Rom: dopo la tragedia, un nuovo sgombero

Articolo pubblicato il 09 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 09 febbraio 2011
Oggi è un giorno di lutto cittadino a Roma. Nella notte fra il 6 e il 7 febbraio un tragico rogo divampato nel campo rom di via Torfiscale, sulla via Appia Nuova, ha provocato la morte di quattro fratellini, tre maschi e una femmina, che avevano tra i 4 e gli 11 anni.
Mentre esplodono le polemiche sugli accampamenti abusivi e sulla responsabilità dei genitori, ora indagati, pubblichiamo il reportage realizzato dal team di Cafebabel Roma, che ha raccolto la testimonianza di un “vicino di casa” dei bambini.

(di Alessia Capasso)

Florian alza le spalle quando un giornalista televisivo gli domanda come facciano a vivere in delle baracche col freddo, l’umidità e in mezzo al fango. è uno dei “vicini di casa” della famiglia che ha perso quattro bambini nel rogo della sull’Appia Nuova all’altezza di via di Torfiscale. L’insediamento è a poche decine di metri dal campo, sgomberato ieri mattina, in cui è scoppiato il tragico incendio. Florian racconta di vivere qui da circa un anno, con moglie e due figli (un bambino di undici anni e uno di due) insieme alle famiglie dei suoi fratelli e sorelle. In tutto sono 10 adulti e 12 bambini, anche loro provenienti dalla Romania .

I carabinieri, ci spiega, erano andati al piccolo campo diverse volte per identificarli e solo due mesi fa avevano comunicato loro che li avrebbero trasferiti da dove vivono attualmente: piccole baracche di legno, lamiere e materiale recuperato dai cassonetti, in un avvallamento a poca distanza dall’Autocentri Balduina. La speranza era quella di poter vivere in una condizione abitativa migliore, magari in un prefabbricato. Probabilmente la stessa speranza dei genitori di Raul, Fernando, Sabatino e Fabrizio, i bambini divorati dall’incendio, scoppiato mentre nell’accampamento adiacente si dormiva. Quando si è reso conto di quello che stava accadendo, ricorda Florian, ha raggiunto l’altro campo ma era ormai troppo tardi.  

Nessuna possibilità di una dimora decente

L’unica fonte di guadagno del giovane romeno viene dalla raccolta di abiti e materiali vari trovati tra i rifiuti e rivenduti nei mercati improvvisati nelle prime ore del mattino in Piazza San Giovanni e a Marconi. Gli 800 euro per un affitto, insomma, non ci sono. E l’idea di occupare una casa sfitta decisamente non rientra tra le ipotesi prese in considerazione. Perciò per scaldarsi ci si arrangia con una stufetta e per l’elettricità con un generatore coperto da un telo azzurro.

I rom di Roma passano da uno sgombero all'altroSecondo le indicazioni delle autorità, lo sgombero anche per loro sembra imminente. L’ennesimo di una lunga serie. Queste famiglie infatti sono già state costrette a spostarsi due volte mentre risiedevano nel quartiere di Torpignattara. In queste condizioni l’integrazione è impossibile, soprattutto per i bambini che non possono frequentare la scuola. Il tentativo era stato fatto, ci racconta Florian, con Giuseppe (nome di fantasia, ndr), il figlio maggiore, che per brevi periodi avrebbe frequentato due scuole elementari nel quartiere dove risiedevano in precedenza. Poi gli sgomberi, il reinsediamento sull’Appia Nuova e addio scuola. Lo zaino di Giuseppe è ancora pronto, coi quaderni e le penne, ma il momento di fare i compiti e conoscere nuovi compagni di classe sembra ancora lontano.

Tutte le foto sono state realizzate da (c) Alessia Capasso