Romas Lileikis: «Non tutto si fonda sul denaro»

Articolo pubblicato il 03 agosto 2009
Articolo pubblicato il 03 agosto 2009
Užupis, la Repubblica che Romas Lileikis ha proclamato indipendente nel 1997 e che ora dirige con brio, è un piccolo “Montmartre lituano” nel cuore di Vilnius. Incontro con un Presidente diverso dal solito.

La sua storia mi ha immediatamente affascinato: cosa c'è di più bizzarro di una Repubblica autoproclamata, indipendente e ribelle, nel centro di Vilnius, una delle due capitali europee della cultura nel 2009? Giusto il tempo di scendere dall'aereo e sono già seduto nella terrazza del caffè di Užupis affacciato su un fiume e a pochi metri dal ponte che delimita l'ingresso del quartiere, luogo di nascita dello Stato. Di fronte a me siede il suo atipico Presidente. Barba di tre giorni, giacca di cuoio e sguardo penetrante, da queste parti Romas Lileikis è molto conosciuto. Originario di Vilnius, è lui che una sera del 1997, stanco di questo posto «distrutto e decrepito», ha fondato la Repubblica di Užupis.

L'elemento fondatore è una facciata, sulla piazza centrale, che recava l'iscrizione sovietica «Via della Morte». Un simbolo che ha segnato Romas Lileikis e gli ha dato la determinazione necessaria a questo progetto : «Per superare la morte – mi spiega – bisogna essere creativi». Questo luogo si vuole quindi innovatore e anticonformista. Užupis, il cui nome significa «al di là della riviera», si oppone, come mi spiega il mio interlocutore, a due cose: «Le aggressioni, fisiche o mentali che siano» e «la mancanza di apertura mentale».(Jordi Cohen)

Un eroe alla Kusturica

Mi dico subito che Lileikis potrebbe essere il protagonista di un film di Emir Kusturica, che ha il dono di immaginare personaggi colorati, ironici e un po' provocatori. E anche la storia di questo Stato somiglia proprio alle sceneggiature bizzarre del regista serbo di origine bosniaca. Užupis ha tutti gli attributi di una vera repubblica. Una bandiera, in quattro colori diversi per le quattro stagioni. E un calendario su cui sono segnati tutti gli appuntamenti dell’anno, compresa la festa di Užupis il primo di aprile. E infine un inno nazionale, «un modo di sapere dove siamo e chi siamo», mi spiega Lileikis.

Le somiglianze tra lui e Kusturica non finiscono qui: entrambi hanno un carattere eclettico. Lileikis, come Kusturica, è musicista e regista insieme. Tra le sue opere, due documentari che fanno l'elogio del quartiere. Due film in bianco e nero, pieni di utopia, poesia e bellezza. Il primo, K+M+B, realizzato nel 2001, mostra la nascita della Repubblica, mentre il secondo è un ritratto dei suoi abitanti e della loro vita di tutti i giorni.

Ma Lileikis si presenta come un antieroe. Non apprezza affatto l'improvvisa celebrità di cui gode il (Jordi Cohen)quartiere, né le richieste di interviste, né tantomeno i paragoni con la comune di Christiania a Copenhagen, quartiere autogestito, libero e ribelle: «Questa Repubblica non è per turisti ma accoglie i viaggiatori». Sfumature, certo. Il quartiere, in effetti, sta diventando conosciuto. Forse troppo. Perfino un po' radical-chic. Nei tre giorni che vi ho trascorso, ho visto sfilare per il ponte numerosi gruppi di turisti, attratti dalle gallerie d'arte oltre la riviera. Ma molti giovani mi hanno anche spiegato che il quartiere va perdendo il suo fascino, il suo spirito originario, «anche se il primo aprile rimane una bella festa», come mi confida Sasha, studentessa bielorussa che incontro in un parco di Vilnius.

Utopia e costituzioni

(PA Canovas)Per i visitatori non mancano le sorprese, come scoprire che la Repubblica ha cittadini onorari del calibro del Dalai Lama, cosa che rende Romas particolarmente orgoglioso. O che un centinaio di ambasciatori di Užupis sono sparsi nel mondo. La popolazione del quartiere è variegata. Ci sono dei quadri, delle «persone molto ricche», ma anche degli artisti. «La Repubblica vuole essere paradossale», mi spiega, e aggiunge che vivere qui impone ai cittadini un impegno responsabile.

A questo punto, col bicchiere ormai vuoto, la nostra intervista volge al termine e Romas Lileikis accetta di farmi da cicerone con l’intenzioni di mostrarmi un po’ la sua Repubblica. Per prima cosa, mi porta davanti all’imponente statua di un angelo, che troneggia nella piazza principale: «Un modo per mostrare che le cose si basano sulle idee e non sul denaro». Nel 1997, al suo posto, avevano installato un abete e un piccolo uovo, simbolo della crescita. Romas mi racconta con orgoglio che il giorno dell'inaugurazione aveva in tasca soltanto venticinque centesimi e che per erigere la scultura ci sono voluti sei anni.

A questo punto mi mostra la famosa costituzione di Užupis, ormai tradotta in molte lingue e con articoli davvero visionari. Il primo, ad esempio, proclama che «Tutti hanno diritto di essere felici», un altro dice che «Tutti hanno il diritto di sbagliare» e un altro ancora che «Tutti hanno il diritto di poltrire o di non fare proprio nulla». Una verità ormai anch'essa incisa nella pietra, così da rendere immortale l'utopia. «E sul muro – precisa il Presidente – c'è ancora tanto spazio libero». Dopodiché, rapidamente, mi saluta e va via, con un gran sorriso sulle labbra.