Romania, il circolo vizioso della corruzione

Articolo pubblicato il 15 maggio 2006
Articolo pubblicato il 15 maggio 2006

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La piaga della corruzione minaccia di rimettere in discussione l’adesione di Bucarest all’Ue prevista per gennaio 2007.

In Romania il 42% delle famiglie ammette di aver già pagato tangenti, mentre il 38% dei funzionari dichiara di averne già ricevute. Questi i dati che emergono da un rapporto della Banca mondiale. E al cittadino rumeno non rimane che pagare tangenti per beneficiare dei servizi statali. Questa corruzione – per così dire “di sussistenza” – è il sintomo di una normalità malata, poco importa se essa si manifesti negli ospedali, nelle scuole, nell’amministrazione pubblica o altrove.

Secondo lo scrittore ed editorialista Mircea Cartarescu la soluzione al problema della corruzione avrebbe potuto essere quella di eliminare tempestivamente, subito dopo il 1989, gli ex leader vicini al regime comunista dalla dirigenza politica.

Attualmente il dibattito su una legge di “purificazione” è stato appena avviato, mentre i rimedi giuridico-legislativi si stanno sviluppando molto lentamente. Guidato da un istinto di auto-protezione, Ion Iliescu, Presidente durante il periodo di transizione, ha permesso alla corruzione di attecchire e consolidarsi tra la popolazione. Successivamente, malgrado i discorsi promettenti della campagna elettorale, la nuova classe dirigente non è stata in grado di intraprendere una lotta alla corruzione efficace e su larga scala. Il mandato di Emil Constantinescu è stato poi segnato da diversi scandali legati alle privatizzazioni e al traffico illegale di sigarette.

Governi con scarsa capacità decisionale

La Procura nazionale anticorruzione creata nel 2002 si è inoltre rivelata poco efficace e non è riuscita ad eliminare il problema alla radice. L’attuale Presidente, Traina Basescu, durante la sua campagna elettorale, non ha esitato a presentare il problema della corruzione come una minaccia all’adesione del Paese all’Ue e alla sicurezza interna. Una sicurezza sulla quale ha, con successo, puntato durante la sua campagna. Con la soddisfazione dell’Unione Europea, il Dipartimento nazionale anticorruzione (Dna) è ormai operativo e gode oggi della fiducia del 39% dei rumeni, mentre il lavoro svolto dal Ministro della Giustizia, Monica Macovei, ha ottenuto l’approvazione degli osservatori internazionali. Altro punto in favore dell’attuale Governo è certamente la pianificazione di una Strategia nazionale anticorruzione per il biennio 2005-2007.

L’efficacia delle misure anticorruzione deve però ancora essere dimostrata. Riprendendo la teoria del ricercatore bulgaro Ivan Krastev secondo cui la fase post-comunista sarebbe più corrotta rispetto a quella del regime comunista, il giurista Sever Voinescu ha dimostrato che questo “paradosso della corruzione” può essere applicato anche alla Romania. Da un sondaggio Gallup, risalente al 2001, è emerso che per il 94% dei rumeni la corruzione è un fenomeno di “grandi dimensioni”, anzi, addirittura “dilagante”. Secondo uno studio più recente – realizzato lo scorso febbraio dall’Ufficio di Ricerche Sociali rumeno – gli impiegati più corrotti sarebbero, nell’ordine, quelli che operano nella giustizia, alla dogana, nella polizia, negli ospedali, per le autorità locali, nell’amministrazione finanziaria, nei sindacati, nelle scuole, nelle banche e nella stampa. Al contrario un altro studio condotto dal Dna, ha dimostrato che solo il 17% delle persone accusate di corruzione nel 2005 occupano delle posizioni di prestigio. Questo significa che i pesci grandi sfuggono alla rete della giustizia? Infine circa la metà degli intervistati del precedente sondaggio pensano che il Partito Social-democratico (Psd), precedentemente al potere, si sia preoccupato più di arricchire i suoi leader che del benessere della popolazione.

Dichiarazione d’intenti

Nel suo ultimo rapporto la Commissione Europea ha fatto appello al Governo rumeno affinché questo si impegni fermamente nella lotta alla corruzione, dilagante sia ai vertici della società che all’interno delle istituzioni incaricate di applicare la legge anticorruzione. Daniel Morar, procuratore capo del Dna, assicura che in questo periodo sta conducendo delle indagini su un certo numero di parlamentari, tra cui l’ex Primo Ministro Adrian Nastase al contrario – considerato una delle personalità più corrotte del Paese – ed il Vicepresidente del Governo Gorge Copos.

Secondo il giornalista e politologo Emil Hurezeanu, sono le pressioni dell’Ue ed il rischio di un’esplosione sociale a portare avanti la lotta anticorruzione, rafforzata in modo significativo dopo il 1° gennaio 2006. Il messaggio delle campagne di sensibilizzazione è chiaro e perentorio: non favorire la corruzione! Ma se è vero che la denuncia pubblica del problema è utile alla prevenzione, è altrettanto importante chiarire che solo la lotta per vie legali è in grado di indebolire la corruzione endemica. Ma le requisitorie non possono sostituire le sanzioni, come sottolinea Victor Alistair, responsabile di Transparency International Romania, affermando che «i governanti rumeni dovrebbero moderare i loro atteggiamenti trionfalistici». Nel rapporto nazionale del 2005 sulla corruzione, reso noto il primo maggio scorso, l’antenna rumena di Transparency International, evidenziava il fatto che le modifiche apportate a livello istituzionale non fossero ancora riuscite a contrastare e ad indebolire la diffusa corruzione.

Inoltre il rapporto mette in rilievo la necessità di mantenere una pressione costante sul Governo e di insistere su un legame più sano tra cittadino e Stato, raccomandando l’adesione della Romania all’Ue prevista per il prossimo 1° gennaio.