Se l’Europarlamento affossa l’associazionismo

Articolo pubblicato il 15 maggio 2006
Articolo pubblicato il 15 maggio 2006

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Questa settimana l’assemblea di Strasburgo si pronuncia su una proposta della Commissione che mira a eliminare una serie di proposte legislative giudicate «scartoffie». Tra queste lo Statuto di associazione europea.

C’era una volta – negli anni Ottanta del secolo scorso – un Parlamento europeo che rischiava contro l'apparente "buon senso" delle altre istituzioni europee il progetto di Altiero Spinelli per gli Stati Uniti d’Europa. C’era una volta una Europa in cui la Commissione Delors, rilanciava l’integrazione politica per ridurre il «costo della non Europa»: le code alle frontiere, gli ostacoli alla libera circolazione delle merci. C’era una volta e non c’è più questa Europa si potrebbe dire, a giudicare dall’iniziativa annunciata il 27 settembre dalla Commissione Barroso che – per limitare gli eccessi della regolamentazione comunitaria che penalizzerebbero la competitività europea – intende rinunciare al progetto di Statuto di Associazione europea. Un’iniziativa che ora il Rapporto dell’eurodeputata post-comunista Sylvia-Yvonne Kaufmann propone di sostenere.

Associazioni senza frontiere...

Questo Statuto – frutto del fervore comunitario di un gruppo di deputati europei guidati dalla francese Nicole Fontaine – conquisterebbe per tutti la libertà associativa europea: cioè la possibilità di creare movimenti, organizzazioni, ong in grado di agire e di essere riconosciuti sul territorio di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. Come fanno ormai da decenni le società multinazionali o le banche. Ovviamente l’idea di creare “multinazionali civiche” non entusiasma tanti Stati membri che, con l’attuale sistema nazionale, possono controllare più agevolmente i tanti “privilegi fiscali” dei soggetti no profit: «quante tasse pagherebbero le “associazioni europee”? A chi?» sembrano chiedersi i Governi di mezza Europa. Dal 1993 il progetto di Statuto di Associazione europea è rimasto nei cassetti delle istituzioni europee, riuscendo ad attraversare nell’indifferenza uno dei decenni più critici per l’Unione europea. Nessuno, né nella Convenzione guidata da Valéry Giscard d’Estaing, né nei ranghi dei Parlamenti che si sono succeduti ha ritenuto utile approvare un progetto che potrebbe rivelarsi un potente antidoto contro la crisi politica e la mancanza di appeal sempre più cronica dell’Unione europea. Se il Parlamento europeo non è mai stato capace di battersi per il diritto sacrosanto dei cittadini europei ad associarsi oltre le frontiere, non ha avuto nessuna esitazione a riconoscere - per finanziarle - le “federazioni di partito” che veicolano un consenso sempre più tiepido nei confronti dell'ideale europeo.

...per Bruxelles sono «obsolete»

La Commissione Barroso ha proposto di eliminare una proposta definita «obsoleta», che a suo dire «ostacolerebbe la competitività dell’Unione»: non esattamente la migliore risposta all’astensionismo vincente delle elezioni europee del 2004 ed al doppio No franco-olandese a quel progetto di Costituzione Europea su cui Bruxelles aveva scommesso tutto. Non solo. Dal punto di vista economico, una norma che armonizza un settore associativo che, in alcuni paesi come la Germania, rappresenta il 10% degli impiegati del settore terziario, difficilmente renderà l’Europa meno competitiva di oggi.

Un antidoto contro la crisi dell’Ue

Oggi il Parlamento europeo – che molti vedono come un ponte capace di ricostruire un rapporto virtuoso tra l'Europa ed i suoi cittadini – può decidere di seguire la via indicata dalla Commissione e di gettare all'aria un progetto politico in grado di dare una dimensione europea alla società ed alle opinioni pubbliche europee. Oppure può decidere di raccogliere una sfida e proporre un antidoto alla crisi dell'Ue: perchè se i problemi non possono essere risolti nel ristretto ambito del palazzo, si può e si deve cercare di allargare il contesto e rispondere a bisogni più ampi di democrazia e libertà. Da un voto sulle «scartoffie» dipendono ancora una volta le prospettive di questa Europa. E la credibilità democratica dell'assemblea di Strasburgo.