Ritorno a Salonicco: ecco perché ho deciso di restare all'estero

Articolo pubblicato il 11 marzo 2013
Articolo pubblicato il 11 marzo 2013
Sono appena tornata in Belgio, dopo un viaggio di una settimana nella mia terra di origine, la Grecia. Dove ho capito che la crisi diventa reale solo nel momento in cui colpisce i tuoi vicini, la tua famiglia, i tuoi amici. Questa è la storia della Grecia, la mia nazione. Decisamente non un paese per greci.

Durante il primo giorno del mio ritorno a casa, approfitto del sole e del bel tempo e decido di andare a fare una passeggiata nei dintorni, nel quartiere di Kalamaria, a Salonicco, nel nord della Grecia. Una volta la strada pedonale era sempre affollata, piena di bambini che giocavano, di anziani che spettegolavano e di giovani che bevevano il caffè nei bar.

Kalamaria in disgrazia

Quella è la Kalamaria che ricordo. Oggi, le strade sono vuote, i bar deserti. Il negozio di Giorgio, dove ero solita andare da piccola, ha cambiato nome. Ricordo che il proprietario mi raccontava le difficoltà a pagare l’affitto proprio pochi mesi fa. All’angolo, ci sono quattro negozi chiusi uno dietro l’altro. I muri ostentano etichette che non riesco a decifrare. Ci sono fogli incollati alle finestre, che sembrano quasi invocare pietà: "Affittasi" è la parola più usata.

Vado a prelevare qualche soldo. Immediatamente mi ritrovo circondata da bambini che chiedono l'elemosina. "Per comprare un pezzo di pane", dicono. Quando se ne vanno, una anziana mi avverte, "La borsa è aperta, non vedi? Dovresti stare attenta! La scorsa settimana hanno rubato il portafoglio di mio nipote". La guardo, incerta se ringraziarla o ignorarla.

Una cosa è certa: Kalamaria - una volta considerata tra i quartieri più ricchi di Salonicco - ora è ritornata un distretto triste, solitario e per nulla amichevole. Due giorni dopo, incontro i miei cugini Maria, Dimitris e Katerina per il caffè. Ci ritroviamo a dover preferire, al bar più carino con un panorama mozzafiato, un altro vicino dove il caffè costa un euro in meno. Il tempo del caffè è sempre stato sacro in Grecia, ma siamo tutti d’accordo per la seconda scelta, quella più economica. Le mentalità sono cambiate. Mia cugina Maria è stata disoccupata per due anni. Ha una laurea in amministrazione e management. Pochi mesi fa pensava di trasferirsi in Belgio dove suo padre ha aperto una nuova società. Dimitris terminerà gli studi fra due settimane. Sta imparando il francese per trasferirsi in Svizzera il più presto possibile. "Lì mi pagheranno 5000 euro al mese", specifica. Katerina, la sorella, ha 29 anni. Vive con la madre. Disoccupata da due anni, cerca di guadagnare qualche soldo vendendo vestiti e altri oggetti on-line o animando compleanni e altri eventi. Katerina è un'insegnante di asilo, ma è dal 2009 che il governo greco non pubblica un bando per il reclutamento di nuovi insegnanti. Sta iniziando a imparare il tedesco, per poter trovare lavoro in Germania. E pensare che i miei cugini appartengono alla classe media…

Abbiamo soldi solo per le sigarette

Secondo le statistiche, il tasso di disoccupazione nella regione di Salonicco ha raggiunto il 27,2% a novembre del 2012. Nonostante gli importanti tagli inflitti alla nazione greca, la commissione europea prevede un tasso di disoccupazione del 27% anche per il 2013. I titoli dei giornali locali richiamano ed enfatizzano la situazione, lamentando un ritorno della troika e della pressione fiscale, "I pensionati di Salonicco: ‘Finiamo come i mendicanti’", "Tagli delle indennità all’Agenzia del Servizio Nazionale della Salute dal ministro", "Il Comune di Salonicco: 2,2 milioni per i costi operativi e il ‘face-lift’ nelle scuole"… e così via…

Giovedì sono andata a trovare mio zio Yannis. Ho preso un taxi perché è il modo più veloce per arrivare a Touba. Davanti a noi, un'auto che guida fin troppo lentamente; la targa dice che vengono dall'Albania. L'autista del taxi si avvicina alla macchina, abbassa il finestrino e grida: "Tu, sporco albanese! Ritorna da dove sei venuto!". "Qual è il tuo problema?", risponde pronto l'altro, frena ed esce dalla macchina. "Sei un incivile! Come hai osato rispondermi? E pretendi anche rispetto? Se continui così, chiamo i miei colleghi e ti faccio vedere io", conclude in bellezza l'autista e, visto che ne sentivamo la mancanza, aggiunge anche qualche imprecazione. Io resto seduta, in silenzio. Avrei voglia di dirgli che è lui l'incivile ma ho paura. Arrivata da mio zio, mi conferma che ho preso la giusta decisione: "Avrebbe potuto essere qualcuno del partito di Alba Dorata", mi dice. 

Se fosse venuta, le avrei dovuto pagare le birre. Dafni ha solo5 euroe con quei soldi ci compra appena le sigarette

"Rimani all’estero, Ioanna", è la conclusione di tutte le nostre conversazioni, "qui c’è solo miseria…" L’ultimo giorno del mio soggiorno, incontro tutti i miei amici. Andiamo in un bel ristorante cretese in centro. Quando arriva il conto, sebbene le pance siano piene, siamo tutti d’accordo che 14 euro a persona sono troppo da pagare. Saremmo dovuti andare in un ristorante più economico. Nefeli decide di andare a casa con Evi. "Se fossi stata con te avrei dovuto prendere un taxi e non posso permettermelo", dice. Dafni non è venuta a mangiare con noi perché non ha abbastanza soldi. Se fosse venuta, le avrei dovuto pagare le birre, così ha scritto nel messaggio che mi ha inviato poco prima dell'appuntamento. Ha solo 5 euro e con quei soldi ci compra appena le sigarette. Questi sono solo alcuni dei tristi episodi ai quali ho dovuto assistere durante il mio soggiorno in Grecia. Ho realizzato che la crisi economica, che sta mettendo la mia bellissima nazione in ginocchio, non è solo una questione di numeri o di retorica politica; sembra che i media stiano sbagliando tutto. La crisi economica sta colpendo le persone, le persone reali. Sta colpendo i miei cugini, i miei zii, i miei amici… e ha un volto umano che sfortunatamente noi tutti cerchiamo di dimenticare.

* I nomi reali sono stati sostituiti da alias; le persone menzionate in questo articolo vogliono restare anonime. L’autrice è un'attivista che ha studiato giornalismo in Belgio e diritti umani in Spagna.

Foto: copertina (cc) Georgios Karamanis/ flickr; nel testo © IG