Romagnoli: «L’Ue fa sempre gli interessi degli Usa»

Articolo pubblicato il 09 marzo 2009
Articolo pubblicato il 09 marzo 2009

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Luca Romagnoli, 48 anni, è segretario nazionale del partito di destra italiano Fiamma Tricolore. Dal 2004 è parlamentare europeo senza aderire a nessun gruppo.

Facciamo un bilancio della legislatura che si chiude: i più e i meno.

«Considero positivi i nuovi poteri che il Pe avrà, le norme sulla trasparenza (l’iniziativa sulle lobby, ndr) le misure in materia ambientale, il regolamento REACH e il sostegno alle reti di trasporto. Non mi sento di approvare il Trattato di Lisbona perché limita l’identità delle nazioni e impone agli stati un sistema decisionale dove dietro l’apparente principio maggioritario giocano un ruolo decisivo gli stati maggiori come Francia e Germania».

Ha un rimpianto?

Foto, Parlamento Europeo«Avrei voluto un’Europa non schiacciata sulle posizioni Usa e capace di instaurare un dialogo privilegiato con la Russia. Poi meno dichiarazioni di principio verso la Cina sul rispetto dei diritti umani e più azioni concrete, ad esempio dazi sui loro prodotti che si basano sullo sfruttamento della manodopera e dell’ambiente».

Le elezioni sono alle porte ma secondo eurobarometro siete degli eurosconosciuti…

«Una grande ignoranza circonda l'Ue. Ne ero vittima anch'io prima di essere eletto. Ci sono due modi per conoscere le cose: o esserne parte o impararle a scuola. L'Ue non si studia abbastanza».

Per colmare il gap la Commissione europea cerca di sfruttare la rete, cosa ne pensa?

«La Commissione dovrebbe spingere sui Governi perché in televisione, almeno quella pubblica, passi informazione europea a orari decenti».

Economia, inflazione e disoccupazione sono le maggiori preoccupazioni per gli europei. Sono fondate?

«Per quanto sia ottimista, sono motivate. Serve una certa autonomia nazionale in campo economico.  Non voglio essere frainteso, affermare solo l’interesse nazionale oggi non ha senso ma non si può delegare tutto all’Europa».

Gli eurobonds sono una soluzione per rilanciare l’economia?

«È una proposta che presuppone piena fiducia nella Bce e in un sistema bancario europeizzato che non sento ancora di avere. La Bce offre sufficienti garanzie di rimborso? Come investitore sarei perplesso».

Anche la crisi del gas tra Russia e Ucraina minaccia la crescita. Come si raggiunge l’indipendenza energetica?

«Credo che il nucleare risolva il problema per i prossimi trenta anni ma non è vero che ci renda indipendenti. Vanno rafforzati i rapporti con la Russia che è il nostro partner principale e rivisti i rapporti con l’Iran, secondo produttore mondiale di gas. Mi sembra che facciamo sempre gli interessi degli Usa e questo non giova».

Bombe israeliane, razzi di Hamas e poi ricostruzione con soldi europei?

«Il problema è all’apparenza semplice: Israele vuole la sicurezza dello Stato e il popolo palestinese l’autodeterminazione. Sono i due contendenti che devono trovare un modo concreto di convivenza e le armi non risolveranno mai il problema. Personalmente sono sempre per due stati e due popoli e francamente non capisco perché l’Europa non riesce a mediare. Il quadro è complicato dai dissidi tra Hamas e Al-Fatah che non permette l’amministrazione dei territori».

Hamas è un’organizzazione terroristica?

«Sono molto prudente su questo. È un’organizzazione democraticamente eletta, ma se sostengono gesti di terrorismo, come si fa a non considerare tale comportamento?»

Far entrare Israele nell’Ue può essere una soluzione?

«Non ho dei pregiudizi ma credo che l’Ue sia già troppo ampia e scontiamo ancora i problemi del recente allargamento. Prima dobbiamo domandarci cosa siamo. Se siamo un gran mercato, allora stabiliamo regole e facciamo entrare tutti: Israele, Marocco, Turchia. Se vogliamo mantenere un profilo identitario, dobbiamo riflettere bene prima di allargarci di nuovo».