Sacha Baron Cohen fa il bis con Brüno

Articolo pubblicato il 30 luglio 2009
Articolo pubblicato il 30 luglio 2009
«Nel 2006 fu la volta di Borat». Nel 2009 Brüno presenta nudi tratti maschili sulle locandine cinematografiche europee. Il nuovo scherzo del comico inglese Sasha Baron Cohen è gay, giornalista di moda e austriaco e uscirà in Italia il 23 ottobre: il team viennese di cafebabel.com analizza il fenomeno.

Il film è arrivato in Austria da alcuni giorni. Il piccolo stato alpino, tuttavia, ha superato illeso l’apocalisse che era profetizzata. I timori di diffamazione erano eccessivi. ©Universal PicturesPoiché

il turismo in Austria è sacro, Emil Brix, Direttore generale delegato alla Cultura all’interno del Ministero degli affari Esteri, prima dell’uscita ufficiale del film, il 10 luglio,

aveva fortemente protestato contro la Universal, produttrice del film. Anche la comunità gay austriaca aveva espresso perplessità. Brüno avrebbe goffamente fatto irruzione nella realtà sociale come un elefante sguinzagliato in una cristalleria?

Dopo Ali G e Borat, Brüno è la nuova creazione del comico e trasformista sacha Baron cohen che si esibisce sugli schermi cinematografici europei nel film di Larry Charles in mini calzoncini sfoggiando gambe perfettamente depilate. Brüno è niente di meno che un giornalista di moda austriaco

omosessuale che moltiplica le gaffe a causa di uno scarso livello intellettuale. L’intreccio si racconta in fretta: dopo il suo disastroso passo falso alla Fashion Week di Milano. Brüno perde il suo lavoro come

giornalista di moda nel suo show televisivo austriaco Funkyzeit. Quindi decide di recarsi a Los Angeles per diventare l’austriaco più famoso dopo Hitler.

Così sono già definiti i riferimenti austriaci: una piccola frecciata al passato nazista del Paese, allusioni al Life Ball, una manifestazione di beneficienza viennese, che negli USA ha probabilmente un’eco maggiore che nella stessa Austria e il cliché senza patria di un sunny boy superficiale, abbronzatissimo e con un forte accento austriaco. Inoltre, nelle scene in cui si parla tedesco, si può ascoltare realmente lo slang viennese.

Un umorismo indigesto?

Il personaggio artistico Brüno – un nazionalista omosessuale, biondo paglierino e assolutamente non sportivo – riunisce contrasti che non potrebbero essere più forti. Il divano del dottor Freud può, in ogni caso, essere tralasciato. Le sue pulsioni sessuali sono sfruttate completamente, il suo umorismo tutto al di sotto della cintola. Come spettatori ci si può seriamente domandare cosa possa essere così

comico in queste scene sessuali decadenti.

©Universal PicturesL’umorismo omicida di Brüno è grossolano e fa i conti con tutti i pregiudizi e le stupidaggini del presente. In questo modo smaschera, con una stupidità disarmante, il circo mediatico privo di senso. Brüno, tuttavia, si scaglia ancor più violentemente contro gli Usa che contro la sua presunta patria adottiva, sulla quale, però, non lesina sugli stereotipi. Per esempio, scopriamo che bisogna avere un bambino nero per essere di tendenza sull’altro lato dell’Atlantico. Le azioni di Bruno consistono nel

riflettere sulle cose fino in fondo, oltrepassando spensieratamente il politicamente corretto.

Nonostante alcune scene comiche, l’umorismo patibolare nella seconda parte del film diventa eccessivo. Così Brüno alla fine agisce come un krapfen al ponce che è stato servito per sbaglio con troppa panna. Semplicemente too much.

Nel film l’Austria se l’è cavata a buon mercato? In realtà la porcellana dell’Augarten (storica fabbrica di porcellane austriaca, ndr)  non è stata polverizzata negli armadi piccolo borghesi, la Sacher torte continua a essere venduta ai turisti giapponesi e l’immagine senza rughe del paese del valzer viene ancora lustrata. Gli austriaci si riconosceranno nel film. Però, affermare che Brüno potrebbe sovvertire la tranquilla e conservatrice vita della Repubblica alpina è comunque esagerato.