Sarkozy beep beep, un road runner per l'Europa

Articolo pubblicato il 02 giugno 2007
Articolo pubblicato il 02 giugno 2007

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Basterà l'attivismo del nuovo presidente francese per rilanciare un'Ue in panne?

Le prime azioni politiche di Sarkozy sono state di natura marcatamente europea. Il nuovo presidente francese sembra avere le idee chiare su come rilanciare la macchina dell'Unione Europea. E sta ottenendo il consenso dei suoi colleghi europei. Il giorno stesso in cui ha assunto i poteri è volato in Germania a incontrare la cancelliera Angela Merkel, presidente di turno del Consiglio Europeo, dopo aver ricevuto, due giorni prima, il premier britannico Tony Blair. Il 23 ha visto il presidente della Commissione Europea Durão Barroso. Il 28 maggio ha ricevuto l'appoggio del premier italiano Romano Prodi. Il 31 maggio quello del presidente del governo spagnolo José Rodriguez Zapatero. Il nuovo inquilino dell'Eliseo avrà quindi visto, nel giro di pochi giorni, i leader dei paesi più grandi dell'Unione e della Commissione, decisivi nel determinare la velocità di crociera di un’Europa che già viaggia a diverse velocità.

La soddisfazione del Presidente della Commissione

Tra un allenamento di footing e un servizio fotografico nei dintorni di Parigi, l'uomo forte della destra francese non si dà pace sull'Europa. Come una sorta di novello Road Runner della politica, è a caccia di riforme e risultati per sbloccare la «paralisi istituzionale relativa» che immobilizza l'Unione. O per «soddisfare le necessità del momento e dotare di coerenza la politica estera comunitaria» come ha dichiarato a Bruxelles il 23 maggio. Sembra volersi liberare dai ritmi di una Unione imprigionata nel continuo sbadiglio dei discorsi magniloquenti e vacui, delle parole misurate, dell’ossessione per il consenso e il disturbo costituzionale. Di fatto Durão Barroso, durante il loro incontro, ha sottolineato la speranza che Sarkozy metta «il suo volontarismo, il suo entusiasmo e il suo gusto nel fare politica» al servizio dell’Europa.

Il presidente francese si concentra sui problemi più urgenti e li affronta senza tanti giri di parole. Per lui la prima cosa da fare è approvare un trattato costituzionale semplificato, che non includa la Carta dei diritti fondamentali e non istituzionalizzi le politiche comunitarie. Da qui la sua gran voglia di solcare strade e cieli d'Europa per incontrare i capi di governo e convincerli della validità della sua strategia. Per quanto riguarda l’allargamento, pur non essendosi opposto all’apertura di altri due dossier relativi all'ingresso della Turchia nell'Ue, ha detto chiaramente a Barroso che «la Turchia non rientra nelle frontiere comunitarie». Non disdegna poi la strada maestra delle cooperazioni rafforzate previste dal Trattato di Nizza: settori in cui pochi Paesi (in pratica quelli che lui chiama “Direttorio” o “G5 europeo”: Francia, Regno Unito, Germania, Italia e Spagna) integrino più intensamente le proprie politiche

Il ritorno di un'Europa intergovernativa

Ma, fatto salvo il suo attivismo, Sarkozy incarna anche il ritorno a un'Europa intergovernativa nella quale gli Stati fanno la parte da leone a scapito delle istituzioni più squisitamente “comunitarie” quali Parlamento e Commissione. “Sarko”, ad esempio, caldeggia una partecipazione dei Governi degli Stati membri alle decisioni della Banca Centrale Europea. E anche una certa dose di protezionismo commerciale. Da lui definito «preferenza europea», una cosa che non conviene molto ai Paesi la cui economia dipende in gran parte dalle esportazioni, come la Germania e il Regno Unito. Si tornerà ai tempi in cui il Regno Unito (presto guidato da Gordon Brown) cercava di negoziare con la Francia la riduzione dei finanziamenti della politica agricola comune: Sarkozy propone infatti una distribuzione dei fondi agricoli comunitari in base alle estensioni delle coltivazioni (proposta conveniente solo alla Francia o alla Spagna, ricche di latifondi). Infine, non senza un pizzico di nazionalismo, Sarkozy il 23 maggio ha definito «non negoziabile» la proposta di spostare l’Europarlamento da Strasburgo (in Francia) a Bruxelles, dove si trovano tutti i servizi amministrativi dell'assemblea europea e dove i parlamentari trascorrono tre settimane su quattro al mese.

Nel momento in cui le grandi potenze sono concentrate su altri problemi – con gli Usa impantanati in Iraq e Afghanistan e un Putin a fine mandato – l'Europa non sembra voler approfittarne per rinnovarsi e rafforzarsi. E lo stesso Sarkozy, con il suo dinamismo fatto di beep-beep diplomatici, non sembra detenere la lungimiranza di cui l'Ue ha bisogno per fare un altro grande passo avanti verso la democratizzazione e l'integrazione.