Salvaguardare la democrazia

Articolo pubblicato il 07 marzo 2005
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Articolo pubblicato il 07 marzo 2005

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Il terrorismo ha dimostrato quanto l’occidente possa essere vulnerabile. Ma le reazioni devono essere ponderate. Proprio per non minare quella stessa democrazia che si vorrebbe proteggere.

Gli attacchi a Madrid di un anno fa hanno colpito non solo al cuore di una delle città europee più cosmopolite, hanno colpito al cuore di ogni libero cittadino europeo. Non che l’Europa fosse nuova ad attacchi terroristici. Molti europei sono cresciuti col terrorismo di fianco a casa. Ma le bombe sui treni spagnoli, trenta mesi dopo l’11 settembre, hanno mostrato il nuovo volto del terrore in Europa. Esse non miravano ad un obiettivo politico, bensì proprio alla distruzione della nostra civiltà, dei nostri valori, della nostra democrazia. L’Europa è stata messa sotto attacco, e la linea che ha distinto la sicurezza interna da quella esterna è stata irrimediabilmenteresa confusa.

Solidarietà europea?

Dopo l’11 settembre, è stato di vitale importanza che gli stati membri dell’Ue, sia come unione che a livello nazionale, affrontassero la nuova e seria minaccia rappresentata da gruppi terroristici come Al-Queda. A questo proposito, il Consiglio europeo di Laeken, nei mesi seguenti all’11 settembre, ha emesso una definizione comune di terrorismo. Questa è stata redatta non solo per mostrare solidarietà dopo gli attacchi agli Usa, nei quali ci sono state vittime europee, ma anche perché la questione su cosa formi il “terrorista” è una delle più spinose. Durante questo incontro è stata concordata la proposta per un avviso di garanzia europeo, al fine di velocizzare le procedure di estradizione tra gli stati membri. Sebbene già in preparazione sin dal 1999 con Tampere, gli eventi dell’11 settembre hanno infuso un nuovo impeto a questa misura. L’avviso di garanzia europeo aveva lo scopo di migliorare la collaborazione non solo per quanto riguarda la lotta al terrorismo, ma anche per quanto riguarda danni rivolti alla commissione stessa, come il sabotaggio e il riciclaggio di denaro sporco. Queste misure hanno mostrato la volontà da parte degli stati europei di collaborare e di aver fiducia reciproca per respingere la minaccia del terrorismo globale.

Ancora una volta lo zelo dimostrato nell’adottare queste misure non è stato ugualmente tradotto in pratica. Il problema con il principio della definizione comune di terrorismo è dato dal fatto che non tiene conto di come diversamente venga percepita la minaccia da ciascun stato dell’Ue. D’ora in poi il problema è all’ordine del giorno nell’agenda sia di stati che hanno una storia di terrorismo come la Gran Bretagna e la Francia, sia di stati come la Finlandia e la Svezia, che non hanno quasi mai conosciuto il fenomeno. Ciò deriva dalla tendenza di Al-Qaeda ad attaccare obiettivi “soft”, com’è successo l’11 settembre e Bali. Inoltre, l’adozione dell’avviso di garanzia europeo è stata estesa solo ad alcuni stati, quelli che effettivamente raggiungono il termine ultimo di entrata in vigore del primo gennaio 2004. Dopo Madrid, Bruxelles ha spinto quegli stati fanalino di coda ad adottare questa misura ma, ciononostante, è stata sottoposta, nella repubblica Ceca, al veto ministeriale, in Germania ad argomentazioni costituzionali e non è ancora sicuro se l’Italia la adotterà o no.

Una proposta di collaborazione reciproca per combattere il terrorismo non è certo compatibile con gli stati membri dell’Ue, e svaluta in qualche modo lo strascico della risposta europea a Laeken. Pur essendo benvenuto, un approccio europeo si rivela efficace solamente se i problemi non sono poi rivolti nuovamente alle politiche nazionali dei diversi stati.

Proteggere la democrazia sgretolandone i valori?

Oltre ai problemi relativi alla risposta europea, ci si preoccupa anche sul modo in cui alcuni stati membri cercano di combattere la minaccia terrorista. Benché ci sia un chiaro bisogno di sviluppare la sicurezza al fine di proteggere i cittadini, è importante che questo non sia fatto a scapito delle libertà civili e dei diritti fondamentali. Nel lasso di tempo trascorso dall’11 settembre e successivamente dall’attentato di Madrid, la protezione dei cittadini e la soppressione delle organizzazioni terroriste non si è mai allontana dall’ordine del giorno dei programmi politici. In Gran Bretagna il governo ha scelto di compiere una mossa senza precedenti, che non rispetta gli obblighi dettate dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani. Coloro sospettati di pianificare atti terroristici, potranno essere trattenuti, senza che su di loro penda alcuna denuncia. Ovviamente, anche il più devoto dei liberisti sarebbe d’accordo nel dire che quelli che costituiscono una minaccia non devono essere liberi di commettere questi crimini feroci. Viviamo comunque in una società civile e democratica, coloro sospettati dovrebbero essere incarcerati e prontamente portati in giudizio con la presunzione di innocenza fino a quando non venisse comprovata la loro colpevolezza. Questa procedura a dicembre, è stata giudicata illegale, ed è stata quindi sostituita da un disegno che prevede gli arresti domiciliari. La minaccia terroristica incombente sugli stati membri ha anche permesso progetti per passaporti biometrici e l’introduzione dell’obbligatorietà delle carte di identità anche per paesi, come ad esempio la Gran Bretagna, che non la richiedevano. Il contributo di tali provvedimenti alla lotta contro il terrorismo resta comunque ampiamente opinabile, visto il conseguente timore di erodere ulteriormente le libertà civili.

I nostri leader affermano che Al Qaeda cerca di minare e distruggere la nostra democrazia, ma proteggendo i cittadini e continuando la lotta al terrorismo, è importante per noi non sgretolare i principali valori di libertà, uguaglianza e giustizia, principi sui quali si è costruita la nostra democrazia e si fonda la nostra libertà.