Ritorno sul passaggio alla moneta unica.

Articolo pubblicato il 11 maggio 2002
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Articolo pubblicato il 11 maggio 2002

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100 giorni dopo il giorno "x", si possono tirare le somme della comunicazione che ha accompagnato il passaggio alla moneta unica europea.

La storia a volte si permette il sottile piacere di dar torto ai pessimisti. Con grande stupore degli esperti economici, il passaggio all'euro è andato bene. L'83% dei francesi dicono pure di essere stati correttamente preparati all'evento. Una vittoria dovuta alla campagna di comunicazione sull'euro? Non così ovvio

Già dal gennaio 2001, un'adolescente, capelli castani e sorriso angelico, invade i nostri schermi televisivi, per far credere che "l'euro è più facile insieme".

Spot televisivi e manifesti pubblicitari si succedono con un risultato mediocre. Semplicista, in poco tempo il messaggio federativo non interessa più nessuno. Tutto sommato, la campagna pubblicitaria si è rivelata inutile. Peggio, la deputata dell'Ile-et-Vilaine Marie-Thérèse Boisseau l'ha giudicata "troppo lunga e troppo inebriante".

Un dibattito, presieduto da Janine Perrimond (giornalista della radio francese RTL) e organizzato dagli studenti del Master in comunicazione politica e sociale della Sorbona, ha riunito attori privati e pubblici coinvolti nella campagna di comunicazione sul passaggio all'euro.

Il bilancio è alquanto severo. Innanzitutto, la mancanza di distacco da parte dei media. "Si sono fatti trasportare dal sentimento d'inquietudine dei principali attori dell'operazione", spiega Sylvène Portmann, consulente in comunicazione d'opinione. Radio e televisioni si sono focalizzate sui famosi kit dell'euro.

Risultato: i media hanno fatto fatica a distaccarsi dalle piccole preoccupazioni della vita di tutti i giorni. Non hanno capito il significato dell'evento, né si sono interessati della straordinaria logistica umana. "Le associazioni hanno condotto un lavoro da corridore di fondo, ma qui non si tratta più di comunicazione", spiega Marie-Jeanne Husset, direttrice della redazione di 60 milioni di consumatori.

L'uomo dei media della Repubblica, Bernard Stasi, ha da parte sua rimpianto l'assenza di una grande festa nazionale per il 17 febbraio. Alcuni avrebbero così preferito una comunicazione più insistente, meno sconclusionata di quella portata avanti per quattro anni.

Qualità o quantità? Trattamento d'urto o terapeutico? Alla fine il dilemma è sempre lo stesso. C'era bisogno di prendere in considerazione la "strategia del big bang", cioè di lanciare la campagna solo durante i primi 15 giorni di gennaio?

Ultima lamentela: il fallimento del Ministero delle Finanze a comunicare attraverso i giornali regionali. Un errore, secondo Marie-Jeanne Husset, molto grave: "i giornali locali rappresentano degli interlocutori più vicini alla gente e quindi più ascoltati".

Molto controversa, la comunicazione sull'euro scatena delle analisi contrastanti. Mal fatta, troppo lunga, "la pubblicità sull'euro si sarebbe potuta fare molto più sul sottile". E se il passaggio alla moneta unica si è svolto senza problemi, ciò è mantenuto il sangue freddo, dimostrandosi... euro-pratici.