Se gli studenti tedeschi "invadono" i cugini austriaci

Articolo pubblicato il 31 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 31 ottobre 2014

Mentre centinaia di europei del sud fanno le valigie e si trasferiscono in Germania alla ricerca di un futuro, ogni anno migliaia di giovani tedeschi emigrano in Austria,  una sorta di “fratello minore”, per gli studi universitari. Cosa offre il paese alpino per far sì che un numero così elevato di studenti tedeschi decida di varcare i confini della piccola, sempre accogliente, Austria?

Se chiedi ad un giovane austriaco se gli piace il suo paese, molto probabilmente ti risponderà di sì, con un “però”. Perché gli austriaci sono così: trovano sempre qualcosa da poter migliorare, un “però” da aggiungere, una critica da fare. Anche tenendo in considerazione il tasso di disoccupazione generale, del 7,6% e giovanile, 8,2% - cifre che a noi europei del sud fanno sognare -, quando chiedo ad alcuni studenti di Vienna se il paese gli piace o se pensano di fermarsi a viverci, la maggior parte di loro risponde che il paese «va bene” ma che lo trova «noioso». «Qui non cambia mai nulla… viviamo con questa Grande Coalizione da anni e, per carità, va tutto bene, ma non succede mai nulla», mi ha detto una pensierosa Dunja, studentessa in arti plastiche presso l’Università di Arti Applicate. Se è così noioso, perché ogni anno centinaia di studenti provenienti da ogni parte del mondo decidono di andare a studiare nel paese di Mozart, di Sissi e della torta Sacher

All'università per meno di 20 euro

Arrivo nella capitale austriaca con una vaga idea di cosa troverò e cosa invece no. E sì, lo so, non è l’ideale. Si dovrebbe visitare un posto senza preconcetti, liberi da pregiudizi e con la mente aperta. Però, nel mio caso, è un po’ più complesso. Tempo fa, ho vissuto qui per un certo periodo e non riesco a togliermi dalla testa l’immagine di una città all’antica, vintage come direbbero gli hipster (sì, così suona meglio, certo), ricca d’arte e di (grande?) cultura, elegante e signorile, ma certamente non giovane. Tuttavia, la città degli Asburgo ospita “la più vecchia università del mondo germanofono”, così come tiene a precisare l’ufficio stampa dell’Università di Vienna. E non lo si deve solo agli austriaci, ma anche ai numerosi studenti stranieri che vi si iscrivono ogni anno. Principalmente tedeschi. In base ad alcuni dati forniti dall'ente, dei 90mila studenti registrati nel semestre invernale 2013/14, quasi il 10% (8.600) proveniva dal paese confinante. A quanto pare, il fenomeno si protrae da una decina d’anni. Durante questo periodo, il numero degli iscritti è aumentato di quasi il 50%: dai 62.602 del 2004 ai 90mila dello scorso anno, un incremento che ha provocato il collasso e la massificazione dei corsi.

Tra quei 90mila c’è anche Rachel Miriam, berlinese di padre spagnolo e madre tedesca. Conseguito il diploma, Rachel pensava d’andarsene a Barcellona ma si è fermata a metà strada e si è trasferita a Vienna. «Questa città è come un pozzo, entri e non ne esci più», dice, scherzando, l’esperta in comunicazione, residente nella “noiosa” Vienna da sei anni. «Ho studiato alla FH, un centro di studi un po’ più caro rispetto all’Università di Vienna, ma con professori associati e classi ridotte», spiega Rachel. Dopo la laurea nel 2013, ha pensato di andare via per iscriversi ad un master, ma dopo aver visto i prezzi del resto d’Europa, ha deciso di continuare gli studi in Austria. «Un mio amico spagnolo ha pagato 18mila euro per un master di due anni ed io qui pago 18,50 euro a semestre», mi racconta. Quasi mille volte meno. È solo questa la ragione per la quale la capitale austriaca attrae così tanti studenti? «No», mi risponde categoricamente. «Qui gli affitti sono anche più cari che a Berlino, ma lì è quasi impossibile entrare all’università». In Germania, l’accesso ai corsi di laurea dipende da un voto preselettivo e la concorrenza è feroce. In Austria, invece, basta pagare la tassa di 18,50 al sindacato degli studenti e ci si può iscrivere a qualsiasi corso di laurea, ad eccezione dei cinque più richiesti, la cui immatricolazione richiede il superamento di un pre-esame. «Nel mio paese è follia pura. Sono venuta qui per studiare psicologia e alla fine non ho potuto perché non ho superato l’esame, ma in Germania mi sarebbe stato impossibile studiare qualsiasi cosa», spiega Hanna, collega di Dunja all’Università di Arti Applicate e studentessa in lingua tedesca all’Università di Vienna. «Non c’è dubbio sul fatto che i corsi siano impersonali (i professori non conoscono gli studenti ndr), a volte così affollati che devo sedermi a terra per poter prendere appunti, però qui possono studiare tutti e la qualità è buona», aggiunge.

'Overbooking' all'università

E gli austrici? Sono così antichi come si dice in giro? «Io non ho alcun problema con loro, però è vero che ho notato un certo rifiuto da parte di alcune persone... Quando sentono il mio accento, mi dicono cose come "qui non siamo in Germania". Ma pazienza, forse gli da fastidio questa cosa d’essere "il fratello minore"», mi risponde Rachel. Il fratello minore? «Sì, gli austriaci devono sempre adattarsi alla Germania, vedere i nostri programmi televisivi, i nostri notiziari, ma mai il contrario e allora tante persone sono risentite». Ad ogni modo, non sembra essere un problema diffuso, Hanna assicura che molti dei suoi amici sono austriaci. In più, il bersaglio delle rivolte di qualche anno fa, quando il numero degli studenti iniziò ad aumentare vertiginosamente, non erano i nuovi arrivati, bensì il governo austriaco. Quando quest’ultimo iniziò a prendere provvedimenti per ridurre il numero degli iscritti in università, gli studenti scesero in piazza per chiedere più investimenti economici e meno restrizioni, ciò su cui l’associazione studentesca Österreichische Hochschülerschaft (ÖH) sta lavorando. Incontro Daniel de la Cuesta, consulente del sindacato, nella sede centrale dell’associazione, deserta in questi giorni di settembre perché le lezioni non sono ancora cominciate. Oltre ad un lavoro di mediazione, l’OH offre assistenza linguistica, giuridica, psicologica ed anche finanziaria nel caso estremo in cui uno studente non possa pagare l’affitto per delle ragioni eccezionali. «È vero che è un’università di massa, ma si tratta di un sistema molto flessibile che ti permette di scegliere le materie che preferisci e allo studente, se europeo, non costa niente», sottolinea Daniel.

L’altra faccia della medaglia di questo idilliaco sistema è che gli studi possono prolungarsi per anni. «Magari un austriaco si laurea a 25 anni perché deve aspettare per poter seguire alcune materie, ma meglio questo e un po’ d’esperienza che finire a 22 anni e non aver mai messo piede in un’azienda, no?», commenta Daniel.  Infatti, a differenza di altri paesi più rigidi, in Austria gli studenti possono svolgere dei  tirocini sin dai primi corsi. Giunti a questo punto della conversazione, Daniel deve aver visto i miei occhi illuminarsi, perché mi è impossibile non paragonare tutti i vantaggi di cui mi parla con il rigido sistema spagnolo nel quale io mi sono formato, con i suoi corsi di quattro anni e delle tasse universitarie che stanno creando una vera strage di studenti. «Certo, c’è un limite di sessioni per approvare gli esami, ti danno due semestri di tolleranza e, se non ce la fai, ti tolgono tutti gli aiuti e inizi a pagare i crediti. Inoltre, se ripeti più di due volte una materia, vieni espulso dall’Università e ti chiudono tutte le porte in Austria», mi spiega. In definitiva, non è un cattivo trattamento: una buona offerta esige sempre certe responsabilità.

Non è un paese per giovani?

E poi? Alcuni austriaci si lamentano del fatto che il governo investe molto in una formazione universitaria di cui beneficiano tanti stranieri ma che questi, quando si laureano, se ne vanno via. «La città mi piace molto e pensavo davvero di fermarmi a vivere qui, ma da un po’ di tempo sento la mancanza di Düsseldorf e dei miei genitori, quindi credo che quando finirò gli studi tornerò in Germania», confessa Hanna. Come lei, anche Rachel pensa d’andare via, perché crede che Vienna «non le offe molte possibilità». «Voglio andare in Germania o in Spagna, o in Svizzera, perché qui  non c’è molto da fare, la gente finisce a lavorare in banca o in un’agenzia d’assicurazioni, è un piccolo paese e non ci sono grandi aziende, solo due o tre», mi dice.

Sembra essere questo l’ultimo esame che la città deve superare: nonostante un tasso d’occupazione invidiabile, una buona stabilità politica e una qualità di vita che la posiziona tra le prime città del pianeta, l’elegante Vienna non sembra convincere le nuove generazioni. Ma magari è solo questione di tempo. Ho chiacchierato con tanti austriaci e tutti mi hanno detto che è cambiata molto negli ultimi dieci anni. Accanto ai maestosi palazzi e alle ricche sale da concerto, i romantici parchi e i café il centrale Neubau è un pullulare di gallerie d’arte e negozi dell’usato ed il MuseumsQuartier si trasforma al tramonto, quando centinaia di giovani vi si ritrovano per bere un bicchiere di sturm o di vino caldo. Tempo al tempo, magari coloro che ora la criticano non sono del tutto consapevoli che sono proprio loro che stanno cambiando Vienna, sono loro che la stanno facendo svegliare dal letargo.

Questo articolo fa parte di una serie speciale dedicata a Vienna. "EU-TOPIA: TIME TO VOTE" è un progetto realizzato da Cafébabel in paternariato con la Fondazione Hippocrene, la Commissione Europea, il Ministero degli Esteri Francese e la Fondazione Evens.