Scampia: la speranza naviga a vista

Articolo pubblicato il 27 agosto 2013
Articolo pubblicato il 27 agosto 2013

Il sogno utopico di Scampia è quello di diventare un quartiere normale. Sono le associazioni del quartiere delle "vele" a tentare l'impossibile. Eppure, proprio ora che i frutti del duro lavoro vengono alla luce, il filo che tiene insieme queste attività rischia di spezzarsi.  

Piove a dirotto a Scampia, appena fuori Napoli. I tetti delle "vele" - così vengono chiamati una serie di enormi palazzi fatiscenti del quartiere- non sono più impermeabili da tempo. L’acqua scorre instancabile lungo le grondaie e cade dalle passerelle più in alto a quelle sottostanti. Le gocce impattano con cadenza veloce, ma regolare. Chiudo gli occhi e il suono dell'acqua mi ricorda quello di un rubinetto lasciato aperto a metà. Cammino lungo delle lastre di metallo che mi portano dagli appartamenti a un corridoio sospeso. Sotto ai miei piedi un magazzino desolato, in alto il tetto fracassato. Queste grandi scatole di cemento sono quasi impenetrabili: soltanto piccole porte vi danno accesso. È buio all’interno, ma è impossibile non notare le finestre rotte e le porte sfondate che, probabilmente, nessuno riparerà.

Sono questi i luoghi in cui è stato girato Gomorra, racconto in immagini dell’omonimo libro di Roberto Saviano. Nel romanzo, l’autore racconta una Scampia dilaniata da una guerra tra clan della "Camorra" durante la quale muoiono più di 70 persone. Da allora il quartiere è diventato un'icona globale della rovina urbana di Napoli. In realtà, la decadenza delle strutture e la mancanza di prospettive per gli abitanti sono da sempre un marchio di fabbrica della zona. È uno scandalo secondo Mirella La Magna, una donna piena di energia. Sebbene parli velocemente, si interrompe spesso per lasciare spazio a un ampio sorriso. Dal 1972 abita in una vecchia fattoria che dista dieci minuti a piedi dalle "vele". "I media vennero "soltanto" a causa della carneficina. Ma nessuno raccontò il dramma e la storia di quei ragazzi a cui vennero sottratti sogni, progetti per il futuro, la speranza di una vita normale: tutte prospettive morte, uccise come la gente per strada".

CRESCERE A SCAMPIA

Nel 1981 Mirella fonda, insieme a suo marito, il centro Gridas (Gruppo-Risveglio-dal-Sonno). Il nome è evocativo e l’associazione ha un obiettivo ben preciso: realizzare i sogni dei ragazzi di Scampia. Gli attivisti discutono di come realizzare una Napoli migliore e, attraverso colori, pennelli e bombolette spray, danno un'immagine, una voce, alle loro conclusioni. È così che, in segno di protesta, è stata dipinta l’entrata di un parco sul muro di un vecchio cimitero, chiuso al pubblico da molti anni. I membri di Gridas definiscono i loro lavori delle "utopie". Mirella però non crede che siano irrealizzabili, anzi: "Il sogno di una persona sola, rimane pur sempre un sogno; ma se è condiviso, può diventare realtà!". La storia le ha dato ragione: almeno il cimitero, ora, è accessibile. Anche Paul Schweizer, 24 anni, originario di Tubinga (sud-ovest della Germania), contribuisce alla realizzazione dei sogni collettivi di Scampia. Lui é arrivato la prima volta quattro anni fa e si è subito addentrato nella tana del lupo: ha guidato un gruppo di ragazzi a occupare un appartamento abbandonato delle "vele", per poi dipingerne i muri. Da allora, ogni anno torna nel quartiere e si ferma dai tre ai quattro mesi.  

un mare di sangue e siringhe

Anche gli attvisti dell’associazione Mammut sono dei sognatori. Nel 2007 occupano la piazza Giovanni Paolo II con le loro tende. Il logo che campeggia sui manifesti è un Mammut che tiene tra le zanne un fiore e un ombrello. Una scritta sovraimpressa recita: "l’utopia non vive sulla luna". Unire le persone del quartiere, cacciare la Camorra, dare vita ad attività alternative: sono queste le idee che fanno da guida. Una volta la piazza era un ritrovo di tossicodipendenti, nessuno si azzardava ad avvicinarsi: "era un mare di sangue e siringhe", racconta Giovanni Zoppoli, fondatore di Mammut. Ora c’è una biblioteca, uno sportello medico, uno studio di registrazione e un noleggio di biciclette. Da area off-limits è diventato un punto di ritrovo del quartiere.

Ma anche i sogni possono cadere a pezzi. Gridas rischia di perdere i propri spazi. Mammut invece, attende ancora dei finanziamenti arretrati e continua a compilare pratiche burocratiche per tenere viva l’attenzione del Comune, dice Giovanni Zoppoli. È per questo che ora il centro è chiuso e che gli stipendi non vengono versati in maniera regolare da due anni. Le finestre della sede sono rotte e sono state coperte con dei pannelli di legno.

i giovani se ne vanno, la disoccupazione resta

Eppure, lentamente vengono alla luce i frutti di anni di duro lavoro. I ragazzi che hanno potuto usufruire dei servizi dell'associazione Mammut, si sono ritagliati spazi di discussione e autogestione all’interno delle Università, racconta Davide Zazzaro, anche lui di Scampia. Ancora oggi, è raro che i giovani di Napoli occupino degli spazi in città, figurarsi nelle Università. Sarebbe stato addirittura impensabile soltanto un paio di anni fa.

Il sogno di trasformare Scampia in un quartiere normale rimane appeso a un filo. Negli ultimi anni diversi arresti hanno indebolito la Camorra e le "vele" dovrebbero essere sostituite da un ambiente più umano. Tre palazzine sono già state rase al suolo, il destino delle restanti sembra ineluttabile. Ma la disoccupazione è ancora a livelli record: secondo fonti ufficiali si attesta al di sopra del 60%, ma è difficile fare affidamento su questi numeri considerando il numero di attività al nero.

cambiare il mondo per un secondo

A Paul non importa se i suoi sforzi riusciranno a cambiare Scampia, o meno. "Non torno ogni anno per rivoluzionare il quartiere. La verità è che mi diverto", confessa. "Anche io ho i miei problemi – dice- ma ovviamente non sono paragonabili a quelli di questi ragazzi. Però, quando disegniamo, quando pitturiamo i muri grigi di questi edifici ce li scordiamo, insieme". E in quel momento, per quanto possa essere un attimo fugace, il "mondo sembra un posto migliore".

Video Credits: fuori-tv/youtube

Un ringraziamento speciale a Erica Prisco e al team Cafébabel di Napoli  per aver guidato i nostri reporter alla scoperta della città di Napoli.

Questo articolo fa parte della serie di reportage “EUtopia on the ground”, progetto di Cafebabel.com sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito in collaborazione con il Ministero degli Esteri francese, la Fondation Hippocrène e la Fondazione Charles Léopold Mayer.