Sans A_: il media che scalda il cuore

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2016

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Martin non va in vacanza da due anni e mezzo. Va detto che ultimamente è stato piuttosto occupato nella creazione di Sans A_, un media dedicato ai senzatetto e a tutte le vittime della precarietà. Intervista a un chiacchirone dal cuore grande.

Blusa alla marinara e cappotto invernale sulle spalle, gli occhi stanchi per il poco sonno e una cicca tra le labbra, Martin Besson assomiglia a un giovane parigino come tanti altri. Se non fosse per il fatto che a 20 anni, è già a capo di un media. Due anni e mezzo fa, mentre la crisi dell'informazione è al suo culmine, crea Sans A_ (Sans Abri, senzatetto, ndt), un pureplayer che racconta la vita dei SFD (senza fissa dimora) a colpi di foto e testi. Grazie alla sua parlantina e alla sua determinazione, molto presto Martin trascina 80 volontari nella sua avventura, raccoglie fondi e conquista 5 000 lettori.

La realtà quotidiana è un pò meno rosea. «Riunione su riunione per la minima decisione», «trovare un business model», «gestire gli ego», «passare dallo statuto d'associazione a quello d'impresa», «rispondere a 70 email», seduto nella terrasse riscaldata di un caffè, passa in rassegna i compiti che ormai scandiscono il ritmo dei suoi giorni e delle sue notti. «È difficile, ma ci crediamo», dice senza giri di parole, mentre cerca l'accendino per riaccendere la sigaretta. Davanti alla prima birra della giornata, con questa stessa convinzione, Martin riparla a Cafébabel del progetto che è sempre nei suoi pensieri.

cafébabel : Come ti è venuto in mente a 18 anni di creare un media sui senzatetto?

Martin Besson : Quando avevo 17 anni, passando per strada, vedevo queste persone fuori e chiacchieravo o fumavo sigarette con loro. Ero quindi già alquanto coinvolto nel problema. Poi, dopo aver ottenuto il diploma professionale nel settore della vendita, ho capito che dovevo dare un senso alla mia vita. Perché va bene avere un diploma, va bene giocare ai videogiochi, ma se ci fosse solo questo nella vita non sarebbe interessante e non si farebbe del bene agli altri. Così mi son detto, « passerò una settimana per strada come un senzatetto». Alla fine, la settimana è diventata una giornata, poiché era una situazione molto violenta ed allora ho capito che i senzatetto avevano bisogno di visibilità.

cafébabel : Che cosa era violento?

Martin Besson : Sei seduto su un marciapiede, muori di freddo, ti trovi in un quartiere alquanto benestante, non hai un soldo e vedi la gente che parla di festa, di shopping, ecc. Quindi, hai già tutte le tentazioni e molte frustrazioni. Le persone non ti guardano e se lo fnno ti guardano come una merda. Ma alla fine, dici a te stesso che se non ti guardano è perché non hanno tempo da perdere. Perché dovrebbero interessarsi ai senzatetto?

cafébabel : Lo scopo di Sans A_, è quindi di trovare il tempo per farlo?

Martin Besson : In effetti, ho capito che si doveva dar loro visibilità, poiché molti degli stereotipi sui senzatetto derivano dal fatto che non si conosce la loro storia. Se la conoscessimo, parleremo con loro. Non si tratterebbe più di uno stupido barbone, ma di Jean-Claude, Jean-Marc, Sophie… che hanno una storia e un passato.

cafébabel : Ti ricordi del primo senzatetto che hai intervistato?

Martin Besson : Sì, certo, è stato un pugno in pieno volto. La persona spiegava il suo percorso e mi rendevo conto che poteva succedere a tutti.

cafébabel : Molta gente che non si ferma a parlare con i SFD, non per indifferenza, ma perché è un po' intimidita. In generale, come vanno le cose quando vi trovate di fronte a un senzatetto?

Martin Besson : Bene! Sono spesso molto sorpresi. A volte se la prendono quando annuncio di essere un giornalista, perché pensano: «Ah, vengono da noi solo quando succede qualcosa». Ma quando poi spieghiamo la nostra iniziativa sono contenti.

cafébabel : In che cosa il vostro approccio è diverso da quello dei media tradizionali?

Martin Besson : In generale, i media tradizionali parlano di statistiche e il loro imperativo é la produzione. Anche noi vogliamo parlare di statistiche, ma vogliamo soprattutto raccontare una storia e troviamo il tempo per farlo. Di recente, Sans A_ si è esteso a tutte le forme di precarietà, perché alla fine, il problema dei SFD ha acquisito una visibilità sufficiente: usciamo per strada, li vediamo, ma non parliamo delle persone in situazione di precarietà, degli alloggi inadeguati, delle problematiche relative alla disabilità, alla sanità… Abbiamo scelto di avvicinarci a tutte queste problematiche che sono piuttosto connesse tra loro, in modo da sensibilizzare la gente e spingerla ad agire. Sans A_ non è un media militante, ma un media impegnato che pensa sia importante parlare di queste cause.

cafébabel : E cosa ti aspetti quando pubblichi un articolo?

Martin Besson : La cosa interessante è che crea un'interazione tra i lettori e i Sans A_. Per esempio, Brigitte ci ha raccontato che dopo aver pubblicato la sua foto, molte persone sono andate a trovarla per strada e sua cognata ci ha contattati. Quindi vedi, è la prova del potere dei social network e di quello che succede quando si fa una cosa buona. Ci sono anche persone che ci dicono: « Grazie, per merito vostro vedo le cose in modo diverso». E questa è una cosa grossa! Ti posso anche leggere il messaggio che Samuel - un membro di Sans A_ - mi ha inviato l'altro giorno: « A volte, ci sono cose che ridanno nuova fiducia in questo mestiere. Ieri sera ho preso un caffè con Caroline. Caroline è l’ex di Pierre, già barman senzatetto di cui avevo pubblicato il profilo con Corentin, qualche settiman fa. Caroline non aveva più nessuno notizia di Pierre fino a quando ha letto la sua descrizione ieri sera. Le sono venute le lacrime agli occhi e ho avuto la conferma che non facciamo tutto questo per niente

cafébabel : Ti aspetti qualcosa dai politici?

Martin Besson : No, per niente. Sto lontano da tutto ciò. E non ho alcuna voglia che Sans A_ sia ripreso da un politico, perché ce la caviamo molto bene con i nostri lettori. Poi, francamente, sono 30 anni che le associazioni portano avanti un lavoro pazzesco affinché i politici si occupino di questi temi, è da una vita che sono a conoscenza di queste problematiche, ma non sono in grado di cambiare le cose, si capisce bene in questo momento con la legge sul lavoro…

cafébabel : Appunto, non vuoi fare qualcosa in più del giornalismo per cambiare le cose?

Martin Besson : Non puoi essere militante con un media, non funziona. Non puoi portare avanti azioni militanti e poi dire «ehi, faccio informazione». C'è un problema di oggettività. Non spetta a noi.

cafébabel : Sì, ma il giornalismo che praticate è già un atto sociale, no?

Martin Besson : Sì, ma non si tratta di militanza. In compenso, faremo qualcosa in più in futuro. Ci lanceremo nel giornalismo di soluzione. Intervisteremo una persona che ci dirà: «Il mio sogno è questo» e cercheremo di fare in modo che si rializzi tramite i lettori. Questi ultimi saranno liberi di partecipare o meno.

cafébabel : Di cosa sognano tutte queste persone nella precarietà?

Martin Besson : È difficile generalizzare. Per esempio, il sogno di Serge è di aprire un caffè per senzatetto. Emmanuelle vorrebbe incontrare il suo cantante preferito a Barcellona. Hanno tutti desideri e ambizioni diverse. Ma quando stiliamo il loro profilo, sono solo felici di raccontare la loro storia, di parlare e condividere. Sperano che questo possa cambiare qualcosa.

cafébabel : Cosa?

Martin Besson : I senzatetto sperano che le persone per strada li guardino di più e meglio, che si faccia attenzione a loro. I disabili sperano che le persone si dicano «ah sì, hanno molti problemi» e che questi problemi siano risolti. Ci sono molte cose… Allora, quello che cerchiamo di fare è dare felicità, portare cose buone nella loro vita con il racconto della loro vita. Se in questo modo riusciamo a convincere due o tre persone, è già una cosa buona. Se riusciamo a convincerne di più, è ancora meglio. Ci adoperiamo in questo senso!

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Questo articolo è stato scritto dalla redazione di La Parisienne de cafébabel. Denominazione di Origine Controllata.