Se Pegida arriva in Austria

Articolo pubblicato il 06 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 06 gennaio 2015

Il movimento PEGIDA - Patriottici Europei contro l'Islamizzazione dell'Occidente - è nato a Dresda lo scorso autunno e da allora ha fatto la sua comparsa anche in molte altre città tedesche come Bonn, Kassel e Monaco. 

Manifestazioni hanno avuto luogo ogni lunedì, sotto forma di "passeggiate pomeridiane" e nell'ultima di queste 15.000 persone occupavano le strade di Dresda, insieme ai 4.500 contestatori. Anche se il fenomeno Pegida, finora, è rimasto circoscritto alla realtà tedesca, non è detto che lo rimanga. Già da un po' di tempo, infatti, due rami austriaci del movimento sono attivi su Facebook con le pagine "Pegida Wien" e "Pegida Österreich". I post sono soprattutto link di notizie condivise, riguardanti reati commessi da rifugiati richiedenti asilo - la maggior parte dei quali musulmani - ma contengono anche istanze pubbliche e attacchi alla politica tedesca e ai "giornalisti bugiardi".

Proteste, critiche e controproteste

La polemica delle ultime settimane e degli ultimi mesi sta crescendo. Sorprendentemente Pegida è uno dei pochi fenomeni che funziona sia on che offline: la mobilitazione attraverso i social network, infatti, ha dato dei risultati notevoli. Allo stesso tempo, però, più si rafforza Pegida, più si rafforza il movimento di opposizione. Il 16 dicembre, ad esempio, il Semperoper di Dresda - il Teatro dell'Opera della città davanti al quale i membri di Pegida hanno sfilato ogni settimana - ha spento l'illuminazione esterna eccetto che per una scritta luminosa sul muro "Benvenuti rifugiati". Allo stesso tempo, davanti al teatro, si potevano vedere quattro bandiere che recitavano "attenzione", "porte aperte", "cuori aperti", e "la dignità dell'uomo è intoccabile". Invece a Monaco, il 23 dicembre, venti sostenitori di Pegida si sono trovati di fronte a 12.000 oppositori secondo i dati della polizia, 25.000 secondo gli organizzatori della contromanifestazione. Sulla facciata del Residenz-Theater si poteva leggere la scritta "Regida-Residenz-Theater contro l'idiotizzazione dell'occidente".

Tuttavia questi atti di resistenza non possono negare il fatto che Pegida abbia trovato un suo spazio  nell'opinione pubblica. Organi di stampa prestigiosi, e giornalisti esperti come Giovanni di Lorenzo (Die Zeit) Henryk Broder (Die Welt), scrivono di un «afflusso di massa di rifugiati» e di un «Festival della Pazzia, i cui protagonisti non sono né gretti piccolo-borghesi impazziti, né nazionalisti, né razzisti e nemmeno nazisti gessati, ma piuttosto politici seri che rappresentano gli interessi dello Stato, che agiscono come principi feudali alla fine del XVIII secolo e non vogliono condividere il proprio potere e i propri privilegi con nessuno». Christian Stahl, giornalista, regista e autore, ha solo una risposta da dare: «Dovremmo vergognarci di noi stessi».

La critica in Austria: l'Offensiva Contro l'estrema Destra

Pegida viene vista scetticamente anche dall'associazione viennese "OGR- Offensiva Contro l'estrema Destra", un'associazione civile con una rete estesa e consolidata schierata contro il populismo e l'estremismo di destra e promotore anche dell'opposizione al Wiener Akademikerball (un ballo tenuto ogni anno dal FPÖ -  Partito per la Libertà dell'Austria). Secondo l'OGR, Pegida sarebbe comparsa in Austria solo su Facebook. «Negli ultimi anni, il lavoro dell'estrema destra in rete e sui social network è cresciuto così tanto che sarebbe pericoloso basarsi solo sul fenomeno online». Secondo quanto riportato sulle pagine Facebook, infatti, una manifestazione a Vienna sarebbe già stata organizzata per gennaio, ma è lecito chiedersi se l'eco avrà una diffusione pari a quella avuta a Dresda. «Però le veglie silenti del lunedì, che hanno attirato un pubblico simile, non hanno mai preso piede qui in Austria».

Secondo l'OGR, per capire il fenomeno Pegida bisogna prendere atto dei cambiamenti che stanno avendo luogo all'interno del del movimento di estrema destra tedesco. «Stiamo assistendo a una ridefinizione di uno spettro degli ultimi dieci, quindici anni, che se ne è andato dal nazional-socialismo degli stivali con la punta d'acciaio e le teste rasate, che non urla più slogan provocatori e proibiti e non disegna svastiche sui muri». Certo quell'aspetto sopravvive ancora da qualche parte - nel NSU (Nazional-socialismo clandestino) per esempio - ma il nuovo spettro dell'estrema destra mira a spostare il discorso a destra e, per fare questo, si muove nello spazio pre-politico. Che questo discorso arrivasse nelle strade, però, non è successo che nel 2014.

Per quanto riguarda i membri di Pegida,  l'Offensiva ha le idee chiare. «Che i leader, quelli in alto dal punto di vista organizzativo, siano di destra non significa che tutte le persone che prendono parte alle manifestazioni vengano dall'estrema destra». Quelli che sono stati coinvolti sono quelli su cui la nuova destra ha messo gli occhi: «Una cittadinanza che si è lasciata radicalizzare e che prova già di suo un diffuso sentimento di impotenza e di paura del declino». La crisi è stata un potente catalizzatore per queste paure, in uno spettro che si percepisce come "lo strato medio della società" e che non si sente più rappresentato dal sistema partitico esistente.

Rimane da vedere se Pegida riuscirà o meno a prendere piede anche in Austria. Sulle pagine Facebook si continua a parlare di una manifestazione prevista a Vienna per gennaio: dove e quando questa debba avere luogo, ancora non è chiaro. L'OGR teme che come risultato della «normalizzazione dei discorsi razzisti e anti-femministi, presentati come la volontà del popolo» si avranno il razzismo anti-islam, l'antifemminismo e l'antisemitismo. La crescita significativa degli attacchi alle case dei rifugiati e alle moschee ne dimostrano il pericolo.