Rubrica in levare (dal sol levante), parte prima 

Articolo pubblicato il 13 aprile 2016
Articolo pubblicato il 13 aprile 2016

Se vi aspettate una comunissima guida all'esplorazione di Tokyo rimarrete terribilmente delusi. Questo è un invito ad afferrare uno zaino e partire, indipendentemente dalla meta, per conoscere una cultura, un ritmo e, con un po' di fortuna, anche un diverso sé. È un elogio alla curiosità, all'avventura e al succhiare tutto il midollo della vita. Per il resto c'è Google.

20 giorni fa, io e i miei 15kg di zaino, lasciavamo Malpensa su un seggiolino Jump, nella cucina di un aereo Alitalia. Le 12 ore piu terribili della mia vita tra hostess, tresche e pettegolezzi su colleghi. Ma la destinazione era Tokyo e io me lo sarei fatta anche a testa in giù questo viaggio (nonostante la notte in bianco e la schiena a pezzi, la capitale del sol levante ha dimostrato l'istantaneo potere di invadermi col suo concentrato di  energia e farmi dimenticare ogni bisogno di riposo).

La cosa piu importante che ho capito in dieci giorni è che Tokyo non si descrive, va respirata. Tokyo è il tutto e le sue mille forme. È folla e rigore, tradizione e progresso, è il caos piu ordinato che abbia in assoluto mai visto. Vallo a spiegare ai milanesi: qui, nell'ora di punta, nella stazione piu grande del mondo, tutti fanno la fila per entrare in metropolitana. La capitale nipponica è tutto ciò che di affascinante si possa immaginare: grattacieli vertiginosi e templi millenari ai due lati  della stessa strada; dalla città elettrica di Akihabara al Palazzo Imperiale a piedi in meno di un'ora. È tanto, alle volte è troppo, ti sovrasta e devi resistere. 

Nella mia inesorabile propensione alla lentezza ho sentito di non dover davvero "fare" qualcosa. Mi bastava camminare e perdermi nei quartieri meno trafficati, entrare nelle bettole più economiche e non troppo pulite delle strade secondarie - dove l'inglese non ti salverà e dove devi sperare che quello che ti trovi nel piatto non sia il turista americano che ha dimenticato di dire "per favore" -, "Ma dai sono giapponesi, mica cinesi!": una cosa è certa, gli isolani stanno ai vicini continentali come i marittimi Livornesi stanno ai pendenti Pisani. Considerandoli sporchi, vociari ed incapaci di fare una fila, se proprio volete offendere un giapponese dategli del cinese. O del pisano, a libera scelta. Tokyo è cara, a meno che vostro padre non faccia il dentista del cane della Meloni, s'intende. Indi percui ho cercato lavoro, in cambio di un posto letto, come insegnante di inglese e italiano in un café linguistico.  

Di giorni vedi Tokyo nel suo estetico splendore e di notte parli con chi da anni ci abita e lavora. Conosci le storie della gente, ascolti i loro consigli, segui le mappe che disegnano sul retro di uno scontrino per farti arrivare  in tale o talaltro posto. Ogni sera mi sono seduta ad un piccolo tavolo al quarto piano di un palazzo che ne conta 15 per domandare, a giapponesi di tutte le etá, dei loro gusti, sogni, luoghi comuni , politiche economiche ed un bel po' di bischerate.  È così che inizi a vedere le persone nella loro essenza, quando dopo 11 ore standard di lavoro abbandonano, con l'aiuto di qualche bicchiere, la  maschera che la società gli impone di indossare giorno dopo giorno. Uno spettacolo meraviglioso che vale piu di tutti i ciliegi in fiore. In ogni caso una personalissima stima indica che ogni primavera il numero di foto scattate ai fiori in Giappone superi il miliardo e mezzo. Ne metto qui una a sostegno della mia tesi, se non vi fosse capitato di vederne altre.

I giapponesi sono numeri primi. Non si toccano fra loro e sono governati da precise regole che nessuno comprende fino in fondo ma lavorare in un café di Tokyo è decisamente un buon inizio per iniziare a capirci qualcosa. La sensazione, al primo impatto, è che siano dei replicanti. O meglio, che siano costretti a vivere come replicanti.  La verità è che i giapponesi sono esattamente uguali a qualsiasi altra persona al mondo (anche se mediamente molto piú educati). Vogliono essere felici ma soffrono, specialmente in una megalopoli come Tokyo, un sistema capitalistico che non lascia spazio ai ritmi umani. Non hanno materialmente il tempo per godere dei frutti del loro lavoro, e nonostante questo sono tra gli essere umani piu pacifici e cordiali che si possano immaginare.

Qui l'inglese è parlato pochissimo, le persone sono così timide e perfezioniste che raramente si cimenteranno nell'invenzione di nuove parole ed improvvisazioni teatrali alla "mima un film" come faremmo invece noi italiani. Ma nonostante il limitato vocabolario, chiedere indicazioni per strada è un'esperienza immancabile. Il piu delle volte il vostro Cicerone-sensei invertirà la sua direzione di marcia per camminare con voi 10 minuti pur di assicurarsi che arriviate a destinazione. L'ospitalità  e gentilezza di questo popolo è indescrivibile, non smette mai di stupirti. Fa bene all'anima.

 

È incredibile come si possa provare nostalgia di Tokyo persino mentre la si visita. Sai già che ti mancherà tanta bellezza, è inevitabile. Chi viene in Giappone la prima volta, generalmente, dopo desidera tornarci. Inizio a capire il perché.

Vi informo inoltre che le ragazze Giapponesi sono così carine che non potrete fare a meno di innamorarvi  3 o 4 volte al giorno. Che siate maschi o femmine è del tutto irrilevante. 

Vocabolario indispensabile e sufficiente prima di partire: 

1) Arigatou gozaimasu : grazie mille ( viene usato un numero tendente ad infinito di volte) 

2) Sumimasen : scusi ( in qualsiasi occasione, qualsiasi)

3) Itadaikemasu:  da usare prima di mangiare, equivalente del nostro 'buon appetito' ma qui usato come forma di ringraziamento  per ricevere del cibo

4) Konnichiwa : salve/ buongiorno

4 bis) *Sorrisoni*: grandi sorrisi

5) *Inchinoni*: inchini e cenni con il capo ai quali vi abituerete in fretta

Ps per tutti quelli che se lo fossero chiesto: il mio budget fino ad ora è stato di euro 10 al giorno. Piu 10 euro di navetta dall'aeroporto di Narita alla mia sistemazione. Quindi 110euro totali per 10 giorni. Inclusi trasporti pubblici, cibo ed una folle notte in un locale in centrissimo con pole dancers e compagnia bella. La scusa del "viaggiare è caro" non attacca, cercatevene  un'altra.

 Pps romantico dell'autrice: quando attraversi una città, la città ti attraversa, ti entra dentro, diventi sua complice e parte attiva. Contribuisci a creare lo spettacolo teatrale che ognuno vede, camminando come te per la strada. Per questo viaggiare è questione di responsabilità. Ci vuole consapevolezza nell'essere parte dell'esperienza altrui. Don't forget to be awesome!