Sciuscià 2.0: il ritorno dei lustrascarpe

Articolo pubblicato il 17 marzo 2017
Articolo pubblicato il 17 marzo 2017

Sono i lustrascarpe del terzo millennio. A Palermo è nata la cooperativa Shoeshine 2.0 che formerà i nuovi Sciuscià immettendoli nel settore d'impresa. Tra sogni, speranze, crisi e precariato, per molti è un'opportunità di lavoro che potrebbe cambiarne la vita. Cafèbabel vi racconta emozioni e progetti di alcuni tra i fortunati 16 futuri artigiani. 

Avere un’opportunità nel mondo del lavoro. Concetto rivoluzionario in un’Italia che perde i suoi figli a causa della vituperata crisi e di una società dove il funzionamento della fotocopiatrice e l’equilibrismo da porta-vassoio delle bibite fanno curriculum più di una laurea. Ecco perché il ritorno degli Sciuscià a Palermo ha fatto drizzare i capelli un po’ a tutti. Offrire un lavoro, per di più artigianale nell’era digitale e, soprattutto, non sottopagato potrebbe sembrare roba da matti, eppure è una prossima realtà.

Un mestiere anacronistico, quello del lustrascarpe. Che nel capoluogo siciliano rivive grazie all’iniziativa di Confartigianato Sicilia con la cooperativa Shoeshine 2.0. Perché la sfida è quella di ripensare il mestiere in chiave moderna. I nuovi sciuscià si avvarranno della tecnologia, della pubblicità e dell’alleanza con i grandi marchi del settore. Lavoreranno tramite cellulari e social network ed esisterà, ma l'idea è ancora in fase embroniale, anche un’app con cui i clienti, affezionati al loro sciuscià di fiducia, sapranno in quale angolo di Palermo poterlo trovare per una lucidata prima di un appuntamento di lavoro. Ma tutti gli sciuscià avranno uno smartphone? Quelli più agée sapranno adeguarsi alle nuove tecnologie? Eventuali problemi che, attualmente, non sembrano interessare gli aspiranti lustrascarpe. Concentrati sull'opportunità di essere il futuro in un settore che sembrava tramontato. 

Ma perché 2.0? L'obiettivo è quello di specializzare questo gruppo di lavoratori reinterpretando il ruolo fondamentale di un mestiere antico, svincolandolo dal mercato nero e restituendogli dignità commerciale. Per creare nuove professionalità, moderne e flessibili, in grado di intraprendere un percorso imprenditoriale. Fra non molto, spera Confartigianato, i nuovi sciuscià saranno in grado di pensare in grande e, perché no, aprire attività imprenditoriali in tutta Italia. Secondo quanto riferisce Nunzio Reina, presidente di Confartigianato «non è escluso che vedrete gli sciuscià all'interno dei negozi Louis Vuitton». Nella fase di start up, i soci della cooperativa riceveranno gratuitamente la consulenza fiscale e un'azienda di Verona fornirà spazzole, creme, grembiuli e divise uguali per tutti. 

I candidati erano 160, provenienti da tutta Italia. Alla fine sono rimasti solo in 16: 12 uomini e 4 donne, un laureato e diplomati di età compresa tra i 20 e i 61 anni che entro aprile utilizzeranno, dopo le 15 ore di lezioni tenute da Piero Caccamo, maestro nel settore, postazioni mobili per lustrare le scarpe a cittadini e turisti in tutta la città. Da piazza Castelnuovo a via Maqueda, passando per via XX Settembre, piazza Verdi e piazza Borsa, fino ad arrivare al Tribunale e alla Stazione Centrale, Palermo ricorderà il set del celebre film neorealista di Vittorio De Sica, macerie di guerra escluse. 

L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo e qualche polemica. Tra social e siti d’opinione, il fuoco delle critiche non si spegne. Chi commenta: «Questa opportunità è lo specchio del fallimento dello Stato». Chi rincara la dose: «Ecco dove vanno a finire i nostri laureati». Eppure i futuri sciuscià sono carichi e il loro contagioso entusiasmo viaggia senza confini. Durante la prima lezione il clima è sereno, si scherza, ci si conosce. Ma quando Caccamo impugna il primo paio di scarpe per spiegare i fondamentali dell'arte, i ragazzi, attentamente, si muniscono di penna e taccuino.

   «È un inizio importante. Poi, forse, andrò via da Palermo»

Marilisa ha 21 anni. Bassa di statura, capelli ossigenati, un’energia vulcanica, sembra avere il senso degli affari nel sangue. Ha vissuto quattordici anni in Trentino. La madre, cassiera in un supermercato a Palermo, le ha regalato un kit da lustrascarpe per darle il suo appoggio. «Per me è una grande opportunità - afferma - in un paese economicamente morto che tarpa le ali a noi giovani». «Mi stupisco poi - prosegue - di chi abbia definito Palermo capitale dei giovani 2017. A questo titolo rispondo con un sonoro "Vaffa"». Per Marilisa è solo un inizio. Un lavoro che le permetterà di guadagnare un po’ di soldi per poi iscriversi ad un corso di laurea che la prepari al mondo del business. «Io non voglio abbandonare gli studi. Ho intenzione di laurearmi per realizzare il mio sogno: aprire un’impresa tutta mia a Milano, perché qui a Palermo è difficile costruirsi un futuro», conclude. Un’impresa che, perché no, potrebbe avere a che fare col mondo dei lustrascarpe. E i sogni corrono: «Già m’immagino in un luogo dove i professionisti si rilassano tra le righe di un giornale e un caffè mentre hanno lucidate le scarpe». Come nell'America degli anni '50.

Quando l’hanno chiamata da Confartigianato comunicandole l’esito positivo del colloquio non ha trattenuto la felicità. Ma da alcuni suoi coetanei non sono mancate le critiche: «Ho ricevuto qualche messaggio negativo su Facebook», racconta. «Mi hanno chiesto come mai nell'era dei social, mi sia candidata a fare un mestiere così antico. Credo che oggi ci sia bisogno di ritrovare quella comunicabilità che i social ci hanno strappato via. Questo mestiere te lo permette». 

 «Abbiamo bisogno di lavorare»

Vicino a lei siede Vincenzo, 30 anni. Diploma odontotecnico, genitori disoccupati. Ha lavorato nel campo del settore immobiliare, senza troppa fortuna. Vorrebbe lavorare a Palermo e vivere qui, ma crede sarà difficile, eppure ci spera. «Questa è un’opportunità fondamentale. Abbiamo bisogno di lavoro e lo Stato ha il dovere di garantirlo, cosa che oggi non avviene», racconta con un pizzico di rabbia. «Ecco perché quando ho saputo tramite i social di questa chance - continua - non ci ho pensato due volte». Vincenzo non ha un sogno particolare, vuole solo «lavorare per vivere dignitosamente». 

 «Importante sarà lavorare sodo»

E poi c'è Fabrizio, il dottore del gruppo, trentasettenne laureato in Scienze Politiche. Durante la lezione è sempre molto composto. Riempie il foglio di appunti come se si trovasse all’università. Per lui è una scommessa, non è un fallimento o una via per ripiegare. «Oggi abbiamo bisogno di sbracciarci, di lavorare seriamente per guadagnare qualcosa», racconta. «Dopo la laurea non riuscivo a trovare sbocchi occupazionali e alle mie candidature nessuno rispondeva. Quando ho saputo di questa opportunità, ho provato ed è andata bene», sorride. Fabrizio non ha intenzione di lasciare Palermo: «Credo nel progetto. Voglio lavorare qui, non voglio spostarmi. Questa è la mia città e non voglio abbandonarla». 

 «Mi metto in gioco»

Tra i futuri lustrascarpe di Palermo c'è anche Renzo, italo-brasiliano, over 40, un accento milanese molto marcato. Ha vissuto al nord diversi anni con la moglie, poi lei si è trasferita a Palermo e lui l’ha seguita. Quasi contemporaneamente è arrivata questa offerta lavorativa e l’ha colta al volo. «È un modo per mettersi in gioco, un’opportunità importante». 

Opportunità: questa parola ricorre sempre. Un refrain che esce indistintamente dalle bocche di quei giovani, e non solo, che vogliono lavorare con dignità, senza essere sfruttati per stipendi da fame. Per guadagnare soldi veri, e non voucher. Per fare impresa, fare rete, insieme. Questa è davvero una piccola grande opportunità rivoluzionaria. Perciò mettiamoci comodi, distendiamo le gambe e prepariamoci a questa nuova esperienza urbana: i lustrascarpe stanno tornando.