Rooftop Concert, quella volta che i Beatles cambiarono il mondo

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 30 gennaio 2016

30 gennaio 1969. I Beatles si restituiscono definitivamente al pubblico con il primo concerto mai registrato sul tetto di una palazzina. Una mossa che spiazzò tutti, gettando le basi, in una realtà allora piena di pudicizie, per un cambiamento musicale e dei costumi fatto di emozioni e nuove energie. Tutto accadde quarantasette anni fa...

Nel 1969 i Beatles hanno già pubblicato undici album registrati in studio e gli ultimi rumors di fratture interne al gruppo li hanno trascinati al culmine della loro notorietà. Sono in corso le registrazioni dell'album Let It Be, accompagnate dalle registrazioni dell'omonimo docu-film; è un periodo molto produttivo per i Beatles, che hanno raggiunto la massima maturità come singoli e che funzionano alla perfezione insieme. Tra la recentissima pubblicazione di Yellow Submarine (12 gennaio dello stesso anno) e quella imminente di Abbey Road (26 settembre), da tempo la Apple Records rischia il fallimento ponendo pressioni sul gruppo per ultimare il documentario al più presto. L'idea di effettuare le registrazioni sul tetto della stessa casa discografica venne fuori durante una riunione, tre giorni prima della realizzazione. Decisero di terminare il film con un live, e il tetto consentiva di fare tutto nel minor tempo possibile e a costo zero. E, a pensarci, nessuno l'aveva mai fatto prima.

Verso le 12 del 30 gennaio di 47 anni fa, durante il lunch-break, nel centro di Londra si inizia a sentire della musica; i passanti guardano in alto, cercando la fonte di quei suoni. Qualcuno è perplesso. «Ma sono i Beatles?»...«No, impossibile. Credi che si mettano a suonare sul tetto?»... «Ma sì, ti dico che sono loro!».

 Get Back è la prima canzone che eseguono i Fab Four, aprendo uno degli eventi più rivoluzionari nella storia della musica. E non solo.

Le straordinarie immagini del documentario testimoniano l'importanza di questo concerto: la band, seppur in un'ambientazione inusuale, si organizza per bene. Pochi fedelissimi a sostenerli.

John Lennon è coperto da una pesante pelliccia prestatagli dalla futura moglie Yoko Ono, mentre Ringo Starr rende omaggio alla moglie di allora, Maureen Cox, indossando il suo impermeabile in lattice rosso. Del resto, sui tetti di Londra fa freddo, ed è divertente vedere Lennon sfregarsi le mani intorpidite ad ogni stacco dalla sua chitarra. Ma il suono non ne risente affatto e anzi si riscalda l'atmosfera.

In pochi minuti diversi avventori si ritrovano ad affollare lo skyline di Londra. 

La performance dei fab Four dura solo 42 minuti, ma è una delle migliori della band: durante Don't let me down Lennon canta con la voce trasportata dallo sguardo di Yoko Ono, che si trova lì a pochi passi, mentre uno scatenato Paul McCartney sembra sul punto di scoppiare su I've Got a Feeling. Che energia fantastica. Con una voce cupa canta "Everybody had a hard year...Oh, my soul, so hard". E Lennon risponde nel ritornello con una voce serena e rassicurante, ripetendo la frase e aggiungendo  "Everybody had a good time/Everybody saw the sun shine/ oh yeah, oh yeah, oh yeah".

Ed ecco l'immagine che eleggo come simbolo di ciò che ha rappresentato il Rooftop Concert: un uomo adulto, con un elegante cappotto, bombetta sul capo e pipa in bocca che sale le scale antincendio per godersi quello spettacolo. 

Ecco, il massimo gesto di libertà, senza dimenticare la propria essenza. Nel frattempo i Beatles stanno suonando Get Back, incitando a "tornare indietro a dove appartieni". Sono arrivati proprio a tutti, trasmettendo messaggi universali. In un epoca in cui era ancora alto il livello di pudicizia, le canzoni dei Fab Four suonavano trasmettendo emozioni esagerate negli adolescenti e liberatorie negli adulti. La straordinarietà del concerto sta proprio qui: è l'ultima esibizione live del gruppo, ma ha rappresentato il momento in cui la storia della musica sarebbe definitivamente cambiata.

Bisogna dire che la polizia fece interrompere il concerto, ma con una certa remissività: Ringo Starr affermò più volte che avrebbe voluto che i poliziotti sul tetto avessero iniziato a spaccare tutto e che li avessero ammanettati. «It could have been fabulous», sostenne di lì a poco. Ma la realtà dei fatti fu che si assistette ad una totale resa delle forze dell'ordine, che si trovarono spiazzate da una situazione mai vissuta nè vista prima da nessuna parte. In fondo, si ritrovarono a dover mantenere l'ordine di cui, francamente, non importava a nessuno. In quel momento i Beatles raggiunsero la vetta dell'Olimpo. A suggellare questo evento mistico, le parole di John Lennon, conscio di ciò che stavano realizzando: «I'd like to say thank you on behalf of the group and ourselves, and I hope we passed the audition» - «Spero che abbiamo superato l'audizione», lasciando il loro tesoro musicale alle orecchie e ai cuori dei posteri.