Se la giovane Europa prende il toro per le corna

Articolo pubblicato il 08 marzo 2012
Articolo pubblicato il 08 marzo 2012

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Sotto la parola Europa si nasconde il mito della giovane e bella (non potrebbe essere altrimenti!) donna rapita e violentata dal supermacho dio Zeus. Così Europa si trasforma in una mantenuta divinamente ricca, benché disoccupata e madre. Ovviamente ci possono essere molte interpretazioni di questo mito, ma non c’è dubbio che nella maggior parte delle lingue Europa sia una donna.
Ma la visione della donna schiacciata dalle lotte degli uomini per il potere è forse esagerata oggi? O quella giovane Europa è tornata a prendersi il lavoro dei propri sogni e a realizzare i propri desideri? Reportage sulle aspettative delle giovani donne europee.

"Non ci penso neanche di guadagnare meno dei miei colleghi - ci dice Tara, studentessa di arti visive proveniente dal Belgio, attualmente in Erasmus a Parigi - All'università non mi sono mai sentita discriminata, non so perché dovrebbe accadere sul mercato del lavoro, se le mie idee sono buone".

Secondo i rapporti della Lobby europea delle donne (EWL), la più grande associazione femminile d'Europa che coordina le organizzazioni non governative di tutta l'Unione, il divario retributivo medio tra uomini e donne è del 17,1%. E questo mentre circa il 60% degli studenti che si laureano ogni anno sono donne. Saranno queste proporzioni a far scoppiare la rivoluzione generazionale?

Ho incontrato Virginia, Ellen, Tara e Alix per discutere di questo argomento. Le studentesse, intervistate sulla ragione di questa differenza nei salari, la trovano nella mentalità tradizionale per cui quello che fa una donna ha semplicemente minor valore.

Il valore collaterale della bellezza femminile

Le donne in uno studio legale guadagnano meno, perché il datore di lavoro pensa che una donna debba pagare in qualche modo per il periodo di maternità", dice Virginia, studentessa di giurisprudenza di Madrid. I dati in questo senso sono implacabili. Ben il 31,5% delle donne lavora part-time (e solo l’8,5% degli uomini). Qual è la causa di statistiche così sfavorevolmente ostili alle donne? EWL le indica nella cosiddetta "seconda vita delle donne", ovvero il lavoro non retribuito collegato alle cure familiari che le obbliga a una sorta di lavoro a singhiozzo, a partire dal primo impiego fino alla pensione.

"Non mi preoccupo per la differenza dei salari, ma di trovare un lavoro", interviene risoluta Alix, studentessa belga di storia dell'arte e stagista presso una casa d'aste. "Le donne tendono ad essere molto stressate dalle aspettative nei loro confronti, a loro è costantemente richiesto un qualche tipo di sforzo. Ancor di più nell’ambiente dei media".

"Non ho intenzione di presentarmi in nessun modo come un oggetto sessuale, ma mi rendo conto che l'immagine e l'aspetto sono molto importanti nel mondo di oggi. Vorrei che contasse soprattutto il mio lavoro, ma certamente a volte dovrò usare la mia immagine" dice Tara. Uno sguardo femminile, secondo quanto si vede in pubblicità, può vendere di tutto,  dal detersivo alle tegole del tetto.

"Nell’ambiente dei collezionisti di opere d'arte, essere una donna può essere punto in più, dal momento che la maggior parte dei grandi collezionisti sono uomini - osserva Alix - Per dar valore al prodotto lo vendono delle belle persone. So di casi in cui si è rinunciato ad un ordine perché la bellezza collaterale".

Il maschio a pezzi, è questione di misure! su cafebabel.com

Le reazioni delle donne europee all’immagine femminile proposta dai media, dai quali veniamo bombardati ogni giorno, sono molto diverse. Ellen, studentessa svedese di linguistica, valuta severamente le immagini che ci arrivano da “consumare": "Mi innervosisce terribilmente quando nei media si ammicca alle donne o le si ridicolizza. Spesso, tuttavia, dirigo la mia rabbia ai registi del programma o ai proprietari del canale". Virginia cerca di non prenderla così a cuore: "Mi sembra che sia molto difficile identificarsi con la maggior parte delle donne presenti nei media. La loro immagine è così incoerente e incredibile, che cerco di non preoccuparmene", sostiene. A quanto pare, non sono dello stesso parere le inglesi, che per prime hanno deciso di reagire a questa situazione. Il risultato? Recentemente, il governo britannico ha vietato la pubblicità di una crema antirughe per le donne, i cui effetti nella pubblicità sono stati abbelliti grazie a Photoshop, dando alle donne sulla cinquantina l’agognato aspetto di ventenni.

Il ratto di Europa nella mitologia contemporanea

Secondo i rapporti raccolti dalla EWL solo il 3% delle donne sono tra i capi delle società quotate in borsa in Europa (l’8% siede nei consigli di amministrazione di queste società). Le donne che sembrano avere potere politico o economico nella società sono molto poche (leggi anche Politici donna o donne che fanno politica? su cafebabel.com). Gli studi dimostrano, tuttavia, che le donne che compaiono sui media sono ancora meno. Esse rappresentano solo il 22% degli esperti delle telecomunicazioni e solo il 10% dei politici mostrati nei media. Nei messaggi le si identifica inoltre tre volte più spesso con la loro situazione familiare (e quindi il ruolo di madre, moglie...) rispetto agli uomini. L’ideale di donna personificata nella bella e giovane Europa del mito greco sembra essere molto attuale.

Che l'impressione di parità tra donne e uomini in Europa non sia ancora un "Photoshop" politico dietro al quale si nascondono ancora gli stessi ruoli imposti? Le giovani donne europee sembrano essere piuttosto ottimiste e si concentrano su ciò che possono fare da sole, senza aspettare la società. Ma è anche vero che non dipende solo da loro se la ninfa Europa del mito greco riuscirà infine a dare maggior valore alle sue aspettative piuttosto che alle aspettative degli altri. Perché, nel nostro mito moderno, anche la ninfa ha il coraggio di decidere su un piano di parità con gli dèi.

Foto di copertina:jon.hayes/ flickr; testo: (cc)  Auzigog/flickr; European Parliament/flickr.