Se il Parlamento è come il ventre della balena

Articolo pubblicato il 23 gennaio 2009
Articolo pubblicato il 23 gennaio 2009
Lo scandalo del Parlamento Europeo a Bruxelles è che è talmente ben fatto che ottiene il contrario di ciò che si persegue in una democrazia: i deputati rischiano di dimenticare chi è all’esterno, in attesa dei suoi diritti.

Bruxelles, un milione di abitanti e tre velocità. Da un lato gli immigranti magrebini, sub-sahariani e orientali, che occupano gran parte dei quartieri centrali. Dall’altro i cittadini in fuga verso una periferia residenziale fatta di villette a schiera e serate soporifere. Infine, la legione di funzionari europei in terra di nessuno, in nessun caso disposti a restare in eterno in questa città così poco costosa, dove è così facile bere e mangiare bene. Potrebbero servire da elemento di coesione tra i nazionali e gli stranieri, tra i ricchi e i poveri, ma non è così, e la colpa è di un edificio chiamato Parlamento europeo, inaugurato nel 1999.

Il leviatano della democrazia europea

Sono dotati perfino di doccia e letto, gli studi degli europarlamentari. Sempre circondati da assistenti che gli facilitano il lavoro più pesante: quello legato alle scartoffie burocratiche. Come possono sapere quello che succede fuori, alla gente normale? Nel cuore del distretto europeo si trova l’Eurocamera. Un edificio gigantesco diviso in due parti e unito da una passerella alta svariati piani, a loro volta collegati da passerelle agli edifici circostanti di altre istituzioni europee, e perfino ad una stazione dei treni sotterranea che permette a chi lavora al suo interno di viaggiare a Strasburgo senza mai uscire in strada. Un vero e proprio leviatano architettonico. Ad prima visita lo spazio mastodontico delle sue viscere intimidisce ed inquieta: riuscirà il giornalista partecipante ad orientarsi un giorno per realizzare i suoi articoli in tempo e con le fonti adeguate? Come sapere quali sono le riunioni importanti, i dipartimenti chiave, i contatti che interessano?

Uno spettacolo quasi coreografico

Le proporzioni dell’edificio sono eleganti, moderne e signorili, ma il viavai di persone è all’altezza della Gran Vìa di Madrid o la 5ª strada di New York: lavorano al suo interno circa 5mila tra politici, assistenti, giornalisti, personale amministrativo, visitatori, studenti, stagisti, cuochi, e lavoratori di tutti i tipi. C’è di tutto. Come ci si può ricordare della gente normale che vive al suo esterno e per cui lavora il 90% di quelli che sono lì dentro? Uffici postali, succursali bancarie, cliniche sanitarie, palestra, mensa, negozi di accessori, esposizioni, ristoranti di lusso, bar e caffetterie ad ogni angolo, e così via. E tutto funziona così bene che poco a poco si è tentati a dimenticare la propria vita passata di cittadino della strada. Uno degli spettacoli più incredibili è la coreografia senza intoppi che mette in scena tutti i giorni il personale della mensa: tra le più grandi al mondo dà da mangiare a più di 4mila persone al giorno ad una qualità sorprendente. Per questo la maggior parte dei parlamentari si mescola senza alcun complesso , nelle sue tavole allungate, con i tirocinanti e il resto della plebe.

Seppur si tratti di cibo, ci sono settimane in cui si inaugurano fino a 7 esposizioni di artisti diversi, senza contare i concerti dal vivo e i programmi televisivi. E, ovviamente, per tutti è necessario un servizio di catering all’altezza della ghiottoneria delle sue signorie. Di cosa si parla in queste riunioni? Dei lavori degli artisti sicuramente no. Piuttosto del prosciutto spagnolo, il vino francese e i formaggi italiani che vengono serviti. E questo sì, ci sono molte attività solidali: la settimana della cultura araba, il giorno dell’Africa in parlamento … «Ma quando viene Bono, degli U2, lo si fa entrare dalla porta principale, e i pakistani e magrebini che lavorano nel retrobottega di questo appassionante marchingegno in cui si decide molto più potere di quello che i cittadini possano immaginare, entrano dalle porte di servizio posteriori», commenta un collega giornalista nella sala stampa confinata nella parte meno visibile dell’edificio. Vedere per credere.