Sciogli lingua con i “trentatré trentini”

Articolo pubblicato il 21 maggio 2009
Articolo pubblicato il 21 maggio 2009
Difficili da pronunciare e spesso completamente insensati, ecco alcuni deliranti “tongue twisters” o “sciogli lingua” europei. Provateli…

L’estate è alle porte, prendiamone nota. Bisogna tenersi pronti, l’aspetto ha ragioni che la ragione ignora. Cosa ne dite allora di un piccolo esercizio per ritrovare la forma? Non parliamo solo di glutei ed addominali. Infatti, a cosa serve esibire un fisico scolpito da Apollo o le curve sinuose di un’Afrodite in abito adamitico fra le nuvole se non sapete rispondere con tutta l’eloquenza e la sicurezza di un Demostene?

È arrivato il momento di rimettere in forma la vostra dizione. È inutile mettersi dei sassolini sotto la lingua come l’immortale oratore ateniese prima di annunciare che «Questi cipressi son così distanti che non si sa se ci sono» (Ces cyprès sont si loin qu’on ne sait si c’en sont!). Come ginnastica glosso-labiale non c’è nulla di meglio di una passeggiatina in queste ludiche locuzioni che rapiscono il bambino che è in noi e che abbondano in tutte le lingue del mondo, quelle europee comprese: gli sciogli lingua. Proviamo!

All’inizio, certo, si sbava un po’ e si farfuglia, ma l’esercizio fa bruciare molte calorie, è assicurato. Come in inglese, dove non serve chiamarsi Annie per desiderare lecca lecca a profusione, rossi o gialli che siano: «Red lolly, yellow lolly, redlollyyellowlolly». Se avete già la bocca secca, allora chiamate «Cocca la chioccia che corteggia Cocco il pollo schiacciatore di cacao corpetto cachi col collo di caracul» («Kiki la cocotte convoitant Coco le coquet concasseur de cacao caraco kaki à col de caracul») con un invito rinfrescante, dietetico e spagnolo: «Compadre, cómprame un coco. Compadre, coco no compro, que el que poco coco come, poco coco compra» («Compare, comprami un cocco. Compare, non compro cocco, che chi mangia poco cocco, compra poco cocco»).

Invece i polacchi non si fanno prendere in giro, come Jerzi che «va e sa che nella torre non si nascondono 100 istrici e 50 porcospini» («Idzie Jerzy i nie wierzy, że na wież jest sto jeży i pięćdziesiąt jeżozwierz»). Ma Jerzy andrà da solo perché «sa da cacciatore saputo che un cacciatore che sa cacciare sa cacciare senza cane da caccia» («sachant en chasseur avisé qu’un chasseur sachant chasser sait chasser sans son chien de chasse»). Arrivato nella torre, troverà una regina? «Dove, dicono, Didone addenta i dorsi tondi di dieci tondi dindi!» («Où, dit-on, Didon dit-on dîne du dos dodu de dix dindons dodus !»).

Per esercitarsi, in Alto Adige «Trentatré Trentini entrarono a Trento tutti e trentatré, trotterellando», mentre a Berlino bisogna aver il coraggio di buttarsi nella mischia ed arrischiarsi nella rissa dei postini di Postdam senza paura di sputacchiare: «Postdamer boxclub boxt der Postdamer Postbusboss» («Il club di boxe di Postdam bussa il boss del bus delle poste di Postdam»).

Ora, forti del vostro talento, ormai “trita lingua” agguerriti, potete finalmente mettere in mostra le vostre grazie ed affermarvi come veri tritaghiaccio, e non solo al bar della spiaggia: «Which wristwatch is a Swiss wristwatch ?» («Sono Swatch svizzeri questi Swatch?»). Curiosità a cui il vostro interlocutore probabilmente non potrà far a meno di rispondere esigendo una vostra posizione decisa su questo problema esistenziale, un po’ più surrealista ma pur sempre cruciale: «I calzetti dell’arciduchessa sono asciutti, arciasciutti?» («Les chaussettes de l’archiduchesse sont-elles sèches, archi-sèches?»).