Scrittura inclusiva: il digitale al servizio della lingua

Articolo pubblicato il 19 marzo 2018
Articolo pubblicato il 19 marzo 2018

Scrittura inclusiva? In Francia se n'è parlato molto nell'ultimo anno. Questo "insieme di attenzioni grafiche e sintattiche che permettono di assicurare l'uguaglianza nelle rappresentazioni tra uomini e donne", percepito come un'evoluzione necessaria o come un "pericolo mortale", continua a dividere il paese. Che altro fare quindi se non partecipare a un hackathon dedicato proprio a questo tema?

Sono le 19.00 e l'edificio di Montreuil, nella banlieue parigina, si sta animando. I locali di Simplon.co sono stati progettati per accogliere il primo hackathon francese dedicato alla scrittura inclusiva. Logico, se si pensa che la startup esagonale, pioniera nell'integrazione professionale attraverso il digitale, utilizza rigorosamente questo tipo di redazione. I partecipanti e le partecipanti cominciano ad arrivare, e la sala progressivamente si riempie. Prima sorpresa: il numero di uomini presenti sembra essere pari a quello delle donne, come nota anche Aline Mayard, una delle organizzatrici dell'evento. Me lo conferma con entusiasmo davanti a una fetta di torta: "Credo che ci sia parità, sono alquanto sorpresa. Ci sono persone di tutte le età che vengono da altre province...È davvero incoraggiante". 

Scrittura inclusiva: illusione o realtà?

Sono le 19.30 e la sala è al completo. La gente si scambia sorrisi e saluti sotto lo sguardo benevolo di Éliane Viennot - professoressa emerita di letteratura e ideatrice dell'evento - mentre le conversazioni si incentrano già sulle difficoltà di utilizzo della scrittura inclusiva in ambito professionale. Poi cala il silenzio: l'hackathon ha inizio. Nel suo discorso introduttivo, Aline Mayard ricorda l'origine del progetto: "Ho pubblicato un libro sulla scrittura inclusiva. Vista la penuria di risorse, sono entrata in contatto con Mots-Clés, l'agenzia all'origine dell'espressione "scrittura inclusiva". Raphaël e il resto del team mi hanno invitata ad un atelier sul tema: tutti erano d'accordo nel dire che i mezzi scarseggiavano. È stata quindi avanzata la proposta dell'hackathon". Dopo questa ricontestualizzazione, era d'obbligo fare un richiamo alla definizione e agli utilizzi di questa forma di redazione. Con l'aiuto di una lista di domande ed esempi, i vari partecipanti e le varie partecipanti hanno ricordato le principali idee contrarie alla proposta. Perché, per poter utilizzare correttamente la scrittura inclusiva, bisogna prima conoscerla.

"La scrittura inclusiva non serve a niente"

Spesso denigrata da oppositori e oppositrici come dannoso travestimento partigiano, la scrittura inclusiva non ha però niente a che vedere con l' "holdup feminazi" sulla lingua che alcuni e alcune vogliono affibiarle. Come ricorda Raphaël Haddad, fondatore e direttore associato di Mots-Clés: "Il discorso è lo spazio su cui scrivere le trasformazioni della società. Per esempio, nel femminismo, si possono moltiplicare gli argomenti sull'importanza di costruire una società più ugualitaria. Tuttavia, osservando ciò che succede nel linguaggio, ci si rende conto del divario tra questo argomenti e una lingua che afferma il contrario di ciò che si pretende di combattere, data la predominanza del maschile sul femminile". La scrittura inclusiva, quindi, non è altro che la revalorizzazione delle donne nel discorso. Un test realizzato può far ricredere chi sostiene che erroneamente che la lingua è priva di impatto politico o neurocognitivo: "Abbiamo notato che se un'offerta di lavoro si rivolge a "ingegnere e ingegnera », la partecipazione femminile aumenta del 10%".

"La scrittura inclusiva appesantisce la lingua"

La critica principale alla scrittura inclusiva riguarda l'utilizzo del punto mediano. Innanzitutto, come ricorda uno studio di  Harris interctive: "La difficoltà di lettura sparisce già dalla seconda riga" (secondo uno studio realizzato dallo psicolinguista Pascal Gygax e dalla psicologa Noelia Gesto nel 2007, intitolato "Féminisation et lourdeur de texte"[Femminilizzazione e pesantezza del testo]). Inoltre, ridurre la scrittura inclusiva al punto mediano è parziale e inesatto. Esistono infatti altri modi per dare visibilità linguistica al femminile, come ad esempio l'utilizzo di epiceni o della forma passiva. Come spiega Aline Mayard: "È scrivendo che si imparano le norme corrette. In base al pubblico che hai davanti, puoi usare epiceni, doppia flessione, talvolta i punti all'interno delle parole... Più scrivi e più la tua maniera di redigere testi evolve e si fa elastica. Arièle, che lavora per RTL Girls, è un esempio di giornalista che scrive in modo inclusivo senza utilizzare mai il punto mediano. Esistono molte soluzioni differenti che non appesantiscono il testo".

"La femminilizzazione dei nomi dei mestieri è un'eresia del XXI secolo"

Nel Medioevo c'era una maggiore consapevolezza della presenza delle donne nella lingua francese rispetto al nostro secolo:  la maggior parte dei nomi dei mestieri avevano infatti un femminile e un maschile, tanto che era comune usare la parola "autrice", per esempio. Inoltre, ciliegina sulla torta, la regola del maschile che prevale sul femminile era inesistente; prima del  XVII secolo si preferiva seguire la cosiddetta "règle de la proximité".

Dopo questo aggiornamento e la formazione dei diversi gruppi, è iniziato l'hackathon vero e proprio: due giorni di intenso lavoro durante i quali i partecipanti e le partecipanti hanno diretto i loro sforzi alla comprensione e alla facilitazione dell'utilizzo della scrittura inclusiva, soprattutto attraverso la creazione di dispositivi digitali. In effetti, come mi ha fatto notare Baki Youssoufou, uno degli ideatori dell'hackathon: "La questione che mi preoccupa è il modo in cui i cittadini e le cittadine utilizzano gli strumenti tecnologici. Creare uno strumento piacevole, utile e valido non serve a niente se poi non trova un corretto utilizzo nella comunità. Esorto quindi a pensare alla comunità a cui lo strumento si rivolgerà, adattandone le funzioni, il design, ecc". Durante una delle rare pause, il presidente della rete mondiale di hacker  Active Generation mi ha illustrato il suo lavoro personale per quanto riguarda la scrittura inclusiva: "Prima non prestavo attenzione all'invisibilizzazione della donna nello spazio pubblico, nel linguaggio. Questa presa di coscienza fa parte di un tutto, di un processo attraverso il quale mi sto liberando, poco a poco, di questa cosiddetta "mascolinità tossica". Sono cinque anni che ci lavoro, i progressi sono lenti. Ma la scrittura inclusiva gioca un ruolo importante in questo cambiamento".

Le ore passano e i nuovi progetti si moltiplicano: un sito per valorizzare la scrittura inclusiva e la francofonia nelle scuole (in effetti, la scrittura inclusiva è spesso adottata dai paesi francofoni senza l'isteria che suscita in Francia) e un traduttore chiamato Incluzore, simile a Google Translate, che modifica una frase proponendo le diverse opzioni di visibilizzazione del femminile. Raphaël Haddad si compiace dell'abbondanza di idee e della pluralità di profili: "In generale, si tratta di un tema affrontato essenzialmente da militanti. Qui, invece, ci sono sia militanti che nuovi addetti. Ci sono anche persone che apportano competenze tecniche. Per noi era una grande incognita sapere se saremmo stati in grado di mobilitare designer, sviluppatori e sviluppatrici." 

Nella moltitudine di progetti, uno in particolare attira la mia attenzione di giocatrice: "La scomparsa", un videogioco di avventure testuali nel quale un giornalista investigativo indaga sulla scomparsa di alcune donne. Claire, game-designer, me lo presenta: "Cercando indizi e risolvendo enigmi, si imparano le varie regole della scrittura inclusiva. Il nostro obiettivo è far capire che l'utilizzo di questa scrittura permette di ritrovare le donne. Si tratta di un percorso graduale, il concetto non è chiaro fin da subito". Peraltro, l'iniziativa di questo gruppo non si limita alla linguistica: "Per noi, la scrittura inclusiva è un elemento che fa parte di un tutto unico. Nel gioco, vogliamo anche trattare temi come l'invisibilità delle donne nella storia, o l'intersezionalità… L'obiettivo è dare visibilità e rendersi conto dei vari meccanismi di sparizione o discriminazione delle donne nella loro totalità". Un progetto ludico che, come molti altri, punta a continuare anche al di fuori dell'hackathon.

Domenica, ore 20.00. Volti dall'espressione stanca ma soddisfatta. Al momento delle proposte e dei risultati, l'hackathon saprà già distinguersi per le dinamiche di apprendimento, collaborazione e pedagogia. Questa virtuosa atmosfera di aiuto reciproco - "non presente in tutti gli hackathons, al contrario" mi sussurra uno sviluppatore - non è sinonimo di dilettantismo, tutt'altro. Come mi fa notare Aline Mayard: "Abbiamo l'impressione che i gruppi siano estremamente motivati a continuare i progetti. La maggior parte si proietta nel futuro, per esempio pubblicando già le proprie soluzioni online o acquistando un dominio... Sono impressionata dalla loro motivazione". Soprattutto, visto che "il linguaggio struttura e orienta il nostro pensiero", l'hackathon ha permesso di sensibilizzare gli animi riguardo a un'iniziativa liguistica magari imperfetta, ma che ha il merito di promuovere una maggiore uguaglianza tra uomini e donne. In ogni caso, è così che me lo descrive Antoine, sviluppatore di un dei progetti di traduzione inclusiva: "Quando sono arrivato qui, non sapevo nulla di questa scrittura. Ne avevo sentito parlare vagamente dai media, ma niente di più. In quanto sviluppatore, partecipo a quanti più hackathons possibile: quindi mi sono iscritto. Risultato? Ho imparato moltissimo, e tuttavia ammetto di non essere molto consapevole del problema. Ho capito l'importanza dell'iniziativa, e soprattutto mi sono reso conto che c'è un grande potenziale di innovazione digitale. Ci sono tante belle cose da fare". E, con un sorriso soddisfatto, conclude: "Fa sempre piacere quando le tue competenze tecniche servono per una buona causa". 

NDR: congratulazioni, hai appena letto un testo redatto con la scrittura inclusiva!