Se l’Inghilterra lascia l’UE, anche la Svezia andrà via?

Articolo pubblicato il 28 luglio 2016
Articolo pubblicato il 28 luglio 2016

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Con l’avvicinarsi del referendum inglese sull’appartenenza all’UE, si diffondono le speculazioni sugli effetti che il voto della Brexit potrebbe avere su tutto il continente. I paesi scandinavi sono tra quelli che figurano come possibili seguaci, ma davvero gli svedesi non vedono l’ora di dire addio all’unione?

È primavera a Stoccolma, le costruzioni in stile medievale, la baia color azurro e l’orizzonte alberato sembrano ancora lontani da quella che è ormai la giungla londinese. È veropiove, ma potrebbe saltar fuori che queste città, oltre al clima, abbiano dell’altro in comune.

Siamo quasi in periodo esami, la biblioteca del KTH Royal Institute of Technology è piena. Sono qui per parlare con i giovani circa “Brexit”, abbreviazione di British Exit, la possibile uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Uno studente subito si appresta a riassumere il pensiero generale dei media Svedesi: “Britannici, cosa diavolo state combinando?”

Il referendum britannico sull’appartenenza all’UE è fissato per il 23 giugno, e se la vittoria sarà della campagna pro-uscita (al momento in testa nelle elezioni), ci si preoccupa che altri stati membri possano fare lo stesso. Così come la Danimarca, si è detto che la Svezia sia a rischio di fuga. Stoccolma ha opinioni simili a quelle di Londra sul federalismo europeo e sul suo mercato libero, nessuno dei due paesi usa l’euro, e per questo alcuni organi di stampa hanno addirittura coniato il termine “Swexit”.

Erik Blohmé studia scienze politiche all’Università di Stoccolma ed è anche Segretario Politico dell’Unione studentesca, che si occupa dei diritti degli studenti a livello locale e nazionale. Erik afferma che, nonostante le persone siano contro l'UE, in realtà non vogliono abbandonare l’unione per paura delle conseguenze economiche. Ma la Brexit porterà cambiamenti? Erik non ne è sicuro, anche se sostiene che potrebbe “aggiungere legna al fuoco”.

Personalmente, Erik non è proprio a favore dell’UE. “Ci sono molti meccanismi capitalistici e neoliberali di mezzo che trovo problematici”, afferma, sottolineando la sua opposizione alle frontiere esterne, fisiche ed economiche, mentre “ci sono persone che annegano”. Ma la Swexit è possibile? “Per il momento non tanto”, ammette, parlando di quella che secondo lui è stata una grande ripresa del paese dalla crisi economica del 2008.

 “I media svedesi non si stanno per niente occupando della Brexit”, continua. “Se sei interessato alla politica, puoi seguirla su dei siti in particolare, ma di certo non è uno dei punti principali”.

Fuori la biblioteca del KTH, neanche uno degli studenti con cui parlo ha mai sentito il termine Swexit (alcuni hanno addirittura riso). Uno non ha neanche mai sentito parlare di Brexit. Ma, tecnicismi a parte, le persone stanno davvero parlando dell’appartenenza della Svezia alla UE? Uno studente Erasmus agita le mani e risponde “Nelle ultime settimane i miei amici svedesi hanno parlato dell’Eurovision…”

Tuttavia, i dibattiti circa la posizione della Svezia esistono per certo. Il supporto per l’euro è basso (il paese votò contro l’adozione dell’euro in un referendum del 2003). Chiedo a una studentessa svedese, contro l’appartenenza alla UE, se il paese condivide il suo stesso pensiero politico: “Per ora, non ne se ne parla. L’argomento principale è l’immigrazione”.

 “I media svedesi conservatori ne parlano”, continua uno dei suoi coetanei, “ma è più che altro un’ideologia”. Un altro concorda sul fatto che l’ascesa della destra stia spostando l’attenzione sull’argomento. “Ma se dovessimo votare ora”, procede, “credo che resteremmo”.

Nei corridoi del potere, lontano dalla biblioteca, i sentimenti sono vari. Erik parla di una lotta interna ai conservatori svedesi, con quelli di estrema destra che cercano di sfruttare la strategia populista dei Democratici Svedesi di destra, a favore dell’uscita. Sul fronte sinistro, c’è molta meno divisione. Una piccola parte vorrebbe andar via, per motivi diversi da quelli della destra, ma in generale l’opinione pubblica è favorevole all’integrazione europea.

Philip Botström è president della Lega Giovanile del Partito Socialdemocratico Svedese, a sinistra dello spettro politico del paese. “I giovani socialdemocratici sono convinti che sarebbe meglio per tutti che la Gran Bretagna rimanesse”, spiega, “stiamo affrontando tempi difficili in Europa e molte di queste sfide richiedono una cooperazione oltreconfine”. Non gli piace l’idea di un referendum simile in Svezia e afferma che la UE ha permesso al paese di essere all’avanguardia su problematiche come l’immigrazione, il clima e l’evasione fiscale.

La Svezia discusse la partecipazione alla UE prima del suo referendum di adesione nel 1994. “Una grandissima parte delle nuove generazioni non sa cosa significhi Svezia senza l’Unione Europea”, spiega Philip. “Siamo abituati a superare i confini e ad incontrare persone da tutto il mondo. Sembra che l’appartenenza alla UE e le nuove generazioni svedesi siano un tutt'uno e che dunque i giovani siano più positivi e vedano i benefici di essere parte dell’Unione Europea”.

La Brexit cambierà le cose? Philip ammette che potrebbe costituire un precedente, ma resta scettico nel caso della Svezia. “Credo che piuttosto darà il via a un dibattito su una riforma dell’Unione Europea”.

Ha l’impressione che l’Unione sia diventata sempre più una parte integrante della politica svedese: “C’è molta frustrazione sull’operato degli altri paesi europei che non sembrerebbe essere sufficiente, ma non si è mai parlato di lasciare l’Unione Europea”. Forse, dopotutto, i due paesi si assomigliano solo fino a un certo punto.

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Ci è stato ufficialmente vietato di citare i The Clash, ma la questione rimanda alla famosa canzone. Il 23 giugno 2016, i cittadini del Regno Unito voteranno se restare o meno nell’Unione Europea. Ci sono alcuni babeliani che avrebbero un paio di cose da dire a riguardo…