Salentini oltre frontiera: si scrive calcio, si legge passione  

Articolo pubblicato il 26 novembre 2015
Articolo pubblicato il 26 novembre 2015

In uno sport spesso controverso come il calcio, dove l'amore per una squadra porta anche a gravi e duri scontri, è bello poter raccontare quello che non si vede, che non si conosce o quello che semplicemente viene oscurato dal pregiudizio del "tifoso uguale teppista".

Lecce, che passione!

«La passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimamente di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà,» cosí si esprime il giornalista e scrittore ungherese Sándor Márai. E sono proprio l'amore e la passione per due colori, giallo e rosso, e per una maglia, che spingono un gruppo sempre più numeroso di ragazzi a fare chilometri e chilometri per seguire la propria squadra del cuore: il Lecce. Non importa il risultato, perché la passione non si cura di avere nulla in cambio.

Ogni incontro è sempre costruttivo e dà manforte a questi ragazzi che, per motivi diversi, sono costretti a vivere lontano dalla propria terra, privandosi del quotidiano e dovendo far i conti con quel'eterna saudade, quel sentimento di nostalgia che segna il popolo salentino. 

Chi sono i S.O.F.

Salentini oltre frontiera (S.O.F.) è il nome che il gruppo si è dato. Riconosciuto come primo gruppo unito d'Europa, dove "oltre frontiera" non rimanda all'Oltralpe, ma a una dimensione che comincia addirittura dopo Squinzano, ultima città nella provincia di Lecce, confine tra Salento e Puglia. Questo è il credo del gruppo.

Il gruppo è una realtà recente: nasce ufficialmente nel giugno del 2014 grazie ad un piccolo direttivo di circa sette persone. L'input arriva da A., colonna portante del gruppo, che decide di proporre ai suoi amici virtuali, con i quali condivide la stessa passione calcistica, di organizzare la trasferta a Frosinone. Da quel momento in poi, i salentini oltre frontiera residenti in Germania, in Svizzera o nel nord Italia organizzano sempre almeno cinque o sei trasferte all'anno per seguire il Lecce. Poche sono le regole: portare alto il nome della squadra e rimanere sempre uniti (se uno sbaglia, l'errore è di tutti!).

Requisito fondamentale dei S.O.F non è tanto l´essere salentino, quanto piuttosto amare e venerare quella maglia. A questo proposito G. mi racconta la storia di I., un ragazzo nato e cresciuto in Germania. I. vive esattamente a Plauen, quasi ai confini con la Repubblica Ceca e, paradossalmente, è il più oltre frontiera del gruppo. Il suo amore per il Lecce nasce ben dieci anni fa. Amante del calcio e delle grandi squadre italiane, resta affascinato dal Lecce di Zeman che mette in difficoltà le grandi squadre. Ne vede i colori, il tifo caldo, le piazze gremite e se ne innamora. Due anni fa è andato addirittura a Bolzano da solo a seguire la squadra, e ha contattato il gruppo per la trasferta di Caserta, entrandone poi a far parte. 

Le iniziative

Ma quanto si spingono "oltre" questi ragazzi? Non importa se si viva a nord, sud, est o ovest della Germania, della Svizzera o dell'Italia.

A qualsiasi latitudine si risieda, l'importante è esserci. L'importante è raggiungere il Lecce in ritiro a Saint-Vincent, o seguirlo nelle partite a Caserta, Foggia, Melfi, Matera, Lecce stessa o Lamezia e Reggio Calabria. Quel che importa è vedere quei colori accesi e caldi, gli unici che riescono a far battere il loro cuore più forte di come (ahimè) possa riuscire una donna!

Anche se per ragioni logistiche non è possibile partecipare a tutte le trasferte, la bandiera dei salentini oltre frontiera sventola sempre in curva: c'è sempre un rappresentante che porta avanti il loro credo impresso sul logo: "Fieri e Liberi!" Fieri di appartenere ad una terra meravigliosa come il Salento. Ma soprattutto fieri di una maglia che, nonostante non risplenda più nelle categorie che contano, conserva sempre quella reverenza e importanza delle grandi squadre. Liberi da qualsiasi vincolo e costrizione dell'essere tesserato per partecipare alle trasferte, perché residenti all'estero.

E alla mia domanda: «Perché vi fate cosí tanti chilometri?» G. mi riponde: «Per amore, solo per amore. È come in amore, la passione vince sulla ragione. È come avere una donna lontana che, appena si può, si va a trovare». Quello che G. ci tiene a precisare è che il gruppo si autofinanzia: pulmini, auto, aerei, costi onerosi dei viaggi, giorni in cui ci si assenta dal lavoro. Nessuno contribuisce al pagamento delle loro trasferte se non loro stessi. Dato che non è mai semplice trovare la soluzione più conveniente e comoda, il gruppo ha pensato di acquistare un vero e proprio pullman da usare per le trasferte. Per questo progetto ancora in fase embrionale, tutti contribuiscono a versare una somma nel salvadanaio, alimentato anche dalla vendita di sciarpe e gadget su cui è riportato a caratteri cubitali il nome del gruppo.

L'ultima trasferta del gruppo risale allo scorso 22 novembre a Matera. Lo stadio XXI Settembre si tinge di giallorosso: bandiere e palloncini riscaldano la fredda giornata. Sono circa in trecento nella curva leccese e, grazie al tifo caloroso e all'abbondante presenza, si ha l'impressione di essere al Via del mare di Lecce invece che a Matera. Per gli oltre frontiera la trasferta è stata molto lunga. Un intero weekend in viaggio. Alcuni hanno optato per l'aereo per il viaggio d'andata, altri sono scesi in macchina accordandosi sulle diverse tappe da fare. C'è chi è partito dalla Svizzera alla volta di Milano per poi ripartire verso l'Emilia Romagna a prendere altri amici.

Se il viaggio d'andata è sempre ricco di entusiasmo, impazienti di vedere la propria squadra del cuore e incontrare i fratelli giallorossi, il viaggio di ritorno è senz'altro la parte più faticosa: il rush finale dopo la notte insonne e i canti a squarciagola durante il match. In particolare G. e I., unici oltre frontiera residenti in Germania, per ammortizzare i costi della trasferta hanno deciso di tornare in pullman. «Più che un viaggio è sembrata un'odissea,» afferma G. «Siamo partiti domenica alle 21 da Bari, arrivando a Milano alle 9.30; qui abbiamo dovuto aspettare oltre tre ore per prendere il pullman verso la Germania. Alle 23 del lunedí siamo arrivati finalmente a Mannheim».

Se per G. l'odissea è finalmente terminata, per I., il tedesco "salentinizzato", il viaggio non è ancora terminato: deve guidare ancora per 400 chilometri. I. è arrivato a casa alle 3 di lunedì mattina. Anche se recente, i Salentini oltre frontiera sono una realtà consolidata, un gruppo di amici, una famiglia che periodicamente organizza dei raduni a suon di tamburelli  e all'insegna delle tipicità del Salento. Non importa se si è lontani migliaia di chilometri da casa: il senso di appartenenza e il legame alla propria terra vanno al di là dell'oltre in cui sono costretti a vivere. 

Oltre le sconfitte e le vittorie, lo sport non deve essere un'occasione di divisione, ma di condivisione. Le derive dell'antagonismo devono essere corrette ricordando l'importanza di mantenere uno spirito sportivo anche nella competizione.