trattano temi come eutanasia o educazione sessuale. Il referendum è stato però successivamente annullato perchè con solo un 21.4% di cittadini votanti non si è raggiunto il quorum necessario. I più critici sostengono che fosse orchestrato da organizzazioni religiose e conservative nel tentativo di impedire alle coppie gay di vedersi riconosciuti più diritti.

La collocazione geografica del paese, la presenza di un partito neo-nazista in parlamento e la possibilità di discriminazione ed emarginazione della componente LGBT della società sono gli elementi principali che rendono il suo lavoro ancora più apprezzabile e importante. Se paragonati ai paesi vicini, gli slovacchi sembrano accettare abbastanza bene l'omosessualità. Secondo il Centro di ricerca Pew le opinioni nella zona variano molto: mentre i polacchi sono divisi sulla questione e gli ucraini tendono verso la non-accettazione, cechi e slovacchi ritengono che l'omosessualità dovrebbe essere accettata. Furiel è scettico e azzarda: "La società ceca accetta passivamente mentre quella slovacca è passivamente intollerante."

pride-teamDalla sua esperienza all'estero Furiel ha imparato che il modo più efficace per innescare il cambiamento passa per le emozioni, per la disponibilità delle persone a parlare di sé con amici e parenti, perchè le campagne che hanno avuto maggiore impatto sono quelle fatte mettendoci la faccia - "stile Testimoni di Geova", scherza. Il suo obiettivo per il futuro è quello di creare un'organizzazione nella quale in molti siano disposti ad agire nelle piccole città perchè è lì che vive la maggior parte degli slovacchi (solo il 9% della popolazione totale del paese vive a Bratislava). Guardando i cambiamenti recenti e tutt'ora in corso in molti paesi, soprattutto in Nord America, America del Cono Sud e Europa occidentale il suo lavoro sembra seguire il corso della storia e, prima o poi, i diritti per i quali si batte dovranno essere garantiti e pienamente riconosciuti. 

Articolo di Andrea Rosso, Mimi Filova, Maia Belzunegui, Prisca Santarelli

Curato da: Ivana Petrisková

*L'articolo nasce dal progetto "Raise your Voice 2.0" (13-20 Aprile 2016), organizzato dalla ONG Mladiinfo Slovensko e finanziato da Erasmus+, programma della Commissione europea per sostenere istruzione, formazione, gioventù e sport.

Il post “If I Want to Live in a World Where I’m happy and Accepted I Need to Do Something for it Myself,” è apparso per primo su Mladiinfo.