Rompicapo ucraino al Consiglio europeo

Articolo pubblicato il 21 marzo 2014
Articolo pubblicato il 21 marzo 2014

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Riu­ni­ti­si ieri al Con­si­glio Eu­ro­peo per af­fron­ta­re i prin­ci­pa­li ar­go­men­ti eco­no­mi­ci, fi­nan­zia­ri ed ener­ge­ti­ci, i ven­tot­to capi di Stato e di Go­ver­no hanno visto un in­vi­ta­to – non tan­to- a sor­pre­sa mo­no­po­liz­za­re i di­bat­ti­ti. Si trat­ta na­tu­ral­men­te del­l’U­crai­na.

Delle conclusioni contrastate

È opportuno, tuttavia, sottolineare l’accordo «storico» al quale finalmente sono giunti i ventotto riguardo all’Unione bancaria e all’abolizione del segreto bancario.

Questo positivismo si è danneggiato poco a poco nell’affrontare la questione ucraina. Nonostante Bruxelles si mostri unita e ferma nel suo atteggiamento verso la Russia, non si può non considerare una certa prudenza, traduzione di un limite della diplomazia europea i cui  interessi nazionali restano per la maggior parte la priorità.

Un «irrigidimento» delle sanzioni  

«L’Ucraina è stata brutalmente aggredita; l’integrità del suo territorio è stata violata». Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, si è unito all’insieme dei Capi di Stato e di Governo per denunciare l’annessione illegale della penisola da parte della Russia.

In seguito all’annuncio, qualche ora prima, dell’allungamento della lista delle personalità colpite dalle sanzioni (congelamento dei beni e blocco del visto), gli Europei si schierano.

Si tratta di un irrigidimento delle misure che già erano state prese in risposta alla «falsa consultazione» della popolazione della Crimea, così come l’ha designata François Hollande. Già le sanzioni di stadio due su quattro erano state oggetto di una lista simile alla quale tredici nomi stanno per essere aggiunti. Questa sarà rivelata oggi e, non c’è da stupirsi, dovrebbe ritoccare quella degli Americani.

La Russia se ne infischia. Già, attraverso l’intermediario del vice presidente della Duma, aveva definito queste sanzioni: «misure che servono solo a far rumore». Allo stesso modo, ribatte oggi con una propria lista contro i dirigenti americani. Altre misure sono state decise, come l’annullamento del vertice UE-Russia il prossimo giugno e dell’insieme degli incontri bilaterali previsti per lo stesso periodo.  

Una risposta graduale

L’Unione Europea insiste: si tratta di sanzioni graduali. «La Russia deve capire che non può continuare, deve trovare la strada del dialogo», dichiarava ieri il Capo di Stato francese. I ventotto sono chiari: un intervento armato non è auspicabile.

Una dichiarazione che fa da eco a quella degli Stati Uniti e cerca sicuramente di sfumare le ultime dichiarazioni del Segretario Generale della NATO, Anders Fogh,Rasmussen. L’Europa che dipende fortemente dal gas russo ma anche dai suoi investimenti in settori vari, quali quello della Borsa e quello dell’immobiliare, ha, in effetti, troppi interessi in gioco per correre un rischio così estremo.

L’UE bloccata tra fermezza e prudenza

Quest’approccio molto diplomatico e perfino simbolico è stato già biasimato dagli ucraini che richiedono maggior fermezza. Più che la scarsa efficienza o la mancanza di mezzi, sono proprio gli interessi nazionali e l’interdipendenza delle due potenze a stabilire la strategia.  «La Russia è troppo importante per noi nel panorama internazionale», sottolinea Martin Schulz, rievocando la questione siriana, quella iraniana e il peso della Russia in seno all’ONU.

Inoltre, è sicuro che le sanzioni di terzo stadio avranno delle conseguenze economiche drammatiche per tutti gli Stati Membri che «escono finalmente dalla crisi», secondo i Presidenti Barroso e Van Rompuy. Pertanto, François Hollande ha confermato che la richiesta di due navi da guerra Mistral viene mantenuta per il momento…

Strategia del wait and see?

Pochi cambiamenti quindi nella strategia europea che, se si inasprisse concretamente, rischierebbe di trovarsi dinanzi l’eterna dicotomia: comunitarismo vs nazionalismo. L’aspetto dell’Europa unita rischia sicuramente di sbriciolarsi sotto gli interessi nazionali e di perdere così tutta la sua credibilità nel panorama internazionale.

I Capi di Stato devono solo aspettare un cambiamento di attitudine da parte della Russia per evitare questa scena. Una speranza particolare risiede nella missione dell’OSCE che dovrebbe tentare nuovamente di dispiegarsi in Crimea «al più presto». In caso di blocco, i Capi di Stato annunciano una missione dell’UE. Il nocciolo della questione è: in che modo l’Unione potrà aver successo proprio laddove ha fallito la sua organizzazione per la sicurezza e la cooperazione?

L’Unione Europea ha riaffermato stamani il suo sostegno all’Ucraina firmando l’accordo di associazione politica proprio nel momento in cui la Duma ratificava il trattato d’integrazione della Crimea. E’ in tal contesto che il presidente Obama si recherà a Bruxelles per la prima volta, mercoledì 26 marzo. Scommettiamo che l’Ucraina sarà sulla bocca di tutti?