Riuso, rifiuto, disegno: creatività ecologica alla romana

Articolo pubblicato il 11 aprile 2011
Articolo pubblicato il 11 aprile 2011
Sono stiliste, attrici, musicisti e fumettisti, o più semplicemente ecologisti. Viaggio nella Roma sommersa, là dove la creatività e l’arte si mettono al servizio dell’ambiente.

Camere d’aria, cinture di sicurezza, cannucce, bottoni, cerniere zip, pezzi di stoffa. Quando entro in questo coloratissimo punto vendita rimango stupito dalla duttilità dei materiali trasformati in borse, capi d’abbigliamento e accessori vari. Roberta è seduta dietro il piccolo banco, risponde al telefono e lotta con un computer troppo lento. È la coordinatrice di Occhio del Riciclone, «una Onlus nata nel 2004 che si occupa di progetti culturali, di ricerca e di formazione – mi spiega, - ma anche una cooperativa con al suo interno laboratori di sartoria, di oggetti artigianali, di arredo e design».

Il connubio tra riuso, riciclo e creatività sembra perfetto. «Il materiale lo recuperiamo principalmente a Roma - chiarisce Roberta, - sia per abbattere i costi che per una questione di relazione con i fornitori». Sono circa in 18 a lavorare in questo spazio, tra negozio, laboratorio e centro di ricerca. L’età media è 30 anni, il 98% delle lavoratrici sono donne e i profili professionali i più disparati. Francesca è una delle tre sarte di Occhio del Riciclone, e mi racconta la genesi del processo creativo: «Siamo tre stiliste, ognuna presenta le proprie idee basate sui materiali presenti in laboratorio. Poi si fa una riunione sartoriale e là vengono scelti i capi più interessanti e corretti per dare una linea unica alla collezione. Certo, essendo una cooperativa ci mettiamo in gioco un po’ tutte e ascoltiamo anche i pareri di altri colleghi». I modelli sono a tiratura limitata, tutti fatti a mano, un fattore che si ripercuote immancabilmente sul prezzo finale del prodotto: «C’è un ritorno positivo da parte delle persone, - spiega Roberta, - ma c’è tanta incomprensione riguardo ai costi. Insomma, la sensibilità e l’attenzione dei consumatori sta aumentando, ma purtroppo non ai ritmi e livelli di cui avremmo bisogno». Le difficoltà dunque non mancano, specie in un contesto come quello italiano dove esiste un vuoto normativo importante sul riciclo e sul riuso. Ma la loro esperienza dimostra che i rifiuti non per forza rifiutano la creatività.

 Borsa creata con vecchie cinture d'automobile/ Anello ricavato da camere d'aria/ Vestito patchwork per sfilata di moda

Saltimbanchi alla romana

Sono semmai i creativi, gli artisti, a rifiutare i rifiuti, come declamano alla Casetta Rossa della Garbatella, in una gelida serata romana, Tanny e Alida, due attrici teatrali “socialmente utili”, accompagnate dal soave flauto traverso del giovane Alessandro. “Rifiuto i rifiuti” è appunto il titolo della loro lettura teatrale. Alida, quarantenne di origine lombarda, mi spiega il senso dello spettacolo: «Il titolo è poco misterioso, - sorride. – Bisogna cominciare a rifiutare i rifiuti alla fonte. Se cominciamo a cambiare la politica degli imballaggi, prima ancora che la differenziata, ecco che io potrò dire “rifiuto i rifiuti!”». Il testo ha fonti variegate, un collage post-moderno differenziato. Si va dal rap al riuso-riciclo di altri testi teatrali, dal copia-incolla da internet all’ispirazione trovata in un documentario del 2008, Biutiful Cauntri. Il risultato è uno scambio divertente e malinconico tra le due attrici, con l’intrigante sottofondo del traverso.

Tanny, stravagante donnina di origine argentina, spiega il perché di questa scelta ecologica: «L’arte è indispensabile per l’ecologia, e io non potrei fare altro. L’ecologia oggigiorno mi da la possibilità di sentirmi viva, la situazione è molto difficile è io ho bisogno di essere più incisiva, di gridare, di sapere di fare qualcosa per il domani!»

Sono tutti e tre d’accordo su un punto: a Roma è difficile trovare terreno fertile per queste tematiche, ma esiste una moltitudine d’iniziative. E poi sul bisogno, oggi più che mai, di coniugare l’arte con l’impegno politico. Alessandro, fin qui timido, prende la parola: «Già il fare questa denuncia attraverso l’arte evidenzia la ricerca di una possibilità, di un modo che ancora non conosci». Insomma, un modo, il loro, per dimostrare che una speranza c’è e bisogna percorrerla.

Lascio i tre saltimbanchi, personaggi perfetti per un fantomatico racconto a fumetti, alla loro succulenta cena. Il fumetto mi aspetta…

Ecologia? Sì, ma con ironia

Uno dei fumetti vincitori del concorsoMichela e Francesco, romani purosangue, sono tra i fondatori dell’eco-agenda mensile La Foglia News, rivista cartacea, ma soprattutto collante tra le varie realtà “ecologiche” locali. In un chiassoso bar di San Lorenzo mi raccontano il loro ultimo progetto, un concorso di fumetto e illustrazione dal nome eloquente: EcoComics - ripensare l’ecologia: le nuove sfide si affrontano con ironia”. «EcoComics vuole essere un modo per dare una forma simpatica alla sostanza. I comics e la vignetta sono dei modi per comunicare, sono strumenti importanti tanto quanto una rubrica», declama serioso Francesco. Oltre alla passione e all’impegno ambientalista, un occhio di riguardo per l’arte, come conferma Michela: «L’arte ci piace in generale, ma parlare solo di arte non avrebbe nessun senso. EcoComics intende far uscire dai cassetti dei lavori messi in disparte e trovare anche un bel modo per parlare di ecologia, un modo se vogliamo leggero».

Sono circa ottanta i lavori ricevuti, - il bando scadeva il 23 febbraio, - e testimoniano vari modi di esprimere un concetto “verde”: l’ecologia vista dai ventenni sembra più una visione negativa, quasi tragica, mentre chi ha un’esperienza più lunga vede anche altre sfumature, in chiave più propositiva che critica.

«Il romano è pantofolaio, sonnecchia ed è un po’ pigro»

Mi spiegano divertiti che la maggior parte dei partecipanti provengono dal Nord Italia, perché «il romano è pantofolaio, sonnecchia ed è un po’ pigro». Poi si fanno sognatori parlando dell’evento finale del concorso: «L’idea romantica è di fare una mostra itinerante in bicicletta, con degli stop in alcune piazze della città. Vogliamo portare la mostra fuori dai luoghi classici anche per dare una ventata di freschezza, creare l’effetto sorpresa: l’opera d’arte inserita in un tessuto urbano normale».

Ci salutiamo con un pensiero a Roma e al suo sommerso ecologico: «A Roma c’è tutto e il contrario di tutto, - mi dicono, - purtroppo manca omogeneità, non c’è collaborazione. Ma non stiamo messi così male!» concludono sorridenti. In effetti no, penso, soprattutto a livello creativo: una realtà che sarà pure sommersa, frammentata e poco coesa, ma che sicuramente è viva ed ha un potenziale importante. A patto che si vinca la proverbiale pigrizia.

Foto: home-page, borsa: cortesia dell'Occhio del riciclone; logo: cortesia di EcoComics; video: EcoComics/YouTube