Scudo stellare, versione New Europe

Articolo pubblicato il 30 luglio 2004
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Articolo pubblicato il 30 luglio 2004

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Un sito missilistico Usa nel cuore dell’Unione Europea? Varsavia e Washington trattano. E la Vecchia Europa?

A seguito delle indiscrezioni riportate dal Guardian, un imbarazzatissimo John Bolton, sottosegretario di stato Usa per il controllo degli armamenti, ha dovuto confessare: da diversi mesi Washington ha avviato colloqui riservatissimi con i governi di Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria quanto alla costruzione di un enorme sito missilistico interrato contenente vettori intercettori destinati a neutralizzare eventuali minacce balistiche provenienti del Medio Oriente (leggi Siria e Iran).

Doccia fredda per la Old Europe

Il sito sarebbe composto da più parti: il sito balistico vero e proprio da collocare su territorio polacco, nonché svariate stazioni radar di copertura piuttosto imponente (parliamo di circa 100 km2 di territorio da utilizzare, quindi da espropriare) da costruire su terreno cèco, ungherese e slovacco.

Il tutto ha avuto l’effetto di una doccia fredda a Bruxelles. A un anno dalle polemiche riguardanti la “old” Europa, a un anno e passa dalle inaspettate posizioni filoamericane assunte dai paesi dell’Europa centrale nella crisi irachena, si sperava di aver chiuso quell’imbarazzante parentesi.

Il gruppo di Visegrad che riunisce Polonia, Repubblica Cèca, Ungheria e Slovacchia è, sotto il profilo geografico, il cuore dell’Europa. Anche le prospettive di sviluppo economico e sociale di questi paesi si collocano in un contesto prevalentemente europeo. Il loro futuro è l’Europa.

Eppure in un clima di sospetti, di quasi cospirazione trattano con gli Usa per la costruzione di un sito militare che, ove realizzato, sconvolgerebbe tutte le prospettive di politica estera europea in materia di Medio Oriente.

Non si curano dell’imbarazzo che simili rivelazioni procurano presso le principali capitali d’Europa occidentale, che contrariamente alle linee guida dettate da Washington erano impegnate a costruire un dialogo esclusivamente diplomatico con Siria e Iran, e adesso si ritrovano nell’imbarazzantissima posizione di chi non è neanche in grado di controllare cosa succede a casa propria.

L’Unione Europea, cadendo dalle soffici nuvole di Bruxelles, scopre da un giorno all’altro che nel cuore del suo territorio gli Usa costruiranno la loro più importante installazione militare d’oltreoceano. Insediamento che tra l’altro contraddice in pieno i principi espressi dal trattato ABM (Anti-Ballistic-Missile) strenuamente difesi dall’Europa.

Ricchi ma insicuri

Ma perché un comportamento simile? I paesi del Gruppo di Visegrad sono estremamente sensibili alla sicurezza nazionale. E, oggi, si trovano a dover devolvere buona parte della loro sovranità acquisita di recente (e quindi ancora più preziosa) a un Europa che può garantirne lo sviluppo economico ma che, allo stato attuale, non può fare di più: può farli sentire ricchi ma non sicuri.

L’Europa centrale è da secoli agnello sacrificale delle altrui esigenze: immolata a Monaco sull’altare della Germania nazista prima, immolata a Varsavia sull’altare della Russia comunista poi. Le loro paure non sono vane fantasie, nascono da una memoria storica ben viva nella mente di tutti i cittadini del Gruppo di Visegrad, e da un’idea scrupolosa di quelli che sono i loro confinanti: stati semicollassati come la Bielorussia o l’Ucraina ove, di tanto in tanto, le armi nucleari “spariscono”.

Varsavia vuole “sentire” la presenza americana sul suo territorio, vuole sentirsi sicura, protetta. Finché i paesi dell’Europa centrale non sentiranno la presenza europea, parlare di integrazione sarà impossibile.

Finche non vi saranno realistici progetti concernenti la difesa, la sicurezza comune, paesi come la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Lituania “minacciata” dal problema Kaliningrad non potranno dirsi pienamente integrati e guarderanno altrove per soddisfare le proprie esigenze. Solo allora si potrà cominciare a pensare ad un’idea di politica comune, non prima.