Scandalo a Sofia: Watergate bulgaro prima delle elezioni

Articolo pubblicato il 30 aprile 2013
Articolo pubblicato il 30 aprile 2013
Suona come un ritorno ai metodi della Stasi, la famigerata polizia segreta della Germania comunista: il ministero degli interni bulgaro ha spiato per anni uomini d’affari, politici e addirittura i suoi stessi ministri e il presidente della repubblica. Appena due settimane prima delle elezioni politiche del 12 maggio si inasprisce il cosiddetto “Watergate bulgaro”.

Da alcuni giorni in Bulgaria è frequente imbattersi in un manifesto: l’ex ministro degli interni Zwetan Zwetanow guarnito da due orecchie enormi. E sopra c’è scritto: “Due belle orecchie, l’essenza di una spia”. Il manifesto riesce a essere quasi divertente, ma allude a un tema scottante che in questo momento scuote l’opinione pubblica bulgara: per anni il ministero degli interni di Sofia avrebbe intercettato e pedinato i cittadini e i politici bulgari.

I suoi metodi ricordano quelli della temuta Stasi nel periodo comunista: in un furgone grigio attrezzato con le più moderne tecniche di intercettazione il ministero degli interni di Sofia registrava i colloqui privati di uomini d’affari, di giuristi e addirittura dei suoi stessi ministri. Tra essi anche il capo dell’opposizione e il precedente presidente del consiglio il socialista Sergej Stanishew. È stato lui a rendere pubblico il caso e a portarlo davanti al pubblico ministero, dopo aver ricevuto una segnalazione anonima.

Proprio come ai tempi della Stasi

Quattro dirigenti del ministero sono stati già accusati di abuso d’ufficio e falsa testimonianza. L’ex-ministro degli interni Zwetanov tuttavia non si accolla nessuna responsabilità politica. Anzi al pubblico ministero titolare delle indagini, Bojko Borissow, ribatte sostenendo di essere stato diffamato.

Il caso assume particolare rilevanza poiché il 12 maggio la Bulgaria avrà le sue elezioni anticipate. A febbraio il presidente del consiglio del governo conservatore di destra Boiko Borissov, dopo proteste durate settimane contro le misure economiche e l’aumento del costo della energia elettrica, si era dimesso. E proprio Zwetanow dirige il partito di Borissow, Gerb.

Anche un vecchio collega proveniente dalle stesse file lo ha duramente attaccato: l’ex ministro dell’agricoltura Miroslaw Najdenow, in una spettacolare intervista televisiva, ha dichiarato come Zwetanov avesse regolarmente registrato anche riunioni e colloqui privati dei suoi colleghi ministri e addirittura del presidente della repubblica Rossen Plewneliew. Tutti i ministri erano infatti stati informati sul concreto pericolo che le loro telefonate fossero intercettate.

Lo scandalo delle intercettazioni, scoppiato nel pieno di una già calda campagna elettorale, dà forza agli oppositori socialisti. Tuttavia gli esperti dubitano che il partito socialista BSP si attiverà per una maggiore democrazia e un maggiore rispetto dello stato di diritto. “La manipolazione e le intercettazioni ci sono state anche prima, solo non in queste dimensioni”, dice il noto commentatore politico Iwo Indjew. Anche i mezzi di comunicazione in Bulgaria sarebbero stati completamente controllati dal governo. Qualcuno sostiene però che questo sistema si sarebbe sviluppato già durante il governo della coalizione socialista dal 2005 al 2009. “A che serve cambiare i protagonisti, quando il sistema rimane lo stesso?”, si domanda Indjew.

I cittadini, che a febbraio con le loro manifestazioni avevano fatto cadere il governo, nei giorni scorsi sono di nuovo in massa scesi in piazza. “Questo partito deve andare via”, dice per esempio il programmatore trentaduenne Plamen Todorow, “non ne possiamo più di un regime totalitario comunista che si spaccia per democrazia”.

L’autrice di questo articolo, Diljana Lambreva, è corrispondente del settimanale esteuropeo ostpol.

Immagini: copertina (cc)filmstill; Video (cc)MickeyMouseFrance/YouTube