Roma: i Raggi che (forse) scaldano la Capitale

Articolo pubblicato il 21 giugno 2016
Articolo pubblicato il 21 giugno 2016

Virginia Raggi è il nuovo sindaco di Roma, prima donna nella storia della Capitale. Programma semplice e retorica accessibile, insieme ad onestà a tutti i costi, sono state le sue armi vincenti in campagna elettorale. Cosa c'è oltre a trasparenza e buoni propositi nel suo programma? Luci e ombre della nuova prima cittadina romana.

«E mo vedemo che fa 'sta Raggi». Se lo chiedevano due tassisti sulla Trionfale a Roma questa mattina, e se lo chiede l’intera città e l’Italia tutta, che negli ultimi tre mesi ha imparato a conoscere bene il neo sindaco di Roma, la prima donna a ricoprire questo ruolo, nonché la più giovane di sempre. Il Movimento 5 Stelle alla sfida capitale ha l’onore e l’onere di amministrare il comune più complicato d’Italia, da alcuni definito "uno Stato nello Stato", dopo aver raccolto il 67,15% delle preferenze (più di 770mila) al ballottaggio contro il rappresentante del Partito Democratico Roberto Giachetti.

Chi è?

Virginia Raggi, 38 anni a luglio, romana e madre di un bimbo di 7 anni, è avvocato ed ha fatto parte dell’ultimo consiglio comunale, sempre per il M5S, occupandosi in particolare di scuola e ambiente. È attiva in politica dal 2011, quando il marito la convinse ad entrare nel Movimento. Questo in sintesi il curriculum del neo sindaco di Roma, semplice e pulito. Punto di forza per i suoi sostenitori, dopo la turbolenta esperienza passata dalla città durante l’ultima amministrazione. Dalla sua ha inoltre la giovane età, senza dubbio il suo essere donna, il modo di esprimersi semplice e facilmente comprensibile da tutti, ma anche sentimento di rifiuto nei confronti del resto della politica romana, considerata da molti la causa di tutti i mali della Capitale. Insieme a proposte che evidentemente hanno colpito nel cuore degli elettori, disposti a tutto pur di vedere un barlume di cambiamento (anche a sentir parlare di funivie, baratto e rinvii delle Olimpiadi). Gioventù ed inesperienza viste però come un punto debole dai detrattori, che vedono in queste il maggior tallone d’Achille del sindaco pentastellato. Qualche dubbio in realtà sorge anche dando uno sguardo al contratto firmato con il M5S, il quale prevede una penale da pagare in caso di lesione dell’immagine del Movimento e la clausola di scelta, da parte dello stesso Movimento, sulle decisioni più importanti che dovrà affrontare l'amministrazione capitolina: poco spazio di manovra per decisioni non prese alla corte di Grillo per la nuova prima cittadina romana.

100 giorni, e oltre

In campagna elettorale è stata molto enfatizzata la sua posizione riguardo la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024 (all'inizio decisamente contro, ma poi più possibilista), ma il lavoro che l'attende al Campidoglio partirà da ben altro. Nella ormai comune prassi di indicare i provvedimenti dei primi 100 giorni, la Raggi ha posto la rinegoziazione del debito di Roma (da ultime stime intorno ai 12 miliardi di euro) e un’attenta analisi per la riduzione degli sprechi in modo da individuare un budget a disposizione nel quadro più ampio di un ritorno all’ordinaria amministrazione in una città che di ordinario nell’ultimo periodo ha avuto ben poco. Trasparenza chiaramente al centro del suo programma, insieme alla questione della mobilità cittadina, rifiuti, sicurezza sociale, scuola e periferie. Ancora dubbi sulla squadra, non ancora completa e per la quale si cercano (quasi disperatamente, dopo alcuni rifiuti) i membri anche attraverso annunci su Facebook.

Moralità e note dolenti

Da paladina della legalità e della moralità, negli ultimi giorni di campagna elettorale il neo sindaco ha dovuto affrontare alcune grane riguardanti il suo passato periodo in consiglio comunale. Il Fatto Quotidiano ha infatti pubblicato un articolo in cui, nello spirito di trasparenza che ha sempre contraddistinto la testata, ha mostrato come anche la candidata del M5S abbia i suoi problemi a riguardo. La questione principale riguarderebbe delle sue prestazioni legali fornite all'Asl di Civitavecchia dal 2012, non dichiarate fino al 2015. Tuttavia la cosiddetta legge sulla trasparenza, la 33/2013, specifica chiaramente che i titolari di incarichi politici facciano presenti (testualmente) «I dati relativi all’assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti». La Raggi nel 2012 ricevette di fatto un incarico pubblico (pienamente ricadente in quelli indicati dalla legge, e rinnovato nel 2014), venendo eletta in Consiglio comunale nel 2013. Tuttavia non dichiarò i compensi ricevuti e l'esistenza dell'incarico stesso, affermando che la legge prescriva di rendere pubblici tali incarichi unicamente nel momento in cui il titolare riceva il compenso. A voler ben guardare il testo della legge però c'è poco spazio per l'interpretazione: incarico e compenso vanno dichiarati nello stesso momento, mentre il neo sindaco avrebbe dichiarato il tutto nel modulo relativo all'anno 2015, ben dopo l'inizio dello scandalo di Mafia Capitale. Se anche così fosse si configurerebbe un reato minore (quello di "falso ideologico"), il quale non comporterebbe assolutamente la decadenza dall'incarico, ma andrebbe ad intaccare quell'aura di incorruttibile onestà ed eroicità che ha accompagnato la candidata pentastellata durante la sua campagna elettorale. Il tutto senza considerare l'imbarazzo che la questione potrebbe creare all'interno del partito, considerando le posizioni a dir poco inflessibili del M5S riguardo alla trasparenza degli altri partiti e candidati. E senza dimenticare che la Raggi è stata già accusata di scarsa trasparenza in passato, avendo "dimenticato" di inserire nel suo cv un periodo di lavoro di 2 anni presso lo studio di Cesare Previti, ex avvocato di Silvio Berlusconi condannato ben due volte per corruzione.

Le reazioni della neo eletta a questi potenziali imbarazzi testeranno la sua affidabilità e competenza per un ruolo complesso come quello del sindaco della capitale d'Italia. La mission impossible cui è chiamata Virginia Raggi rappresenta il banco di prova per l’intero Movimento, le cui azioni ora saranno sotto l'osservazione di una lente di ingrandimento grande come il Colosseo. «Vedemo che fa 'sta Raggi», appunto.