Scontri a Parigi: una giornata di (stra)ordinaria follia

Articolo pubblicato il 15 giugno 2016
Articolo pubblicato il 15 giugno 2016

(Fotogallery) Quella che doveva essere la punta di diamante di una protesta che va ormai avanti da due mesi è mezzo si è trasformata in una vera e propria giornata di follia collettiva e guerriglia urbana. La manifestazione a Parigi del 14 giugno contro la "Loi Travail". Punto per punto, foto per foto.

Doveva essere il fiore all'occhiello per il sindacato organizzatore CGT, la manifestazione più imponente e significativa di una protesta contro la Loi Travail, la riforma del mercato del lavoro, che va avanti ormai da due mesi e mezzo. Oppure, secondo i suoi detrattori, l'ultimo colpo di coda di un movimento stanco e sfibrato, che va ormai spegnendosi giorno dopo giorno. Non è stato nulla di tutto ciò, se non l'ennesima valvola di sfogo della violenza sfrenata di centinaia di casseurs (i gruppi di violenti transalpini): mettendo in pratica la loro malsana concezione di protesta come spazio dove distruggere e devastare, hanno letteralmente messo a ferro e fuoco la capitale francese per un'intera giornata.

Una giornata di (stra)ordinaria follia

Vetrine sfondate, auto rovesciate e biciclette date alle fiamme. Parigi si presenta così, in un'atmosfera da guerriglia urbana densa di fumo di pneumatici bruciati e lacrimogeni ad un livello di scontro e violenza che ormai non si vedeva da tempo. La miccia viene accesa praticamente sin da subito da un gruppo di giovani a volto coperto, i quali decidono di scaricare la propria rabbia e il semplice desiderio di violenza gratuita con sassi, bastoni e bottiglie contro auto parcheggiate, finestre e vetrine, devastando tutto quello che incontrano e trasformando il percorso del corteo in un vero e proprio campo di battaglia. La polizia prova in ogni modo a mettere un freno alla furia devastatrice con bombe stordenti, cariche controllategas lacrimogeni fino a saturare l'aria e camion idranti (da tempo non utilizzati dalle forze di sicurezza francesi, e considerati di fatto come una sorta di extrema ratio), ma è tutto inutile. La strategia allora diventa quella di dividere il corteo in due tronconi, per tentare di affrontare separatamente le frange di violenti. Idea che sembra funzionare, almeno fino a quando i manifestanti arrivano a riunirsi al punto di arrivo del corteo, a Place des Invalides. Qui scoppia letteralmente l'inferno, mentre la polizia è costretta a difendere l'ingresso di Palais des Invalides venendo accerchiata da manifestanti inferociti e bersagliata da un fittissimo lancio di pietre, cartelli stradali, pezzi di manto stradale divelti e addirittura un piccolo semaforo, fatto volare contro gli agenti da un incappucciato dopo una lunga rincorsa. Il delirio si protrae per quasi due ore, fino a quando con cariche ripetute, idranti e lacrimogeni la polizia riesce in qualche modo a disperdere la folla. Il bilancio a fine giornata è pesante, ma coerente con quanto visto: si parla di circa 40 feriti, di cui 29 agenti di polizia, e 58 arresti tra le fila dei casseurs. Anche i numeri relativi alle presenze alla manifestazione sono importanti: la CGT parla di 1.3 milioni di persone scese in piazza a protestare, contro i 125.000 dichiarati dalla prefettura parigina.

Nessuna tregua all'orizzonte

Tensioni e violenze hanno inevitabilmente finito per oscurare le vere motivazioni della protesta, rendendo la giornata di ieri difficile da dimenticare per molti parigini, anche per i danni da guerriglia ancora evidenti per le strade della capitale francese. Sotto accusa anche il sindacato organizzatore CGT, parzialmente responsabile del mancato funzionamento del servizio d'ordine all'interno del corteo, nonché esso stesso  accusato di atteggiamenti "ambigui"nei confronti dei violenti.

Il presidente Hollande in tutta risposta non è rimasto a guardare, ed ha optato per il mantenimento della linea dura nei confronti delle proteste contro la Loi Travail: niente più manifestazioni autorizzate a Parigi, se non può essere garantita l'incolumità di persone e cose. Dello stesso tono sono le dichiarazioni del primo ministro Valls, il quale ha chiesto alla CGT di non organizzare in futuro altre manifestazioni che possano potenzialmente sfociare in violenza. Atteggiamento restrittivo del governo che non deve meravigliare, sia alla luce dell'estrema violenza delle proteste di ieri, sia considerando le sfide che l'Hexagone si trova ad affrontare in questo stesso momento, dalla sempre più pressante minaccia terroristica all'organizzazione degli Europei di calcio, con annessa la gestione delle frange più violente delle diverse tifoserie, soprattutto a seguito degli scontri di Marsiglia e Lille.

Nonostante tutto ciò però i manifestanti non accennano a cedere di un millimetro sulle proprie posizioni. Stesso atteggiamento adottato d'altronde dal governo Hollande: non un passo indietro, per portare la legge tale e quale e senza modifiche sino all'approvazione all'Assemblée nationale. Inevitabilmente una delle due parti dovrà cedere: rimane da vedere quale. E si spera che questo accada prima che una delle due incassi troppi danni, fisici o politici, per sopravvivere.