Schengen: una scommessa senza frontiere

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 13 febbraio 2016

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Lo spazio Schengen oggi: divisione interna e sospettosi compromessi. Abbiamo davvero raggiunto i limiti della credibilità?

 Negli ultimi mesi il termine Schengen si sente e si legge dappertutto. Secondo alcuni sondaggi viene spesso abbinato ad espressioni come: "una pietra miliare della politica" , "una comunità senza frontiere" e "mobilità". Gli intervistati parlano di libertà,solidarietà e del diritto di spostarsi in qualsiasi momento in un altro stato senza preoccuparsi di richiedere un visto o di grossi ostacoli burocratici nel dover richiedere una nuova residenza. Tuttavia, alla luce della passata politica migratoria dell'Unione Europea,  si può dire che questi diritti e valori siano ancora credibili ?

 Schengen ieri e oggi

Il  paesino idilliaco di Schengen si trova in Lussemburgo lungo il fiume Mosella: un luogo circondato da verdi colline ricoperte vigne che normalmente farebbe pensare al duro lavoro nei campi e alle dolci delizie del palato. In questo stesso posto, nel 1985, Germania, Francia e i tre stati del Benelux arrivarono ad un accordo per costituire in futuro dei controlli di frontiera reciproci  atti a rafforzare il mercato unico europeo. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quella volta e oggi la "famiglia " Schengen si è allargata fino a contare 26 membri. Nel contesto del trattato di Amsterdam, Schengen è diventato ufficialmente parte dell'Unione Europea nel 1997. Oggi i paesi dell'area Schengen condividono gli stessi regolamenti in materia di confini interni ed esterni e di richieste di visto, inoltre perseguono l'idea dell'ampliamento continuo di un sistema di sicurezza comune.

Ormai è rimasto ben poco di quell'idillio luxemburghese delle origini. Soprattutto negli ultimi anni, con l'arrivo in Europa di un flusso migratorio senza precedenti, si sono delineati chiaramente dei conflitti interni tra gli stati membri. Viene discusso della suddivisione dei migranti tra i singoli stati, dei meccanismi di assistenza da attuare negli stati di frontiera, che in quanto primi punti di accoglienza fanno fronte ad immense sfide, e del trattamento dei migranti nei campi profughi. I dibattiti vertono continuamente tra le aspirazioni effettive e materialistiche da una parte e un approccio basato sui diritti umani, dichiati dall'UE come suo fondamento,dall'altra. 

 Il concetto di credibilità

Secondo il Treccani è considerato come credibile qualcuno o qualcosa "che può essere creduto, che può essere accettato come vero". La credibilità è qualcosa di fluido, ciò significa che distruggerla è di gran lunga più facile che costruirla, poichè parte dalla stretta concordanza tra dire e fare passando per la continuità delle azioni. Che si tratti dell'impresa che ci promette di supportare il mercato equo acquistando i suoi prodotti, o delle aziende di trasporti che dicono di amare i loro utenti, oppure il dentista che ha a cuore la nostra costosa pulizia dentale... Così, ci sentiamo giustificati pensando che nella piantagione di caffè brasiliana migliorino materialmente le condizioni di lavoro, che la metro ci porti ogni lunedì al lavoro in orario e che le nostre gengive torneranno di nuovo sane. Ma il contraddirsi di teoria e pratica può tuttavia cambiare velocemente le cose . 

 Schengen è ancora degno di fiducia?

 La credibilità di Schengen è continuamente in gioco e dopo gli sviluppi degli ultimi anni si nota sempre meno unità tra i membri dell'area Schengen. Ci rimane ogni giorno più difficile credere all'affidabilità di una comunità i cui membri si remano contro sulla questione dei migranti, invece di trovare insieme una soluzione.  Quasi ogni giorno si legge in prima pagina dell'approvazione di nuove norme prese individualmente dai singoli stati riguardanti i controlli di frontiera , per esempio in Danimarca e Svezia, nonchè dell'introduzione da parte dell'Austria di un criticabilissimo tetto massimo agli ingressi.  Nel frattempo molti stati richiedono a gran voce che la Grecia controlli in maniera più efficace i confini esterni dell'Europa, rischiando però così il suo isolamento. L'idea che la situazione si possa superare sistematicamente e con sforzi comuni sembra perciò venir messa in ombra, ora che le sovranità nazionali guadagnano importanza. O è una questione di potere?

Inoltre la politica dell'EU e i suoi stati membri si avventurano su sentieri sempre più impervi pur di assicurare la sopravvivenza della comunità. Nel novembre 2015 l'Unione ha assicurato alla Turchia un aiuto da 3 miliardi di euro in modo che potesse far meglio fronte ai movimenti migratori. La simbolica disposizione di questo affare è tuttavia dubbiosa. Da un lato vengono fatte grosse concessioni alla Turchia, per esempio l'apertura delle trattative per l'eliminazione dell'obbligo di visto, benchè negli ultimi tempi il paese spicchi per le sue strutture fortemente antidemocratiche. La repressione dell'opposizione, la limitazione della libertà di stampa e il ripetuto escalare del conflitto curdo sembrano,nonostante gli alti valori dei fondamenti europei, non essere un problema quando si parla di trattative. Dall'altro lato la comunità Schengen sembra voler dare la colpa a terzi, come alla Turchia, per lasciar fuori delle persone bisognose di aiuto e delineare dei confini sia politici che geografici.

Il disaccordo, la doppia morale e il distaccarsi da responsabilità pressanti fanno sì che della comunità Schengen non rimanga che l'inattendibile ombra di sè stessa. Se la strategia attuale, di imporre ai soli stati di frontiera e alla Turchia l' esigenza di un'azione urgente, dovesse essere portata avanti, il sentimento di responsabilità degli altri stati membri dell'UE andrà diminuendo.  Se si vuole proteggere Schengen, ovvero il fondamento della comunità europea e del nostro sentimento di vivere in uno spazio senza frontiere, bisogna trovare delle soluzioni in modo che tutti i membri si prendano attivamente la responsabilità di supportare sistematicamente gli stati di frontiera e di portare avanti i valori dichiarati in maniera retta. Perchè tutto ciò si possa realizzare serve un'azione consapevole dell'UE e un utilizzo rigoroso della sua legittimità di fronte agli stati membri. Solo così l'idea di Schengen potrà infine continuare a venire giustificata.

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  Articolo a cura di Lena Rother

Nel contesto del progetto "openeurope", Polis180 ha intervistato dei passanti sui loro pensieri e le loro previsioni riguardo Schengen. I risultati verranno pubblicati da Polis180 nelle prossime settimane

Cafébabel pubblicherà nelle prossime settimane insieme a Polis Blog di Polis180 una serie di contenuti che mirano ad esplorare i differenti aspetti dello spazio Schengen e le relative idee di un' Europa senza frontiere.