"Rumore di spade", di ratings, di borse e di Zika

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 15 febbraio 2016

Mentre in Spagna spunta la possibilità che le forze del cambiamento conquistino voce e possibilità di voto nel prossimo governo statale, emergono notizie e dichiarazioni malauguranti riguardo lo tsunami economico che starebbe per colpirci.

Non è passata neppure una settimana da quando il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha ricordato l'obbligo imminente di tagliare la spesa pubblica di 9 miliardi di euro. Al minimo starnuto delle borse nazionali e internazionali -provocato dal crollo del prezzo del petrolio, dalle mediocri prospettive cinesi e da un recupero superficiale del consumo- le prime pagine dei giornali e i teleschermi mostrano avvertenze grafiche e titoli grassi, caso mai qualcuno dovesse persistere nel formare il governo sbagliato. Improvvisamente, un mese e mezzo dopo che il bipartitismo spagnolo è caduto dal piedistallo, gli investitori se ne vanno -nessuno specifica che sono speculatori-, il denaro si "rifugia" nell'oro, le operazioni private si inabissano, lo spread è rannicchiato, le offerte pubbliche iniziali (IPO) si moltiplicano per zero, la vendita di cellulari scende e il virus Zika si staglia contro la salute del pianeta, come fosse un'invasione di extraterrestri di serie B, se possibile col codino. Il tutto inserito all'interno dello sciroppo-placebo di panico e conformismo che vogliono far colare dal secchio a quei cittadini che intravedono ancora un barlume di speranza e libertà nel futuro di Spagna.

Questo paese vive una nuova transizione. Come in quella degli anni settanta, c'è un "rumore di spade" in sottofondo, cioè, una minaccia più o meno velata di paralizzare il cambiamento da parte delle forze esterne alla democrazia. Solo che oggi giorno, gli avversari della transizione non indossano casco, tabarro, galloni e mitraglietta. Hanno capito; sono più sofisticati. Indossano cravatta e abiti confezionati nell' Avenue Louise di Bruxelles, in Via Veneto a Roma o in Calle Serrano a Madrid. Hanno sede in reconditi laboratori di agenzie di qualificazione del debito, che si devono alle speculazioni finanziarie più che all'economia produttiva. Sfilano durante le riunioni dell'Eurogruppo. Praticano il ritiro spirituale nel consiglio della Banca Centrale Europea. Invece che la trinità, posseggono la troika. E quello che più sorprende è che questa volta le istituzioni dell' UE stanno giocano un ruolo fondamentale nell'eventuale rivolta finanziaria. Cattedrali nel deserto. Di negoziatori neutrali e disinteressati.

Comunque sia, l'intenzione di questi poteri nascosti è la stessa di quella di allora, vale a dire gestire la democrazia a partire da istanze non sottoscritte dalla volontà popolare. Le istituzioni comunitarie, come succede in quelle spagnole, rappresentano una lega di interessi bancari e di finanze speculative, che ha deciso di comprarsi partiti politici in ogni paese per vincere le elezioni, senza necessità di prenderne parte. Quello che accade in Spagna con il PSOE (Partido Socialista Obrero Español), PP (Partido Popular), CDC (Convergencia Democràtica de Cataluña) o IU (Izquierda Unida), partiti con debiti milionari contratti con la banca, accade anche con la stragrande maggioranza dei partiti politici negli Stati membri dell'Unione.

Nonostante ciò, in Spagna vi è stato un imprevisto. I clienti degli "uomini in nero" sono arrivati tardi alle elezioni, e le forze del cambiamento posseggono buoni motivi per cui le politiche economiche e sociali diano un giro di 180° nel nuovo governo che nascerà dalle negoziazioni in corso. Di quì che immediatamente si proceda con l'artiglieria al suono di un' apocalisse fantasma, relazionando il rischio di recessione -reale, senza dubbio- con l'opportunità di un governo di cambiamento. Solo il cittadino che ogni giorno avrà tempo e mezzi per dedicarsi all'entomologia informativa potrà rendersi conto del film completo. Per esempio, del fatto che la società spagnola è la seconda società più indebitata del mondo, con più del 400% del PIL, soprattutto per il debito privato. Da quì il fatto che ad oggi lo Stato spagnolo fornisce 8 miliardi in meno di fondi alle imprese rispetto a un anno fa, grazie ai regali fiscali del buon governo di Rajoy. O il fatto che la durata media dei contratti non smette di scendere dal 2008. O che il fondo pensioni è al di sotto del minimo, perchè i salari son stati ridotti di modo che non servono neppure per pagare a rate una corona di fiori. O il fatto che ogni giorno in Spagna -e nell'UE- chiudono fabbriche per delocalizzare la produzione di quello che consumiamo in paesi in cui non vengono rispettati i diritti umani, o i principali diritti del lavoro. O anche il fatto che il nordamericano Bernie Sanders si sta rendendo protagonsta di una campagna pre elettorale inedita senza aiuti delle banche, al grido di "No ad un'economia truccata!", con promesse di riscuotere tasse a Wall Street per finanziare un sistema di università pubblica gratuita.

Di fronte all'informazione, questa coperta di cenere con la quale facciamo colazione ogni mattina è un pretesto. Il suo scopo è scartare le forze del cambiamento dalla formazione di un nuovo governo e lasciare libera la via per un accordo dei partiti tradizionali e i suoi sostenitori. Penseranno sia questione di pazienza, di sedersi, stile trio delle Azzorre, con le gambe sul tavolo, a fumarsi un sigaro ed aspettare che sembri un incidente.

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Fernando Navarro Sordo ha gestito per 6 anni la versione in spagnolo e le sezioni di Politica ed Economia su cafebabel.com. Oggi è il coordinatore della segreteria di Acción Institucional di PODEMOS.