Sarkozy, Royal, Bayrou: cosa pensano dell'Europa?

Articolo pubblicato il 28 marzo 2007
Articolo pubblicato il 28 marzo 2007

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Costituzione, Turchia, immigrazione: il programma europeo dei pretendenti all'Eliseo.

Per le Presidenziali del 22 aprile prossimo, solo qualche mese fa, i media facevano apparire ai francesi un duello sinistra-destra senza sorprese. In lizza, soli al comando, l’ambizioso Ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy, e la musa del Partito Socialista, Ségolène Royal. Come se il trauma del 2002 – quando la sinistra era stata eliminata al primo turno da Jean-Marie Le Pen del Fronte Nazionale – non avesse lasciato tracce. E come se il 'No' nel referendum sulla Costituzione europea nel 2005 fosse stata una semplice sbandata degli elettori.

Ma da qualche settimana i sondaggi indicano un nuovo scenario ben più sfumato: i consensi per Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal si abbassano, a tutto vantaggio di Jean-Marie Le Pen – il cui punteggio, nelle intenzioni di voto, è addirittura più alto che nello stesso periodo del 2002 – e, soprattutto, di François Bayrou. Il leader centrista dell’Udf raccoglie attualmente il 20%, mentre soltanto qualche mese fa gli veniva attribuito di un misero 5 %.

Un altro referendum sulla Costituzione?

Di fronte ad un elettorato interessato ma indeciso, desideroso di una rottura, ma che teme l’ignoto, i candidati navigano a vista, cercando la migliore strategia. E evitando il confronto diretto.

Nicolas Sarkozy era, fino a poco tempo fa, di ispirazione blairiana: molto atlantista in politica estera e liberale in politica economica. Ma negli ultimi tempi, annusando lo sgretolamento del proprio elettorato, ha ripreso un tono più nazionalista e non esita ad ammiccare ripetutamente all’estrema destra.

Ségolène Royal difende una visione della sinistra che non mette in discussione la globalizzazione, ma che vuole preparare i francesi alla nuova situazione, specialmente tramite la pubblica istruzione e la ricerca, compensando i caratteri discriminatori del mercato: una strategia vicina alle politiche del Nord Europa.

François Bayrou, invece, cerca di sottrarre à Jean-Marie Le Pen il monopolio della contestazione dell’establishment e propone di uscire dal sistema di falsa alternanza sinistra-destra, rimanendo nel contesto dei valori della Repubblica.

Bayrou, Royal e Sarkozy sono tutti entusiasti sostenitori della costruzione dell’Unione Europea, e quindi della federalizzazione di un certo numero di politiche. Le differenze stanno piuttosto nella direzione da imprimere all’Unione e nei limiti di questa. Tutti e tre constatano una crisi europea evidenziata dall’assenza di un progetto comune.

La modernizzazione del funzionamento dell’Unione Europea ha come condizione, secondo i tre candidati, l’adozione di un nuovo trattato, una specie di contratto sociale stipulato da tutti gli europei. Nicolas Sarkozy è l'unico a proporre la ratifica di un trattato semplificato da parte del solo Parlamento francese, senza ricorrere al referendum, mentre la Royal e Bayrou considerano quest’ultimo come il solo possibile metodo di adozione di qualsiasi nuovo progetto costituzionale.

I mezzi d’azione dell’Ue

Se la Royal vuole un'Europa più “sociale” rispetto ai suoi rivali, c’è un certo consenso su alcuni punti per quel che riguarda l’azione dell’Ue. Da un lato, si riafferma il principio di sussidiarietà: l’Unione non deve sostituirsi agli Stati, laddove questo non è né voluto né necessario. Dall'altra parte, desiderano che essa sia più attiva nei settori in cui detiene maggiore potere: criticano la politica monetaria perché avrebbe per sola ambizione la lotta contro l’inflazione, con scarsa considerazione del problema della crescita; mentre, per quel che riguarda la protezione tariffaria contro il dumping sociale e monetario dei Paesi emergenti e la protezione delle frontiere comuni dall’immigrazione illegale, l’Europa è accusata di fare troppo poco.

I candidati, e forse anche i francesi, vogliono una Europa-santuario ma non un’Europa-ghetto. Questo fenomeno di attrazione-repulsione è prova almeno dell’esistenza di sentimenti forti dei francesi per l’Europa, e si può scommettere che tanto il sentimento di fierezza nazionale quanto l’attaccamento all’ideale europeo non accenneranno a sparire.

La Turchia: il nodo

Quando l’unione doganale euro-turca è entrata in vigore nel 1995, soltanto i funzionari e qualche imprenditore erano entusiasti di questo traguardo commerciale, mentre gran parte dei cittadini dimostrava un disinteresse quasi totale per la questione. Al contrario, la prospettiva dell’adesione ha provocato una vivace controversia che non accenna a sopirsi.

Questo dibattito appassionato pone, ovviamente, la questione dei limiti dell’Europa, ma dimostra allo stesso tempo che gli europei, benché siano in disaccordo sul merito, hanno ciascuno un legame affettivo con l’Europa, che non può ridursi a uno spazio commerciale senza frontiere. Nicolas Sarkozy e François Bayrou si sono espressi chiaramente contro l’adesione della Turchia all’Ue, ma sono rimasti evasivi sul destino dei negoziati attualmente in corso. Ségolène Royal non ha ancora espresso un’opinione chiara sulla questione turca.

La crisi che oggi attanaglia la Francia non è forse una crisi economica e sociale, quanto una crisi di identità. Prima di sapere in che direzione andare, è necessario sapere chi siamo e chi vogliamo essere. Queste domande non devono essere formulate in senso identitario, come rifiuto dell’altro, ma piuttosto come una reale introspezione. L’immigrazione, in fondo, non è altro che una delle facce di un movimento più generale: la globalizzazione. E cioè l’emergere, per la prima volta nella storia dell’umanità, di una civiltà globale. Per i francesi non si tratta più di decidere se rifiutare o accettare questo processo. Ma, piuttosto, di definire in che misura desiderano adattarsi al mondo. E in che misura tentare di adattare il mondo a se stessi.

SARKOZY, IL FRANCESE DI FERRO

Liberista ma col senso dello Stato. Favorevole alla “rottura” col passato ma figlio del gollismo. Nicolas Sarkozy è, per francesi e no, un fenomeno spesso difficile da capire. Massimo Nava, corrispondente del Corriere della Sera a Parigi, analizza in Il francese di ferro (Einaudi, 2007) l'ascensione e il pensiero di uno dei protagonisti indiscussi della politica europea dei prossimi anni.

Foto: banlon1964/ Flickr, PE Weck/ Flickr