Ritratti: la scomparsa dello studioso irlandese Fred Halliday

Articolo pubblicato il 07 maggio 2010
Articolo pubblicato il 07 maggio 2010
L'accademico dublinese è scomparso il 26 aprile 2010. Non c'è studente di relazioni oriente - occidente che non si sia imbattuto nelle opere di questo studioso di fama internazionale, imperturbabile socialista europeo e amico eterno del Medio Oriente. Il tributo di una londinese iraniana che lo ha incontrato in Spagna.

Tradotta in arabo e svedeseTutti i bambini hanno come eroi calciatori, cantanti o attori di Hollywood. A tredici anni, il mio era anche Fred Halliday, stimato docente universitario e esperto internazionale di Medio Oriente. Ero appassionata di storia e di politica, soprattutto del Medio Oriente, da cui provenivano i miei genitori. La prima volta che mi sono imbattuta nel nome di Fred Halliday stavo leggendo uno scritto sulla rivoluzione islamica del 1979. Mi ha catturata. Mentre i miei coetanei leggevano i "Piccoli Brividi" di R.L. Stein – un fenomeno letterario per gli adolescenti degli anni novanta – io avevo il naso incollato a "Iran: Dictatorship and Development" ("Iran: dittatura e sviluppo", 1979). Sono sicura che ci siano studenti che, a 17 anni, si sono iscritti alla London School of Economics (LSE) con la prospettiva di avere come docente Halliday, che ne faceva parte dal 1983. Quando ho iniziato il mio corso di laurea in studi internazionali, in un'altra università, nel settembre del 2001, il suo libro "Two Hours That Shook the World" ("Due ore che hanno sconvolto il mondo"), sull'11 settembre 2001 e sulle sue consequenze, era uno dei primi, attesissimi libri pubblicati su un evento che aveva costretto gli studiosi di relazioni internazionali ad affrontare un'improvvisa inversione di rotta.

Europa-Iran: il contributo di Fred Halliday

Molti ricordi di Fred Halliday sono stati già scritti dal giorno della sua morte, il 26 aprile, da persone più informate di me sulla sua carriera, la sua visione politica e la sua vita privata. Sarebbe facile imitarli e scrivere qualcosa di universale come “il mondo accademico e quello del giornalismo sentiranno per generazioni la mancanza della voce trascinante e imperiosa di Fred Halliday”. La verità è che Halliday ha trascorso la gran parte dei suoi 64 anni a cercare di avvicinare l'Europa e il Medio Oriente, tramite i suoi scritti e le sue lezioni. E non aveva paura di essere incredibilmente polemico. Per ognuna delle sue parole così sensate, che ti colpivano come un fulmine di chiarezza, ce n'era sempre un'altra che ti trovava completamente in disaccordo. Le sue idee più famose furono quelle sugli interventi militari ai confini dell'Europa: si dichiarò d'accordo con quello sovietico in Afghanistan, quello della Nato in Bosnia e in Kosovo, e la prima Guerra del Golfo contro Saddam Hussein.

Halliday parlò dell'Iran in un persiano impeccabile, e poi passò a fare il suo intervento in perfetto spagnolo, mentre gli altri ospiti si servivano di interpreti

Il Professor Halliday trovava tempo per tutti quelli che incontrava, fossero essi fan, critici, o spiriti affini. Questo fatto lo descrive molto meglio di mille riassunti dei suoi saggi. Prima d'iniziare il mio Master ho lavorato a Barcellona in un progetto sulla riconciliazione tra Europa e Islam, che si occupava dei musulmani europei e cercava di creare comprensione reciproca. L'essenza stessa del progetto era qualcosa che Halliday aveva cercato di fare per decenni. Quando lo incontrai per la prima volta, nella lobby del Palau Baró de Quadras, a Barcellona, nel gennaio 2006, pioveva ed era buio. Mi colpì come la sua statura rispecchiasse il suo immenso spirito, intelletto, e la sua grandissima fama. Halliday parlò dell'Iran in un persiano impeccabile, e poi passò a fare il suo intervento in perfetto spagnolo, mentre gli altri ospiti si servivano di interpreti. Parlò di come l'Occidente non abbia mai veramente capito il Medio Oriente – lui che aveva investito tutta la sua vita cercando di farlo – e cercò di trasmettere agli studenti ciò che aveva capito. Al nostro incontro successivo, Halliday stava accompagnando una delegazione di liberali iraniani, esiliati dopo la rivoluzione, ad una conferenza a Parigi. Vedere come questo gruppo, che comprendeva studiosi europei-iraniani di fama, pendesse semplicemente dalle labbra del loro vecchio compagno, mi riempì di ammirazione e stupore.

Un futuro politico internazionale senza Fred Halliday

Parlò di come l'Occidente non abbia mai veramente capito il Medio Oriente – lui che aveva investito tutta la sua vita cercando di farlo

Oltre ad avere una vera passione per le questioni iraniane, Fred adorava Barcellona. Quando si trasferì in maniera semi-permanente nella capitale catalana, nessuno si sorprese del fatto che, senza sforzo, riuscì ad aggiungere la lingua catalana a quelle che già parlava correntemente: arabo, persiano, spagnolo, russo, portoghese, italiano, francese e tedesco. Il mio ricordo più caro è forse di quando festeggiammo il suo sessantesimo compleanno nella sua steak-house argentina preferita. Mangiammo in abbondanza, bevemmo rosado, danzammo sulle note degli Alabina e discutemmo di politica: il modo migliore di fondere la cultura europea e quella mediorientale.

Pur essendo in contatto negli ultimi anni, non riuscimmo mai ad incontrarci nuovamente. L'ultima volta che gli scrissi, una inquietante risposta automatica mi informò che qualcosa non andava bene. Poche settimane dopo appresi della sua morte a Barcellona, la città che amava. È una tragedia per il mondo delle relazioni internazionali. Amici e ammiratori si chiederanno cosa direbbe lui dell'Iran che sviluppa la sua arma nucleare, dei Tory che prendono il potere in Gran Bretagna, o degli euro-scettici che chiamano la Spagna "la nuova Grecia". Sicuramente farebbe su ognuna di queste questioni uno dei suoi commenti perfettamente articolati, profondi e appassionanti, che inevitabilmente susciterebbe ammirazione o sdegno. Per quanto possa sembrare un cliché, bisogna dirlo: Fred era e resterà una fonte di ispirazione. Oratore abile come pochi, persona piacevole come solo i veri irlandesi sanno esserlo, e determinato come ci si attenderebbe da un esperto di punta nel suo settore. Insomma, una mosca bianca.

Fred Halliday lascia due fratelli, Jon e David, la sua ex moglie Maxine e il loro figlio Alex.

Nella foto: Fred Halliday mentre parla dell'11 settembre su Channel 4, in Gran Bretagna: «Non ho mai visto niente di simile, ma il segreto più grande, come successe per la bomba atomica, è che una cosa simile è possibile».