Rotta verso Est!

Articolo pubblicato il 26 febbraio 2003
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Articolo pubblicato il 26 febbraio 2003

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Il centro di gravità dell'Europa si sta spostando verso l'Europa orientale. Grazie al cambiamento della percezione americana. Rivoluzionario.

Il 23 gennaio scorso il segretario alla Difesa statunitense, Donald Rumsfeld, ha dichiarato che identificare in Parigi e Berlino gli attori principali in Europa, ormai, non è più corretto. L’America vuole mettere in risalto l’Est, poiché è lí che sembra essere meglio accolta ed è lí che sembra godere di maggiore appoggio in Europa. E non solo sulla questione irachena.

Questa posizione è il frutto di una storia fatta di dialogo, pieno appoggio e lealtà, tra molti paesi ex-comunisti dell’Europa orientale e gli Stati Uniti. La Polonia sembra essere leader in questa tendenza, e si scopre spesso bersagliata dalle critiche di alcuni paesi europei occidentali preoccupati di ritrovarsi con troppi alleati americani in casa.

Le relazioni militari polacco-americane sono state inoltre rafforzate all’inizio dell’anno da un contratto firmato con gli americani per la fornitura di aerei da combattimento per l’esercito polacco, dato che quest’ultimo fa parte a pieno titolo delle forze Nato. Il Mirage francese e il Gripen anglo-svedese sono stati alla fine scartati.

Il patto con gli americani implica in effetti una più ampia cooperazione di lungo termine ricca di contropartite, investimenti che compensano l’acquisto degli aerei e di progetti economici, per un periodo di dieci anni. Visitando all’inizio di quest’anno il produttore americano d’aviazione in questione e la University of National Defense, il presidente polacco Kwasniewski ha messo l’accento proprio sul fatto che la Polonia è un alleato fedele e non si rifiuterà di cooperare.

E’ sempre Kwasniewski che al recente summit di Davos si è fortemente opposto al crescente antagonismo tra Europa e Stati Uniti sulla questione dell’Iraq. Aggiungendo che due continenti che condividono gli stessi valori, dovrebbero esser capaci di risolvere rapidamente un problema del genere.

Su chi altri in Europa gli americani potrebbero contare, se non sulla Repubblica ceca, sull’Ungheria e sulla Polonia, o sulle repubbliche baltiche, sulla Romania e sulla Bulgaria? Gli altri ovvi alleati sono Regno Unito e, per altri versi, Spagna e Italia.

È solo una questione di lealtà? E’ evidente che non può essere l’unica risposta. Una caratteristica notevole degli Stati Uniti è data dal suo potere politico, militare ed economico, incontestabilmente riconosciuto da tutti i leader politici in Europa e percepito come arrogante da parecchi stati occidentali, così come la risolutezza e la fiducia dei paesi dell’Est. Come Marek Ostrowski indicò ne “Lo zio Sam e la zia Europa” – articolo apparso in “Polityka” e pubblicato il 17/2002 – gli Stati Uniti, dopo il successo in Afganistan, sembrano ancora in lotta, anche se la solidarietà internazionale, annunciata l’11/9, è stata da quel momento parecchio dimenticata.

Relazioni strette con Stati Uniti e i futuri membri UE

Le relazioni speciali e l’amicizia con l’America data da prima dell’era della guerra fredda, quando i paesi dell’Est spesso si sentirono come abbandonati dagli europei dell’Ovest, mentre l’America manifestava il suo forte appoggio per la libertà e la democrazia, e patrocinava le azioni dei dissidenti in quei paesi. Gli europei occidentali sembrarono più concilianti verso Mosca. E quando fu presentata in Polonia la legge marziale il 13.12.1981 l’allora presidente americano Reagan accese una candela in una finestra della Casa Bianca, mentre l’allora ministro francese degli esteri Claude Cheysson disse semplicemente che la Francia non avrebbe fatto nulla.

Inoltre, quando la cortina di ferro finalmente venne giù, non furono gli europei occidentali ad aprire le loro porte ai paesi dell’Est. Fu piuttosto il risultato di pressioni americane ed una posizione chiara in cui si raccomandava alla Comunità europea di ‘prendersi cura’ dei loro nuovi, liberi vicini.

I leader politici di Polonia, Repubblica ceca e Ungheria, già membri Nato fin dal 1999, non vedendo l’ora di unirsi formalmente all’UE entro il 2004, non hanno percepito una contraddizione nel sostenere la posizione degli Stati Uniti nell’Alleanza Atlantica e, allo stesso tempo, divenire parte della Comunità europea. Le garanzie di sicurezza della Nato non hanno equivalenti in Europa e, d’altro canto, l’UE offre benessere e prosperità. E per paesi con la pesante esperienza della guerra fredda, bisogna capire la combinazione di entrambe le scelte era indiscutibilmente necessaria.

Secondo Jan Rupnik, professore del College d’Europe e rinomato accademico del Centro Europeo per gli Studi Internazionali, definí il summit di Praga che aprì la porta della Nato ai sette paesi candidati come un evento storico, mentre il summit UE di Copenaghen in cui furono chiuse i negoziati d’adesione con i 10 paesi candidati l’ennesimo esempio del mercanteggiamento europeo.

E’ per questo che tutta questa retorica politica e tutti questi dibattiti non hanno trovato molti sostegni presso l’opinione pubblica statunitense e polacca. Secondo i recenti sondaggi, il 58% della popolazione USA non è convinta che la guerra contro l’Iraq sia giustificata sulla base dello stato attuale delle ispezioni, ed in generale il sostegno all’operato del Presidente sta cadendo.

In Polonia, secondo un sondaggio pubblicato il 6 gennaio 2003 dall’istituto di sondaggi CBOS, più delle metà della popolazione è contro un intervento Nato in Iraq, anche se ritengono sufficenti le prove fornite dagli ispettori ONU; mentre solo un terzo degli intervistati sarebbe favorevole ad una guerra condotta dall’Alleanza Atlatica, e soltanto al 25% piacerebbe vedere dei soldati polacchi combattere in una guerra in Iraq.