Sant'Apollonia: dalla polvere alla rinascita(?)

Articolo pubblicato il 08 dicembre 2014
Articolo pubblicato il 08 dicembre 2014

Il convento di Sant'Apollonia: un luogo vitale di Firenze. 700 anni di storia fra religione, diritto allo studio, legalità e buon senso. Una rinascita che si avvicina sempre di più (forse).

Nel centro di Firenze, a pochi passi dal Duomo, esisteva un convento femminile, uno dei più grandi dell'intera città: il convento di Sant' Apollonia. L'intero plesso è oggi suddiviso in due aree; una zona è riservata al museo contenente il famoso Cenacolo di Sant'Apollonia, mentre l'altra è quella del chiostro. Quest ultima è poi ulteriormente suddivisa in due zone: una interamente recuperata ed adibita oggi a mensa universitaria ed area di studio, l'altra, situata sempre all'interno del chiostro e collocata lungo l' accesso della mensa, è stata lasciata in stato di abbandono, in attesa di un recupero annunciato da anni ma di cui non c'è traccia.

L’idea di organizzare un Mercato Contadino e dell’Artigianato all’interno della splendida cornice del chiostro di Sant'Apollonia è nata sia dalla voglia di recuperare e restituire importanza a questo luogo, sia dopo la partecipazione, da parte dei ragazzi dell'Assemblea della Polveriera (di cui parleremo approfonditamente più avanti), all’incontro nazionale a Pesaro di Genuino Clandestino. Questa comunità, composta da una rete di piccoli contadini e agricoltori, si batte per l’autodeterminazione alimentare proponendo l’alternativa dell’autocertificazione partecipata, dove i produttori e i co-produttori sono soggetti che vogliono difendere la libera lavorazione dei prodotti e l’immenso patrimonio di saperi e sapori della terra nella convinzione che “fare la spesa” è un’azione fortemente politica.

La collaborazione e la comunanza d’intenti con Mondeggi Fattoria Senza Padroni ed il movimento Terra Bene Comune ha dato vita all’idea del Mercato con l'intento di valorizzare al meglio l’intero plesso e restituirlo alla socialità del quartiere e della città tutta. L'obiettivo è quello di creare una realtà che si pone in netto contrasto con la proposta commerciale canonica, basata sulle logiche del profitto indiscriminato a scapito della genuinità dei prodotti, della sostenibilità ambientale e del consumo critico.

Questa idea ha preso vita lo scorso 30 novembre grazie all'allestimento del Mercato Agricolo ed Artigianato, all'interno del chiostro di Sant' Apollonia, che ha avuto una grande risonanza nel quartiere ed una grande partecipazione da parte dei cittadini. Grazie a circa sessanta bancarelle tra cui vale la pena di ricordare realtà come quelle dei partecipanti alla comunità di Genuino ClandestinoMondeggi Bene ComunePodere le Fornaci, l'associazione Orti Collettivi AutogestitiCaicocci Terra Sociale, numerosi artigiani, laboratori per bambini e adulti; come il laboratorio serigrafico del CSA Next Emerson, spettacoli di intrattenimento, proiezioni, esposizioni e bancarelle d’arte curate da Delirart e da Lauraballa Bottega d'arte

Particolarmente interessante anche  l'incontro tra MondeggiRiMaflow La Polveriera stessa, i cui obiettivi comuni portano ad una valida critica al modello economico e sociale dominante: la fabbrica, lo spazio agricolo e lo spazio urbano oggi sono luoghi regolati dallo sfruttamento volto al profitto, anche contro i diritti delle persone stesse e dell’ambiente. 

Nel particolare, Mondeggi lotta per una gestione sostenibile dei terreni e dei beni agricoli di proprietà pubblica, per la diffusione di un’agricoltura contadina, locale, naturale e di sussistenza tramite percorsi decisionali partecipati e la nascita di piccole e diffuse realtà. L’esperienza della fabbrica recuperata Rimaflow  ha dimostrato invece come un gruppo di lavoratrici e lavoratori, in grande maggioranza licenziati dalla Maflow di Trezzano sul Naviglio, chiusa definitivamente nel dicembre 2012, abbia potuto recuperare la fabbrica, riconvertendola da automotive verso il riuso e il riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche e sta dando vita a una vera e propria "Cittadella dell’altraeconomia". Ognuna di queste realtà è basata su un insieme di esperienze fondate sull’autogestione, il mutuo soccorso, la riappropriazione contro la speculazione e l’abbandono. Esperienze che, se messe in relazione le une con le altre, possono costruire una progettualità che può dare origine ad un tessuto sociale più complesso: la dimostrazione che esiste una volontà politica dal basso di autorganizzarsi, di portare avanti una visione alternativa a quella vigente del territorio e della pratica politica che lo coinvolge. Queste iniziative parallele allo svolgimento del Mercato stesso hanno donato nuova luce a Sant’Apollonia, cancellando quel confine tra il chiostro, luogo pubblico finora abbandonato a se stesso, e la cittadinanza.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l'azione pratica e stringente della Polveriera, uno spazio occupato e restituito alla comunità dopo anni di abbandono, situato proprio nella parte abbandonata del chiostro di Sant'Apollonia. Un luogo che ha fatto dell’autogestione degli spazi una pratica politica di cambiamento e di conflitto con l’esistente, un laboratorio dove le persone e i progetti si incontrano e sostengono l’un altro, per produrre una ricchezza che è comune e sottratta alla speculazione e all’interesse privato.

L’Assemblea che gestisce gli spazi occupati della Polveriera è aperta a tutte e tutti, si riunisce ogni Lunedì alle 18 discutendo prima dei contenuti politici della vita del posto, poi delle singole attività e delle problematiche quotidiane, in modo democratico, diretto e orizzontale. I ragazzi dell'Assemblea spiegano: «L’idea di occupare questi spazi è nata da un gruppo di studenti e studentesse gravitanti intorno al Collettivo della Facoltà di Lettere e Filosofia che, già da tempo, si (pre)occupava dello stato in cui verteva il plesso di Sant’Apollonia. Già dagli anni settanta il chiostro era il fulcro della vita politica universitaria fiorentina e conserva tuttora sulle proprie mura le testimonianze dei rifugiati politici greci e spagnoli che all’epoca scappavano dalla dittatura dei loro paesi. L’intero stabile [come accennato sopra] ospita la mensa universitaria che però utilizza solo una piccola porzione degli spazi disponibili. Al piano terra si trovano stanze ristrutturate unicamente per farne uffici della Regione e della Fondazione Toscana Spettacolo. L’inefficienza della mensa e il degrado della struttura ci hanno portati, dopo anni di inascoltati appelli attraverso la democrazia delle istituzioni universitarie (ovvero un apparato mascherato da istituzione democratica dove però la forza delle rappresentanze studentesche è limitata da interessi di natura burocratica ed economica), a riaprire questi spazi per l’uso legittimo originale, ovvero il diritto allo studio.

Il prolungato abbandono dovuto alla latitanza delle istituzioni aveva trasformato queste stanze in un enorme deposito di escrementi di piccione, polvere e calcinacci. Noi dell’ Assemblea della Polveriera, ripulendo e mettendo in sicurezza gli spazi, abbiamo invece ricreato un luogo di studio ed aggregazione sociale, di cultura e politica che fin’ora, dall’apertura del 23 Maggio 2014, è cresciuta di vivacità e consapevolezza. L’immagine desolante di “deposito di polvere” che era all’inizio si è poi evoluta, giocando sulla duplicità di senso, con la considerazione del potenziale esplosivo che il posto stava rapidamente dimostrando di avere. Da qui il nome Polveriera. Lo scopo è la costruzione di una consapevolezza collettiva che permetta di affrontare in modo critico, attivo e diretto la gestione del bene comune tramite il lavoro di un eterogeneo gruppo di studenti, lavoratori e abitanti del quartiere, in sinergia con i movimenti e le realtà politiche autonome locali e nazionali».

Effettivamente la Polveriera ha proposto una serie di iniziative che spaziano dai temi politici a quelli culturali. Per esempio sono stati organizzati cicli di autoformazione con avvocati e rappresentanti sindacali sul tema della precarietà nel mondo del lavoro in collaborazione con i Clash City Workers e incontri frontali su questioni sociali come le sostanze e la tossicodipendenza curati dal Centro Java Infoshop. Inoltre al suo interno ospita una biblioteca autogestita, ha organizzato un corso di chitarra, sessioni estemporanee di reading e cineforum.

Tuttavia, nonostante le lodevoli iniziative auto-organizzate ed autogestite portate avanti dall'Assemblea della Polveriera, per sopperire all’assenza degli organi di riferimento che hanno la responsabilità diretta sul posto, l’intero plesso rimane di proprietà del Demanio che da anni ha concesso la gestione alla Regione Toscana e quindi infine al DSU. «Lo stesso DSU che nell’ultimo decennio ha inefficacemente tentato - secondo le osservazioni dell'Assemblea della Polveriera - di ottenere il completo utilizzo del luogo tramite un fantomatico passaggio di proprietà tra stato e regione. Ad oggi gli incontri con le istituzioni sono stati infruttuosi, se non per il fatto di aver riacceso l’interesse sulla questione Sant’Apollonia. Ultimamente il nuovo direttore del DSU ha chiaramente decretato l’impossibilità d’esistenza del nostro progetto all’interno della struttura, sostenendo l’inagibilità degli spazi senza proporre tutt’ora soluzioni concrete».

La lotta per restituire questi spazi ai legittimi utilizzatori, ovvero gli studenti, continua tutt'oggi in un clima di incertezza e di tensione. Certo è che simili iniziative non possono passare inosservate o vietate a prescindere. Esse rappresentano l'inizio di un dialogo ed un percorso fra studenti e giovani con le istituzioni, che possono e devono essere intraprese in collaborazione ed all'insegna della legalità. Solo in questo modo è possibile ridare vita al plesso dell'ex convento di Santa Apollonia e di creare un luogo di ritrovo che non sia solo focalizzato allo studio individuale ma che presenti anche iniziative collettive in grado di formare un tessuto sociale che negli ultimi anni si è sempre più sfilacciato.