Romania 1989: una rivoluzione per la libertà di scelta

Articolo pubblicato il 29 novembre 2014
Articolo pubblicato il 29 novembre 2014

Zoltán era uno studente al primo anno all'Università di Timișoara quando la rivoluzione scoppiò nel dicembre del 1989. Da allora, gli eventi si sono allontanati da lui non solo nel tempo ma anche nello spazio. Non molto tempo dopo l'apertura delle frontiere, come molti suoi amici, Zoltán ha cercato fortuna andando in Occidente e alla fine, nel 1997, è arrivato a Vancouver, Canada.

Nel dicembre del 1989 la pressione era quasi insostenibile in Romania, stato satellite dell'Unione Sovietica. Nel 1981 il leader comunista della Romania, Nicolaie Ceaușescu aveva introdotto un programma di austerità per saldare l'intero debito nazionale del paese. Invece, i debiti furono regolati prima del previsto e la popolazione dovette pagare un caro prezzo per questo successo, cosa che aumentò il malcontento generale. Prodotti alimentari di base come latte, pane, farina o carne potevano essere acquistati solo con dei buoni spesa e le razioni venivano date solo dopo essere rimasti in fila per molte ore. Gli scaffali dei negozi erano vuoti; persino comprare della carta igienica diventava una missione impossibile. In questo contesto si aggiunse benzina sul fuoco quando László Tőkés, pastore vicario della Chiesa Riformata d'Ungheria a Timișoara, venne interdetto e gli fu chiesto di lasciare la sua chiesa. I suoi fedeli protessero la sua chiesa dai membri della polizia segreta, la Securitate, per settimane. Nel giorno dell'allontanamento, un nutrito gruppo di persone si riunì per proteggere il pastore, e l'assemblamento si trasformò in breve in una protesta contro il regime.

Zoltán ricorda questo incidente come il catalizzatore della rivoluzione. Era nel dormitorio quando i suoi compagni di stanza ritornarono con la notizia che la rivoluzione era iniziata. Nelle strade della città l'esercito e la Securitate (i servizi segreti rumeni) sparavano sui manifestanti che furono costretti a nascondersi nei bidoni. Le dimostrazioni e gli scontri continuarono nel corso dei giorni seguenti. Gli elicotteri sorvolavano la città e i residenti avevano paura che fossero occupati dai membri della Securitate, per monitorare la città, al fine di stilare una lista dei dissindenti. Nel frattempo alcuni dei rivoltosi furono davvero arrestati dalla Securitate e portati alla stazione di polizia per la notte, dove furono interrogati e picchiati dai poliziotti.

Il secondo giorno veicoli blindati sovietici circondarono l'edificio del dormitorio di Zoltán. Quando sentirono sparare dall'esterno, scapparono dalle finestre e saltarono sul tetto. Dall'alto dell'edificio potevano vedere le luci dei missili sparati dall'esercito per illuminare la città. Una folla di persone si assemblava in diverse parti della città. Uno dei punti centrali era il parco dietro al teatro dell'opera, lungo le sponde del fiume. All'improvviso, i veicoli comparirono sul ponte vicino al parco e iniziarono a sparare tra la folla. Anche se molte persone furono uccise durante gli attacchi, la rivoluzione continuò il giorno seguente, questa volta, però, senza la resistenza dell'esercito.

Ceaușescu, il dittatore in fuga

Gli studenti furono mandati a casa dal dormitorio, ecco perché Zoltán ritornò dalla sua famiglia nella sua città natale. Da allora ci fu un oscuramento delle notizie sulla radio e sulla televisione nazionali, le informazioni sulla rivoluzione a Timișoara venivano diffuse essenzialmente da familiari, amici e viaggiatori.  Per quanto riguarda gli organi di stampa stranieri, gli eventi furono riportati solo da emittenti internazionali come Radio Free Europe e Voice of America. In ogni caso, le notizie si diffusero lentamente nel paese. Il 21 dicembre 1989, Ceaușescu non fu in grado di placare la folla furibonda a Bucarest e riuscì per poco a fuggire il giorno dopo. I municipi furono occupati dai cittadini che iniziarono a buttare i ritratti di Ceaușescu, così come tutti i libri, i documenti e le immagini legate in qualche modo alla propaganda del partito comunista. Alcuni di questi oggetti furono anche bruciati.

Zoltán ricorda come la sensazione di paura e costante minaccia e insicurezza, che derivavano in parte dall'invisibile presenza e attività di monitoraggio della Securitate, non sparirono immediatamente con la caduta del regime. All'epoca, il flusso costante di notizie provenienti dall'estero, che si mostravano a favore dell'apertura delle frontiere, si tradussero per lui in un senso di libertà. Le informazioni e le notizie che arrivavano gettarono una nuova luce sulla sua vita precedente nella Romania comunista e gli fecero capire che gli anni precedenti, che non rimapiangeva, in realtà erano parte del despotismo ben organizzato e completamente controllato da un crudele dittatore.

Soldi, ma nulla da comprare

Dei cambiamenti potevano essere avvertiti anche nelle cose di tutti i giorni. La realizzazione di sistemi di riscaldamento negli appartamenti, insieme all'acqua calda, che ora poteva essere usata più di una volta a settimana, erano parte di nuove libertà ottenute. Gli scaffali vuoti dei negozi furono riempiti con prodotti diversi e nuovi. Durante il regime comunista c'erano molti soldi ma niente prodotti; dopo la fine del comunismo la situazione cambiò di 180 gradi. Il denaro perse velocemente valore a causa della crescente inflazione, mentre il commercio iniziò a fiorire. Diversi piccoli negozi gestiti da privati furono aperti negli scantinati e nelle stanze degli appartamenti, ma la maggior parte delle imprese ben presto fece bancarotta. Sebbene la società da poco liberata godesse della propria libertà, divenne sempre più ovvio che costruire un nuovo stato democratico necessitava di più tempo. 

Le persone iniziarono sempre di più a chiedersi se dovessero restare o andare via. Alcune di loro, come Zoltán, decisero di approfittare delle nuove opportunità di spostamento e partirono alla scoperta dell'Occidente sconosciuto. Altre preferirono rimanere, nella speranza che le libertà e la democrazia da poco ottenute si sarebbero rivelate prima o poi proficue. Se siano rimaste o siano andate via ha poca importanza. La cosa più importante è che avevavo delle opzioni tra le quali scegliere, e ora avevano la libertà di sognare un nuovo futuro da inseguire per se stessi.

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