Romania, fu vera rivoluzione?

Articolo pubblicato il 08 gennaio 2007
Articolo pubblicato il 08 gennaio 2007

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Questa la domanda (semiseria) cui tentano di rispondere i protagonisti di Ad est di Bucarest.

Ore 12:08 del 22 dicembre 1989. Inizia la rivoluzione rumena che pone fine al regime comunista di Nicolae Ceaucescu. Così almeno riportano le cronache. Ma fu vera rivoluzione? Questo il quesito (semiserio) cui tentano di rispondere i protagonisti di 12:08 East of Bucharest, uscito ad ottobre in Italia col titolo Ad est di Bucarest.

Fu vera gloria?

Jderescu (proprietario di una televisione locale) organizza un programma speciale per l’occasione avvalendosi dell’aiuto di Piscoci (un vecchio pensionato) e Manescu (un professore di storia) per rispondere ad un curioso quesito: c’è stata davvero una rivoluzione nella loro città, appunto ad est di Bucarest? Oppure gli abitanti si limitarono a scendere in piazza a cose fatte?

Un manifesto della piazza dove ebbe luogo la presunta rivoluzione: è questa l’unica scenografia che il protagonista ha a disposizione per rendere partecipi gli spettatori di quello che avvenne in quella mattina di dicembre che cambiò la storia della Romania. Quello che veramente interessa loro è la ricostruzione minuziosa di ciò che accadde in quella piazza; un momento storico che ognuno visse in maniera totalmente differente, come si evince dalle innumerevoli telefonate che giungono in diretta durante il programma.

I successi di una produzione discreta

Ad est di Bucarest è un piccolo film, ma bisogna riconoscergli due meriti. Il primo è la sua sceneggiatura, molto riuscita, che possiede una particolare abilità di scatenare la risata del pubblico, grazie all’intreccio di situazioni che sfiorano l’assurdo e grazie alla guida di un trio protagonista (Mircea Andreescu, Ion Sapdaru e Teo Corban) che risulta più comico quanto più seri pretendono essere gli interventi dei suoi personaggi.

Il secondo è la sua abilità nell’oltrepassare i confini geografici.

Fino ad oggi nessuno avrebbe immaginato che un film rumeno, dal budget minimo, fosse venduto in dieci paesi nell’ultimo Mercato di Cannes (The Coproduction Office), né che fosse premiato con la Cinepresa d’oro, per il migliore regista debuttante, tra la Quinzaine des réalisateurs di Cannes; e nemmeno che fosse persino candidato a intrufolarsi nel quartetto delle nomination, per Miglior Sceneggiatura, nell’ultima edizione dei Premi del Cinema europeo, tenutosi il 2 dicembre a Varsavia.

Una sfida in più per lo spettatore. Chi, dopo aver visto il film, potrà dire senza ombra di dubbio che il 2 dicembre del 1989 ebbe luogo una rivoluzione in Romania?